Una app per liberarsi da tutte le app. I trucchi (tecnologici) per scollare gli occhi dallo schermo
di Elena DusiServe una app, per liberarci da tutte le app. Un’era fa Ulisse contava sulla robustezza delle funi per resistere alla tentazione delle belle sirene. Oggi per sottrarci alla forza calamitante di Instagram, TikTok e simili dobbiamo paradossalmente chiedere alla tecnologia di legarci le mani. O di chiuderci dietro a un muro, come fa l’app The Brick.
Secondo l’Economist, nonostante i 60 euro di prezzo, a gennaio i suoi utenti sono cresciuti del 600% rispetto ai dodici mesi precedenti, soprattutto tra i ragazzi tra 20 e 35 anni, quelli nati o comunque cresciuti nell’era degli smartphone.
Bloccare le distrazioni
Brick è una delle tante app che bloccano le funzioni più invadenti dei nostri telefoni (ognuno può scegliere le proprie sirene dalle quali cui difendersi). Non può però essere disattivata pigiando un tasto sullo schermo: sarebbe troppo facile. Ha un mattoncino quadrato che deve essere avvicinato al telefono: solo dopo si avranno le mani slegate per tornare a scrollare. Il video intr…
Serve una app, per liberarci da tutte le app. Un’era fa Ulisse contava sulla robustezza delle funi per resistere alla tentazione delle belle sirene. Oggi per sottrarci alla forza calamitante di Instagram, TikTok e simili dobbiamo paradossalmente chiedere alla tecnologia di legarci le mani. O di chiuderci dietro a un muro, come fa l’app The Brick.
Secondo l’Economist, nonostante i 60 euro di prezzo, a gennaio i suoi utenti sono cresciuti del 600% rispetto ai dodici mesi precedenti, soprattutto tra i ragazzi tra 20 e 35 anni, quelli nati o comunque cresciuti nell’era degli smartphone.
Bloccare le distrazioni
Brick è una delle tante app che bloccano le funzioni più invadenti dei nostri telefoni (ognuno può scegliere le proprie sirene dalle quali cui difendersi). Non può però essere disattivata pigiando un tasto sullo schermo: sarebbe troppo facile. Ha un mattoncino quadrato che deve essere avvicinato al telefono: solo dopo si avranno le mani slegate per tornare a scrollare. Il video introduttivo suggerisce di piazzarlo “in un posto poco accessibile della casa”. Arrampicarsi in cima a un armadio o rimestare nella cassetta degli attrezzi riposta in cantina sono il prezzo da pagare per essere riaccolti fra le braccia delle app più attraenti.
Brick è anche il segno dell’insufficienza della nostra forza di volontà davanti al potere magnetico degli smartphone. Negli Stati Uniti è sorto un movimento analogo agli alcolisti anonimi, battezzato Internet and Technology Addicts Anonymous.
I telefoni stupidi
Una nuova tecnologia studiata per liberarci dalla tecnologia è il cosiddetto “telefono stupido” o “telefono noioso”. Alcune aziende hanno iniziato a vendere cellulari simili a quelli di vent’anni fa, capaci solo di chiamare e mandare messaggi, non di scaricare app o distrarre con suoni e vibrazioni.
Sono prodotti di nicchia, relegati a pochi punti percentuali del mercato dei telefoni, ma potremmo considerarli alla stregua di una spia o, se si preferisce, di una notifica di allerta.
Oltre alle app e ai produttori di telefoni, anche la giustizia ha deciso di affrontare di petto il problema dell’accanimento social. Proprio ieri a Los Angeles il ceo di Meta, Mark Zuckerberg, è stato chiamato a testimoniare davanti a un giudice. La sua azienda Instagram, insieme a YouTube, è accusata di aver soffiato sul fuoco della dipendenza per allargare la platea degli utenti e amplificare il loro tempo trascorso online.
La strategia di difesa di Big Tech si fonda su una scienza ancora tentennante, che fatica a definire quali sono gli effetti deleteri dei social per la salute mentale. Gli avvocati di Instagram e Youtube sostengono che la ventenne californiana avesse già dei problemi di personalità. I social, anzi, l’avrebbero distratta dalle sue malinconie.
L’accusa, nel motivare i danni psicologici subiti dalla ragazza, ha chiamato a testimoniare la psichiatra Anna Lembke, secondo la quale i social media sono una sorta di “droga d’iniziazione”, che riprogramma la corteccia frontale ancora immatura degli adolescenti (l’area cerebrale responsabile dell’autocontrollo) predisponendola alle dipendenze per il resto della vita.
I divieti nei vari paesi
In alcuni paesi, per evitare quello che viene considerato un problema generazionale (ma che tocca in realtà tutte le fasce d’età) è intervenuta direttamente la legge. L’Australia ha proibito di recente l’accesso ai sociali media agli adolescenti con meno di 16 anni. La Florida ha istituito la barriera dei 14 anni. Altri paesi come la Spagna, la Francia e la Gran Bretagna stanno seriamente prendendo in considerazione norme simili. Ieri in un’intervista anche il cancelliere tedesco Friedrich Merz si è detto “molto favorevole” alle limitazioni.