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Laici e donne ai vertici del Vaticano, la mossa che spiana la strada a papa Leone

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L’Osservatore Romano e Vatican News pubblicano con rilievo un articolo del cardinale Marc Ouellet che giustifica teologicamente la svolta di Francesco sulle nomine a capo dei dicasteri
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L’intervento è di quelli che non passano inosservati. Per la delicatezza del tema che tratta e per il peso del suo autore. E in un mondo nel quale le gerarchie sono ancora solide, il Vaticano, difficilmente può essere avvenuto senza l’avallo dell’autorità suprema, quella del Papa.

In prima pagina

Si tratta di un articolo apparso sulla prima pagina dell’Osservatore Romano lunedì 16 febbraio, pubblicato in contemporanea in italiano e in diverse altre lingue sul sito di informazione ufficiale del Vaticano, Vatican News. Il titolo non è intuitivo, tanto più che è espresso in forma interrogativa, ma tocca uno dei nodi che Oltretevere accende passioni e polemiche da mesi, e che ha attraversato anche l’ultimo Conclave: “Laici in posizioni di autorità nella Curia romana: concessione da rivedere o progresso ecclesiologico?”. Tradotto dal vaticanese: possono le donne e i laici assumere posizioni di potere in Vaticano? Spoiler: sì.

Posizione non scontata

A firmare l’articolo, che in questi giorn…

L’intervento è di quelli che non passano inosservati. Per la delicatezza del tema che tratta e per il peso del suo autore. E in un mondo nel quale le gerarchie sono ancora solide, il Vaticano, difficilmente può essere avvenuto senza l’avallo dell’autorità suprema, quella del Papa.

In prima pagina

Si tratta di un articolo apparso sulla prima pagina dell’Osservatore Romano lunedì 16 febbraio, pubblicato in contemporanea in italiano e in diverse altre lingue sul sito di informazione ufficiale del Vaticano, Vatican News. Il titolo non è intuitivo, tanto più che è espresso in forma interrogativa, ma tocca uno dei nodi che Oltretevere accende passioni e polemiche da mesi, e che ha attraversato anche l’ultimo Conclave: “Laici in posizioni di autorità nella Curia romana: concessione da rivedere o progresso ecclesiologico?”. Tradotto dal vaticanese: possono le donne e i laici assumere posizioni di potere in Vaticano? Spoiler: sì.

Posizione non scontata

A firmare l’articolo, che in questi giorni sta suscitando un discreto ma intenso dibattito in Vaticano e più in generale nella Chiesa cattolica, è il cardinale Marc Ouellet. Oggi in pensione, il porporato canadese, 81 anni, è stato il predecessore di Robert Francis Prevost in una delle caselle più potenti della Santa Sede, il dicastero dei Vescovi. Incarico che ha ricoperto dal 2010 al 2022, dapprima sotto Benedetto XVI e poi per buona parte del pontificato di Francesco. Teologo di vaglia, proviene dalla scuola della rivista Communio fondata da due dei più illustri teologi cattolici del Novecento, Joseph Ratzinger e Hans Urs von Balthasar. Non un progressista. E proprio per questo la sua presa di posizione non è scontata.

Lo strappo di Bergoglio

La questione è nata con una svolta impressa da papa Francesco quando, con la riforma della costituzione apostolica Praedicate Evangelium, nel 2022, Jorge Mario Bergoglio introdusse la possibilità di nominare una donna o un laico alla guida dei dicasteri vaticani, sino ad allora presieduti solo da cardinali e arcivescovi. Dietro i toni ovattati delle sacre stanze, le proteste dei settori conservatori, facendo perno sulla correlazione ineliminabile tra ordine sacro e potere di giurisdizione, furono veementi. Ma Francesco tirò dritto, nominò Paolo Ruffini, un laico, alla guida delle Comunicazioni, e due suore, Simona Brambilla e Raffaella Petrini, alla testa rispettivamente del potente dicastero dei Religiosi e del Governatorato vaticano. In Curia il malumore continuò, e tracimò nelle discussioni dei cardinali che hanno preceduto il Conclave, tanto che – lo rivelò il quotidiano argentino La Nacion – il cardinale Beniamino Stella citò proprio la nomina di donne capo dicastero come una delle riforme di Bergoglio che il futuro Pontefice avrebbe dovuto abrogare.

I dicasteri contendibili

La mossa di Francesco, si domanda ora il cardinale Ouellet, è “concessione provvisoria da rivedere o progresso ecclesiologico?”. La risposta, articolata con una complessa argomentazione teologica fondata sulla rivalutazione della “pneumatologia" (lo studio dello Spirito santo), è che Bergoglio ha compiuto una scelta “promettente per il futuro”: “Che i dicasteri dedicati alla comunicazione, al governo generale dello Stato del Vaticano, alla promozione dello sviluppo umano integrale, alla vita, alla famiglia e al laicato, alla promozione dei carismi religiosi o delle società di vita apostolica, siano diretti da persone competenti, laiche o religiose, con carisma riconosciuto dall’Autorità suprema, non sminuisce il valore del loro servizio a causa di una carenza del potere d’ordine”, scrive Ouellet. In una serie di altri ambiti, ancora – la gestione delle risorse umane, l’amministrazione della giustizia, il discernimento culturale e politico, l’amministrazione finanziaria, il dialogo ecumenico – “si può immaginare una collaborazione tra chierici, laici e religiosi in cui la posizione subordinata del ministro ordinato non sarebbe inopportuna né contestabile”.

Progressisti e conservatori

Non sarebbe la prima volta che, un po’ a sorpresa, Ouellet difende Francesco. Avvenne quando fu proprio il cardinale canadese a respingere le accuse che l’ex nunzio apostolico negli Stati Uniti Carlo Maria Viganò rivolse al Pontefice argentino, e a tutta la Curia romana, in merito agli abusi sessuali compiuti negli anni dal cardinale Theodore McCarrick. Ora il campo è quello della teologia, di specifica competenza di Ouellet. E la sua presa di posizione ha il potenziale di spianare la strada a Leone XIV, qualora volesse nominare altri laici e altre donne ai vertici dei ministeri vaticani. “Se così fosse”, ha scritto su Substack il teologo e giornalista olandese Hendro Munsterman, “far sì che un cardinale conservatore appoggi pubblicamente quella che è ampiamente considerata una mossa progressista di Papa Francesco è una strategia studiata per togliere il vento dalle vele teologiche del campo conservatore”.

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