Anche Jessica Moretti, come il marito Jacques, stacca un assegno da 200 mila franchi per restare libera ed evitare il carcere. Una misura che si somma all’obbligo di firma e alla consegna dei documenti. E anche in questo caso il misterioso donatore resta anonimo, come si legge nell’ordinanza di 14 pagine firmata dai giudici del cantone vallese.
"Proteggere l’identità del donatore”
"Ciò è giustificato al fine di proteggere l'identità della terza persona disposta a versare l'importo delle garanzie, il che è assolutamente necessario visti gli eventi verificatisi prima dell'udienza della convenuta venerdì 13 febbraio”, si legge nelle carte. Il tribunale fa riferimento alla durissima contestazione dei parenti delle vittime contro i titolari del Constellation, indagati per la strage di Capodanno, prima dell’udienza dello scorso 12 febbraio. Alcuni parenti si sono presentati davanti all’aula dell’udienza e hanno protestato contro i coniugi.
"Non ha cercato di fuggire”
I giudici apprezzano comunque il comportamento di Jessica, direttrice del locale, la sera dell’incendio presente nel seminterrato e tra le prime a uscire. Come ha detto lei, per chiamare i soccorsi. Non c’è pericolo di fuga: “L’imputata non ha in alcun modo tentato di fuggire dopo l'incendio. Ne è prova il fatto che, quasi cinquanta giorni dopo, risiede ancora nel Vallese. Sarebbe stato molto facile per lei lasciare il territorio svizzero dopo la catastrofe”.
"La coppia ormai è disprezzata”
Più volte si è fatto riferimento alle amicizie importanti della coppia in Svizzera. Se ne dà atto pure nell’ordinanza. “La solidità dei legami tra queste terze persone (che a vario titolo hanno aiutato i coniugi, ndr) e l'imputata non lascia dubbi se si pensa ai disagi a cui potrebbero esporsi frequentando o aiutando la coppia , ormai disprezzata”. Un motivo in più per escludere il pericolo di fuga, insomma: se i Moretti scappassero, le polemiche travolgerebbero anche chi li ha aiutati. Anche perché, chi ha pagato la cauzione, è legato ai gestori da “un'amicizia sincera e forte”.
“Il pericolo di fuga”
"Il rischio che l'imputata si sottragga al procedimento fuggendo o entrando in clandestinità è, tutto sommato, certamente probabile”, è la valutazione. Ma la cauzione compensa questo rischio. Il generoso donatore è chiamato soltanto “N.N.”. Questa persona ha spiegato il rapporto con l’imputata ma le parole sono omissate. Nascosta pure l’origine dei fondi e la situazione finanziaria della “terza persona”.