Fermo annullato per Sea Watch 5. A deciderlo, con provvedimento di urgenza, il tribunale di Catania. È una sentenza che non cambia la sostanza perché il blocco era già arrivato a naturale scadenza, ma per l’ennesima volta sconfessa nel merito il decreto Piantedosi.
Alla magistratura si era rivolta l’ong tedesca dopo il blocco della nave, disposto a fine gennaio insieme a una multa di 7.500 euro con l’accusa di aver salvato 18 persone senza coordinarsi con le autorità libiche. Esattamente le stesse - aveva denunciato già durante la missione l’equipaggio della nave dell’ong tedesca - che avevano intimidito il team a bordo, ordinando a Sea Watch5 di lasciare la zona nonostante si trovasse in acque internazionali. Non un caso isolato, né un unicum.
Da anni ormai la flotta civile denuncia minacce, intimidazioni e persino attacchi armati che arrivano tanto dalle milizie, come dalla Guardia costiera libica. Nel settembre scorso, Ocean Viking è stata bersagliata per venti minuti a colpi di mi…
Fermo annullato per Sea Watch 5. A deciderlo, con provvedimento di urgenza, il tribunale di Catania. È una sentenza che non cambia la sostanza perché il blocco era già arrivato a naturale scadenza, ma per l’ennesima volta sconfessa nel merito il decreto Piantedosi.
Alla magistratura si era rivolta l’ong tedesca dopo il blocco della nave, disposto a fine gennaio insieme a una multa di 7.500 euro con l’accusa di aver salvato 18 persone senza coordinarsi con le autorità libiche. Esattamente le stesse - aveva denunciato già durante la missione l’equipaggio della nave dell’ong tedesca - che avevano intimidito il team a bordo, ordinando a Sea Watch5 di lasciare la zona nonostante si trovasse in acque internazionali. Non un caso isolato, né un unicum.
Da anni ormai la flotta civile denuncia minacce, intimidazioni e persino attacchi armati che arrivano tanto dalle milizie, come dalla Guardia costiera libica. Nel settembre scorso, Ocean Viking è stata bersagliata per venti minuti a colpi di mitra dal ponte di una delle motovedette donate a Tripoli dall’Italia. Ecco perché, nel novembre 2025, tredici organizzazioni civili di ricerca e soccorso in mare hanno dato vita alla Justice Fleet, una coalizione per difendere i diritti umani in mar. Che, per ragioni di sicurezza di equipaggio e naufraghi, oltre che per le ripetute violazioni del diritto internazionale, certificate da organismi e comitati nazionali e internazionali, si rifiutano di comunicare con attori libici.
Del resto, anche i tribunali italiani – non ultimo, Crotone - hanno più volte stabilito che la Guardia Costiera e il Centro di coordinamento del soccorso marittimo libici “non sono legittimi attori di soccorso nel Mediterraneo centrale” e che “seguire le loro istruzioni viola il diritto internazionale”. La pronuncia con cui il giudice di Catania ha liberato Sea Watch5 è un provvedimento d’urgenza, adottato “inaudita altera parte” - cioè alla luce da una situazione tanto cristallina da non avere necessità di ascoltare le motivazioni dell’accusa - dunque le motivazioni non ci sono ancora.
Ma la sentenza, che arriva a ventiquattro ore dal frontale attacco della premier Meloni e del governo ai giudici di Palermo che hanno ordinato a Viminale, ministero dei Trasporti e dell’Economia e prefettura di Agrigento di risarcire l’ong tedesca per il fermo illegittimo di Sea Watch 3, sembra destinata ad alimentare le polemiche. Con buona pace delle raccomandazioni e dei richiami a rispetto e continenza arrivati ieri mattina dal Capo dello Stato.
La reazione di Salvini
Il vicepremier e leader della Lega Matteo Salvini, dopo la decisione del tribunale di Palermo che ha stabilito che l'Ong SeaWatch dovrà essere risarcita di 76mila euro, ha commentato: "Mi sembra che ci sia da parte di alcuni giudici, non di tutti, di alcuni giudici, un pregiudizio politico che si trasforma in azione contro l'Italia e contro gli italiani. Se dobbiamo risarcire una che ha speronato una motovedetta militare italiana, mettendo a rischio la vita di 4 persone".
La Russa: “D’accordo con Meloni”
"Ho visto il post della premier – ha commentato il presidente del Senato Ignazio La Russa a proposito della sentenza sulla Sea Watch - sono pienamente d'accordo. Credo sia sotto gli occhi di tutti la abnormità di una sentenza che vuole premiare chi aveva speronato una nave italiana delle forze dell'ordine".