Famiglia nel bosco, la lettera di Catherine alle tutrici: “State distruggendo i miei figli”
di Corrado ZuninoROMA – Dopo i diversi contrattacchi – istanze – degli avvocati, concentrati soprattutto sul ruolo dell’assistente sociale, Veruska D’Angelo, adesso arriva la lettera scritta sul telefonino da Catherine Birmingham, la mamma dei tre bambini mantenuti nella residenza di Vasto, Cate è un “bersaglio mobile”, secondo la definizione dell’avvocata Danila Solinas. Questa volta si è scansata e ha scritto a chi dovrebbe aver cura dei propri figli, ora piangenti, “e invece li ha traditi”. Ha scritto in inglese, e il messaggio è stato depositato agli atti del Tribunale dei minorenni dell’Aquila dalla stessa tutrice Maria Luisa Palladino. Lo ha pubblicato Il Centro.
“Carissime Maria Luisa e Marika, ieri mi avete chiesto perché non vi parlassi”, ha esord…
ROMA – Dopo i diversi contrattacchi – istanze – degli avvocati, concentrati soprattutto sul ruolo dell’assistente sociale, Veruska D’Angelo, adesso arriva la lettera scritta sul telefonino da Catherine Birmingham, la mamma dei tre bambini mantenuti nella residenza di Vasto, Cate è un “bersaglio mobile”, secondo la definizione dell’avvocata Danila Solinas. Questa volta si è scansata e ha scritto a chi dovrebbe aver cura dei propri figli, ora piangenti, “e invece li ha traditi”. Ha scritto in inglese, e il messaggio è stato depositato agli atti del Tribunale dei minorenni dell’Aquila dalla stessa tutrice Maria Luisa Palladino. Lo ha pubblicato Il Centro.
“Carissime Maria Luisa e Marika, ieri mi avete chiesto perché non vi parlassi”, ha esordito rivolgendosi all’avvocata Maria Luisa Palladino e all’avvocata Marika Bolognese, rispettivamente tutrice e curatrice dei tre minori. Il mancato dialogo si era consumato venerdì 7 settembre, nel corso della seconda perizia all’Aquila. “L’ho fatto io, l’hanno fatto i miei figli, vi hanno detto che sono infelici qui, che non gli piace. Il maschietto ha parlato a nome delle sorelle, dicendo che questo posto è brutto. Vi hanno detto che vogliono tornare a casa, vi hanno detto che gli mancano il loro papà, i loro animali, i loro amici e la loro casa”.
"Ci avete dato in dono istruzione e siringhe”
Ha proseguito Catherine: “Come persone nominate per rappresentare questi bambini, vi dico che le loro richieste d’aiuto sono state ignorate, liquidate, non credute e purtroppo non è stata intrapresa alcuna azione in loro favore. Invece, sono stati dati in dono zucchero, istruzione e siringhe. Sono bugie che non mi sarei impegnata ad avere un insegnante quando ce ne andremo e che sarei d’accordo con le bugie e le informazioni distorte e ingannevoli diffuse da questa struttura”.
La madre mostra di essere contraria non solo alla casa famiglia di Vasto, e questo è noto, ma ribadisce le sue posizioni conflittuali sull’alimentazione non gradita, l’educazione considerata standard, quando lei, nel bosco, applicava un metodo steineriano, le stesse vaccinazioni (Catherine Birmingham è da tempo no vax).
"E’ stato persino imposto di non andare in bicicletta intorno all’edificio o di giocare in un’area in cui i miei figli erano vicini alla mamma e volevano stare con lei”, continua, “e li hanno privati dei loro bisogni emotivi e fisici. Sono stati tenuti isolati da tutti i loro amici, familiari e genitori che amano e privati di ogni meccanismo di difesa che avevano per affrontare questo trauma drastico e orribile che è per un bambino essere separato dalla madre e dal padre”. I dettagli impressionano: “La fame e la stanchezza sono costanti per andare a letto e dormire, ogni giorno quando la casa fa aspettare i bambini due ore prima di farli cenare”.
"Traditi dagli adulti”
La donna australiana scrive ancora nel testo, inviato il 7 febbraio via WhatsApp: “Questi bambini sono molto intelligenti, sensibili e creativi. La loro fiducia è stata tradita da ogni adulto che avrebbe dovuto garantire loro sicurezza e cure. Voi compresi. Lo capiscono da soli e non hanno bisogno che io glielo spieghi. Ho dovuto guardare la completa distruzione, il trauma e l'ansia costante crescere nei miei tre figli, ogni giorno per quasi tre mesi. E le stesse persone che avrebbero dovuto proteggerli dal male stanno attivamente supportando tutto questo".
"Avete usato adolescenti per bullizzarli”
Nel messaggio Catherine parla dell'angoscia dei figli, del loro stato d'ansia a causa della “separazione forzata" dai genitori e accusa gli assistenti sociali di "avergli mentito" e - addirittura - di “aver usato adolescenti per bullizzarli". E qui, presumibilmente, si riferisce agli altri minori – quasi tutti più grandi dei suoi figli –ospitati nella casa d’accoglienza di Vasto.
La donna chiude con un appello: "I bambini devono essere immediatamente restituiti alla madre e al padre, con loro possono iniziare a guarire da questo stato incredibilmente traumatico che tutti e tre vivono ogni giorno. Sono costretta a vederli rompere le cose, farsi male, farsi del male a vicenda, disegnare aggressivamente sui muri, smettere di lavarsi i denti o vestirsi. Li ho visti rompere i bastoncini di gomma speciali da masticare che Nathan ha comprato per loro e che sono fatti per i bambini autistici. Qualsiasi capacità di comprensione psicologica vi darebbe la preoccupante consapevolezza del trauma, della depressione e dell'ansia costante che questi tre bambini hanno manifestato fin dal primo giorno".
La tutrice: “Madre ora rigida, i minori non giocano più”
L’avvocata Maria Luisa Palladino, in una memoria che ha depositato in Tribunale (nutrita dalle assistenti sociali e a cui ha allegato proprio il lungo WhatsApp di Catherine), ha replicato: “In questi novanta giorni abbiamo lavorato solo per il bene dei bambini. Inizialmente hanno collaborato, poi, con il cambio di atteggiamento della madre, anche loro sono diventati oppositivi”. La chiusura della madre al confronto sarebbe “totale” e il suo atteggiamento è diventato “palesemente non dialogante”. A cascata, “si evidenzia un progressivo e allarmante irrigidimento dei minori” nei confronti della tutrice, “che li ha incontrati con cadenza quasi settimanale”. Si osserva “un mutamento involutivo nelle dinamiche relazionali. Se in una prima fase era possibile mantenere un confronto, anche sereno e giocoso, nell’ultimo periodo i minori tendono a sottrarsi all’interazione anche sotto forma di gioco”.