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Migranti, ministeri condannati a risarcire Sea Watch con quasi 100mila euro dopo il caso Rackete

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Lo ha deciso il tribunale di Palermo, dando ragione all’ong che ha contestato i mesi di blocco all’epoca dei porti chiusi dopo il cosiddetto “caso Rackete”
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Settantaseimila euro più interessi ancora da calcolare e altri 14mila euro di spese legali. Tanto dovranno versare Viminale, ministero dei Trasporti e dell’Economia e prefettura di Agrigento all’ong tedesca Sea Watch per aver bloccato ingiustamente Sea Watch 3 dopo il cosiddetto “caso Rackete”. Lo ha deciso il tribunale di Palermo con quattordici pagine di sentenza che bocciano senza appello le argomentazioni dell’avvocatura di Stato. “Mentre il Governo Meloni annuncia il ‘blocco navale’ e attacca le ong del soccorso in mare, il diritto ancora una volta dà ragione alla disobbedienza civile”, passa all’incasso l’ong che nel 2019 ci ha messo mesi per liberare la nave.

Il governo: “Sentenza inaudita”

Per ore, il governo rimane in silenzio, parte in avanscoperta solo qualche parlamentare. Poi intervengono prima il ministro Salvini, all’epoca responsabile del Viminale e della politica dei porti chiusi. “Una decisione inaudita”, scrive su X il leader della Lega, che torna ad annunciare: “vo…

Settantaseimila euro più interessi ancora da calcolare e altri 14mila euro di spese legali. Tanto dovranno versare Viminale, ministero dei Trasporti e dell’Economia e prefettura di Agrigento all’ong tedesca Sea Watch per aver bloccato ingiustamente Sea Watch 3 dopo il cosiddetto “caso Rackete”. Lo ha deciso il tribunale di Palermo con quattordici pagine di sentenza che bocciano senza appello le argomentazioni dell’avvocatura di Stato. “Mentre il Governo Meloni annuncia il ‘blocco navale’ e attacca le ong del soccorso in mare, il diritto ancora una volta dà ragione alla disobbedienza civile”, passa all’incasso l’ong che nel 2019 ci ha messo mesi per liberare la nave.

Il governo: “Sentenza inaudita”

Per ore, il governo rimane in silenzio, parte in avanscoperta solo qualche parlamentare. Poi intervengono prima il ministro Salvini, all’epoca responsabile del Viminale e della politica dei porti chiusi. “Una decisione inaudita”, scrive su X il leader della Lega, che torna ad annunciare: “voterò SÌ al referendum per cambiare questa in(Giustizia) che non funziona". In serata interviene la premier Meloni, addirittura con un video durante il quale definisce la pronuncia “una sentenza ideologica. Per Fratelli d'Italia un motivo in più per sostenere la riforma e separare giustizia e politica". E la vicenda diventa l’ennesimo capitolo dello scontro ormai frontale fra governo e magistratura, a dispetto dei richiami del presidente Mattarella.

Il tribunale: “Denigrare i giudici non è diritto di critica”

Ferma la risposta dei magistratura. “La sentenza del Tribunale di Palermo è stata emessa da una magistratura competente e preparata, dopo l'esame del materiale probatorio e il contraddittorio tra le parti – afferma il presidente del tribunale di Palermo Piergiorgio Morosini – Come ogni decisione è impugnabile. Denigrare i giudici per un provvedimento non condiviso o non gradito, magari senza neppure conoscerne le motivazioni, non ha nulla a che vedere con quel diritto di critica delle decisioni giudiziarie che va riconosciuto ad ogni cittadino".

Una battaglia legale lunga anni

La vicenda risale all’epoca dei porti chiusi per ordine dei ministeri, Sea Watch – come ha riconosciuto poi la Cassazione –aveva correttamente deciso di entrare a Lampedusa a tutela della salute e della sicurezza dei naufraghi e dell’equipaggio. Per questo la comandante Carola Rackete era stata fermata e la nave era finita sotto sigilli.

Un provvedimento che l’ong ha formalmente contestato, scontrandosi contro un muro di gomma. A opposizioni e diffide di Sea Watch la prefettura di Agrigento non ha mai risposto, salvo poi comunicare alla Capitaneria (ma non ai diretti interessati) che il procedimento amministrativo era ancora in corso, dunque la nave non poteva lasciare il porto.

Alla fine all’ong è toccato rivolgersi al tribunale, che ha liberato Sea Watch3, rispedendo al mittente l’opposizione del Viminale e degli altri ministeri. Un muro di gomma burocratico che gli attivisti hanno fatto valere in giudizio e per il quale ha chiesto i danni materiali e immateriali.

Danni materiali, spese legali e interessi

Le amministrazioni hanno provato a trincerarsi dietro “la complessità della materia” per convincere il tribunale che non ci fosse né danno, né dolo. Ma non sono riusciti a convincere i magistrati, che pur non riconoscendo a Sea Watch un danno di immagine, non hanno avuto da eccepire sulla richiesta di risarcimento di danni materiali. E fra porto, acqua, sicurezza e manutenzione, il conto è salato.

Ministeri e prefettura dovranno risarcire l’ong tedesca con “76.181,62 oltre rivalutazione ed interessi al saggio legale dalla data dell’illecito (ottobre 2019) ad oggi e, sulla somma così determinata, oltre interessi legali”, più 14.103 di spese legali. Traduzione, un conto finale di quasi 100mila euro. E che potrebbe lievitare ancora, perché gli interessi sono “dalla presente decisione al saldo”.

Linardi: "La sentenza dimostra che disobbedienza è protezione dei diritti”

"Il risarcimento a Sea Watch legato alla vicenda Rackete dimostra ancora una volta che la disobbedienza civile è tutt'altro che arroganza, ma protezione del diritto internazionale dagli attacchi di chi abusa della propria posizione di potere per calpestarlo, ai danni dei diritti e delle libertà di tutti - dice la portavoce di Sea Watch, Giorgia Linardi - mentre sulle spiagge italiane riaffiorano i cadaveri delle vittime invisibili delle ultime settimane, il governo, invece di lavorare per evitare tragedie future, individua ancora una volta nelle ong il nemico da abbattere".

Meloni: i giudici lasciano senza parole

Dal centrodestra, l’attacco è frontale. “Oggi i giudici prendono un'altra decisione che lascia letteralmente senza parole”, dice in video la premier, che estende le critiche anche ai giudici che hanno assolto da ogni accusa in tre gradi di giudizio Rackete "perché secondo alcuni è consentito forzare un blocco di polizia in nome dell'immigrazione illegale di massa”. Sulla stessa linea Salvini, che rivendica quella politica “dei porti chiusi che aveva praticamente azzerato sbarchi e tragedie del mare”. E a valanga, tutta la maggioranza di centrodestra: “Vergogna”, dice Gasparri di Forza Italia. “E’ l'ennesimo attacco della magistratura all'attività del governo Meloni”, afferma il vicepresidente vicario di Fratelli d'Italia in Senato, Raffaele Speranzon.

Il Pd: “Attacchi gravi mentre Mattarella invita alla sobrietà”

Risponde a tono il Pd, con la responsabile Giustizia, Debora Serracchiani: “Meloni ci poteva risparmiare la solita sceneggiata: i giudizi non possono valere a seconda del vantaggio politico. Quando i magistrati assolvono Matteo Salvini applaude, quando ricordano il rispetto della legge sbraita. È un atteggiamento inaccettabile per chi guida il Paese. Ancora più grave nel giorno in cui il Quirinale ha richiamato tutte le istituzioni al reciproco rispetto. Servono sobrietà e senso dello Stato". Entra nel merito Riccardo Magi, che – ricorda con una nota – è salito su quella nave rimasta bloccata per settimane: “Sono favorevole alla separazione delle carriere, pur -spiega- avendo seri dubbi su alcuni aspetti di questa riforma Nordio, ma chiedo a Meloni cosa cavolo c'entra la separazione delle carriere con l'incapacità del governo di eseguire legalmente dei rimpatri? Cosa c'entrano queste decisioni prese da magistrati diversi in attuazione di norme vigenti con la riforma?”.

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