“Una foglia e due morsetti. Faccio cantare le piante e insegno i suoni ai bimbi”
Riccardo Milo, in arte Nandi, propone attività con strumenti alternativi e laboratori di musica techno. “Il mio compito non è insegnare il pentagramma, io arrivo prima, come una sinfonia arriva allo stomaco prima delle note”
Due elettrodi appoggiati a una pianta che, per incanto, emette un suono, dolce, alto, vero. L’aula scolastica resta immobile, i bambini sorpresi, ipnotizzati. Uno esclama: “Ma è viva!”. È questo l’effetto che fa Riccardo Milo, in arte Nandi (@nandimilo). Non un semplice maestro di musica, piuttosto un “musiconauta”, come ama definirsi. Sui social, dove raccoglie decine di migliaia di follower, da qualche anno pubblica i video dei suoi laboratori musicali anticonvenzionali.
Dimenticate pianoforte, violino o quel flauto dolce che ha accompagnato generazioni di studenti a scuola. I suoi strumenti sono secchi e tubi idraulici, limoni e acqua, e il “Giro giro tondo” è in chiave techno.
«Sono un artista da palco, suono tutto, anche gli oggetti di recupero». Figlio di musicisti con un passato legato al rock, ha iniziato a lavorare in campo educativo quasi per caso, dopo anni di concerti e sale di incisione. Come nom de plume ha scelto quello della figlia — Nandi, da Anna Sunday — e così …
Due elettrodi appoggiati a una pianta che, per incanto, emette un suono, dolce, alto, vero. L’aula scolastica resta immobile, i bambini sorpresi, ipnotizzati. Uno esclama: “Ma è viva!”. È questo l’effetto che fa Riccardo Milo, in arte Nandi (@nandimilo). Non un semplice maestro di musica, piuttosto un “musiconauta”, come ama definirsi. Sui social, dove raccoglie decine di migliaia di follower, da qualche anno pubblica i video dei suoi laboratori musicali anticonvenzionali.
Dimenticate pianoforte, violino o quel flauto dolce che ha accompagnato generazioni di studenti a scuola. I suoi strumenti sono secchi e tubi idraulici, limoni e acqua, e il “Giro giro tondo” è in chiave techno.
«Sono un artista da palco, suono tutto, anche gli oggetti di recupero». Figlio di musicisti con un passato legato al rock, ha iniziato a lavorare in campo educativo quasi per caso, dopo anni di concerti e sale di incisione. Come nom de plume ha scelto quello della figlia — Nandi, da Anna Sunday — e così lo chiamano tutti i suoi numerosi e piccoli alunni. E gli appassionati digitali che lo seguono con un misto di devozione e curiosità.
Biomusica, pittura sonora. Cosa succede in aula?
«Creiamo suoni per migliorare lo stato emotivo e la percezione musicale dei bambini. Facciamo body percussion, mentre con la biomusica utilizziamo l’energia elettrica delle piante per trasformare note musicali. Attenzione, suono anche la chitarra e canto canzoni. Ma la mia è un’idea di musica libera, naturale, istintiva. Un modo per provare ad accendere il fuocherello della passione anche nei più piccoli. Il mio compito non è insegnare pentagramma, note e solfeggio. Io arrivo prima di quella fase, nello stesso modo in cui la musica arriva allo stomaco prima delle note e della teoria».
"Una foglia e due morsetti. Faccio cantare le piante e insegno i suoni ai bimbi"
Ma cosa c’entrano i limoni o le piante con la musica techno, considerata spesso una musica “da club”.
«La techno e l’elettronica stimolano l’istinto musicale, sono ritmi martellanti, da sempre ipnotici. È gioia, energia, condivisione. Sul web capita che citino i rave, ma le etichette non dicono nulla sul rapporto tra musica ed esseri umani».
E con le piante?
«Ascoltiamo i suoni che emettono, cioè la loro energia che regola i cicli vitali delle piante. Ho portato i bambini ad abbracciare gli alberi, ad appoggiarci sopra le mani. È stato un modo, per esempio, per raccontare il mito greco dell’alloro e per insegnare loro il valore della natura. Quando ci prendiamo per mano produciamo dei suoni ma non li vediamo. Grazie a queste attività possiamo imparare ad ascoltarci».
Perché non le piace definirsi un maestro di musica?
«Non leggo le note, non conosco la teoria musicale. Eppure scrivo canzoni con arrangiamenti. Spazio dal rock all’elettronica e alla musica classica. Non sono un maestro che insegna, ma un’artista che fa musica e che ha trovato un modo per collegare questa natura a un metodo didattico. Tutto quello che invento cattura, coinvolge e potenzia chiunque abbia di fronte. La musica così diventa uno strumento comunicativo e, a tratti, curativo».
Ok i bambini, ma i genitori?
«Sono elettrizzati. Ancora di più quando i figli tornano a casa e prendono in mano i secchi del bucato per suonare. Per me è basilare che loro suonino, indipendentemente dall’attività proposta. Succede anche con la pittura: dipingono a tempo di musica con le spugnette senza apparecchiature elettroniche. Chissà che un giorno, grazie a questi stimoli, non siano invogliati ad avvicinarsi a uno strumento in maniera più tecnica».
Nei suoi video si sentono, è il caso di dire, zucche, arance, bottiglie, persino l’acqua...
«Una volta ho raccontato la Sicilia attraverso alcuni suoni della regione, come il canto della tonnara e la tarantella, attraverso arance e limoni collegati a uno strumento chiamato Playtron. La stessa cosa l’ho fatta nel 2022 per parlare del Brasile: avocado, manghi, cocchi, radici di zenzero. A ognuno di questi frutti corrispondeva un suono tipico: la samba, gli animali, gli strumenti tradizionali. I bambini ascoltano, ballano, suonano e intanto imparano nozioni in maniera creativa».
Lei propone lo stesso metodo anche agli anziani nelle case di riposo...
«La prima volta sono rimasto totalmente stupito. Pensavo che la musica techno e gli strumenti alternativi non sarebbero stati capiti; invece, c’erano persone di cento anni entusiaste. Abbiamo suonato Azzurro di Celentano, cantato le canzoni della Bertè, La cura di Battiato. Una signora che in teoria non si muoveva, durante il laboratorio ha iniziato a battere la mano a tempo. Nei loro occhi ho visto gioia, che emozione».