I lefebvriani respingono l’offerta vaticana, ora è count-down verso la scomunica
di Iacopo ScaramuzziUn doppio no. I lefebvriani respingono l’offerta della Santa Sede di riavviare dei colloqui dottrinali e la richiesta di sospendere, fin che tali colloqui non si fossero esauriti, l’ordinazione illegittima di nuovi vescovi, preannunciata per il 2 luglio, mossa che innescherebbe inevitabilmente una nuova scomunica. A comunicare la decisione è il superiore del gruppo ultraconservatore, che lo scorso 12 febbraio era stato ricevuto dal prefetto dell’ex Santo Uffizio e oggi scrive al cardinale Victor Manuel Fernandez che “la mano tesa dell’apertura al dialogo si accompagna purtroppo a un’altra mano già pronta a comminare sanzioni”.
Rotture e riavvicinamenti
Nata in polemica con le riforme del Concilio vaticano II (1962-1965), la fraternità sacerdotale San Pio X – questo il nome ufficiale – ha rotto una prima volta con la Santa Sede quando il fondatore, monsignor Marcel Lefebvre, ordinò – ordinazioni canonicamente illegittime ma valide – quattro vescovi, il 30 giugno 1988, incorrendo così n…
Un doppio no. I lefebvriani respingono l’offerta della Santa Sede di riavviare dei colloqui dottrinali e la richiesta di sospendere, fin che tali colloqui non si fossero esauriti, l’ordinazione illegittima di nuovi vescovi, preannunciata per il 2 luglio, mossa che innescherebbe inevitabilmente una nuova scomunica. A comunicare la decisione è il superiore del gruppo ultraconservatore, che lo scorso 12 febbraio era stato ricevuto dal prefetto dell’ex Santo Uffizio e oggi scrive al cardinale Victor Manuel Fernandez che “la mano tesa dell’apertura al dialogo si accompagna purtroppo a un’altra mano già pronta a comminare sanzioni”.
Rotture e riavvicinamenti
Nata in polemica con le riforme del Concilio vaticano II (1962-1965), la fraternità sacerdotale San Pio X – questo il nome ufficiale – ha rotto una prima volta con la Santa Sede quando il fondatore, monsignor Marcel Lefebvre, ordinò – ordinazioni canonicamente illegittime ma valide – quattro vescovi, il 30 giugno 1988, incorrendo così nella scomunica latae sententiae. Molti anni dopo Benedetto XVI, nel 2009, tolse le scomuniche, e inoltre liberalizzò il messale pre-conciliare caro ai lefebvriani. Non per questo essi tornarono in piena comunione con la Chiesa: si avviarono, a questo fine, colloqui bilaterali sulla dottrina, che non arrivarono mai a conclusione, e di fatto papa Francesco archiviò. Poche settimane fa, don Davide Pagliarani, il nuovo superiore, ha annunciato le nuove ordinazioni episcopali (dei quattro vescovi originali ne sono rimasti solo due), il cardinale Fernandez lo ha invitato in Vaticano, e dall’incontro è emerso che la Santa Sede rilanciava l’idea di colloqui dottrinali, chiedendo nel frattempo agli eredi di Lefebvre di sospendere le ordinazioni episcopali.
Doppio niet
Oggi è arrivata la risposta di don Pagliarani al cardinale Fernandez. “Se mi rallegro, ovviamente, di una nuova apertura al dialogo”, scrive il superiore dei lefebvriani in una missiva pubblicata anche online, “non posso accettare, per onestà intellettuale e fedeltà sacerdotale, davanti a Dio e alle anime, la prospettiva e le finalità in nome delle quali il Dicastero propone una ripresa del dialogo nel presente frangente; né, contestualmente, la procrastinazione della data del primo luglio”.
Il nodo del Concilio
In particolare, “sappiamo entrambi in anticipo che non possiamo metterci d’accordo sul piano dottrinale, con particolare riferimento agli orientamenti fondamentali adottati dopo il Concilio Vaticano II”, scrive don Pagliarani al prefetto del dicastero per la Dottrina della fede, “poiché – come Lei stesso ha ricordato con franchezza – i testi del Concilio non possono essere corretti, né la legittimità della Riforma liturgica messa in discussione”. Il dialogo proposto dalla Santa Sede, secondo don Pagliarani, è “dilatorio e condizionato”.
“Potete riconoscerci”
“Per queste ragioni, nella consapevolezza condivisa che non possiamo trovare un accordo sulla dottrina, mi sembra che l’unico punto sul quale possiamo incontrarci sia quello della carità verso le anime e verso la Chiesa”, scrive il superiore dei lefebvriani, che chiede all’ex Santo Uffizio non “una regolarizzazione canonica” ma “di poter continuare a compiere lo stesso bene per le anime alle quali amministra i santi sacramenti”.
Puntualizzazioni ironiche
Non mancano due puntualizzazioni venate di ironia: quando il superiore dei lefebvriani chiede al cardinale argentino di usare la stessa “comprensione di situazioni particolari, complesse, eccezionali, estranee agli schemi ordinari” usata dallo stesso Fernandez, e da papa Francesco, per altre realtà, quali – ma non è esplicitato riferimento – le coppie gay. E se proprio Fernandez ha escluso titoli mariani quali “mediatrice di tutte le grazie”, don Pagliarani conclude la sua lettera pregando “in particolare per Lei lo Spirito Santo e – non lo prenda come una provocazione – la Sua Santissima Sposa, la Mediatrice di tutte le Grazie”.