Berna – I pm italiani avranno accesso a una selezione di carte dell’inchiesta sulla strage di Crans-Montana. E potranno andare in Svizzera, previa autorizzazione, per acquisire direttamente prove. «Ci interessava far camminare la cooperazione e questo siamo riusciti a concordarlo», dice il procuratore capo di Roma Francesco Lo Voi al termine di un vertice di sei ore con la sua omologa di Sion Béatrice Pilloud, alla guida della squadra di pm che indaga sul Constellation.
Un passo avanti dal punto di vista giudiziario per far luce su un disastro che ha provocato 41 morti e 115 feriti. Ma c’è una fumata grigia sul piano politico: l’ambasciatore italiano in Svizzera Gian Lorenzo Cornado, infatti, per ora non torna a Berna fino a una diversa decisione del gove…
Berna – I pm italiani avranno accesso a una selezione di carte dell’inchiesta sulla strage di Crans-Montana. E potranno andare in Svizzera, previa autorizzazione, per acquisire direttamente prove. «Ci interessava far camminare la cooperazione e questo siamo riusciti a concordarlo», dice il procuratore capo di Roma Francesco Lo Voi al termine di un vertice di sei ore con la sua omologa di Sion Béatrice Pilloud, alla guida della squadra di pm che indaga sul Constellation.
Un passo avanti dal punto di vista giudiziario per far luce su un disastro che ha provocato 41 morti e 115 feriti. Ma c’è una fumata grigia sul piano politico: l’ambasciatore italiano in Svizzera Gian Lorenzo Cornado, infatti, per ora non torna a Berna fino a una diversa decisione del governo, che lo aveva richiamato il 24 gennaio dopo la scarcerazione del gestore del Constel Jacques Moretti. Il caso diplomatico non è ancora del tutto rientrato anche perché durante la riunione nella capitale elvetica non si parla delle «squadre investigative comuni» invocate da Palazzo Chigi e Farnesina.
Alle 10 di ieri mattina il procuratore Lo Voi, l’aggiunto Giovanni Conzo e il pm Stefano Opilio, titolare dell’inchiesta italiana sul disastro nel bar, entrano nell’ufficio federale della giustizia svizzera, nel cuore della capitale. Nel pomeriggio, i capi delle due procure sorridono e si stringono la mano davanti alle telecamere. L’espressione chiave è «cooperazione rafforzata». Attraverso una rogatoria internazionale, gli italiani avranno accesso ai documenti, funzionali tra l’altro alle prime iscrizioni sul registro degli indagati a Roma. L’acquisizione avverrà nelle prossime settimane e a «intervalli regolari».
Si basa su una «selezione di documenti» effettuata dalla procura di Sion, e l’accesso avverrà «solamente in seguito a una decisione separata» dei magistrati svizzeri, precisa Pilloud, da settimane bersagliata dalle critiche: «Si sta esagerando, sono costantemente attaccata, i giornalisti aspettano davanti casa», ha detto in un’intervista. Almeno in teoria, è arrivato un ok anche alla partecipazione diretta dei nostri detective alla raccolta diretta di informazioni. Come la partecipazione a un interrogatorio o a una perquisizione, giusto per fare degli esempi. «Sarà la Procura vallesana a decidere quali prove raccogliere e se coinvolgere gli inquirenti italiani nell’assunzione delle prove», si legge in un comunicato.
È una cosa diversa dalle “squadre investigative comuni” previste dalla legge: «Non è un argomento toccato oggi, lo esamineremo – dice Lo Voi –. Andiamo via soddisfatti per i risultati raggiunti. Voglio esprimere il più profondo cordoglio nei confronti delle tante famiglie colpite, e la nostra vicinanza a tutti coloro che sono stati feriti». Tra Palazzo Chigi e il ministero degli Esteri si respira un clima guardingo. I passi avanti ci sono ma si aspetta di vedere gli esiti della «cooperazione» prima di chiedere all’ambasciatore Cornado di tornare nella sua sede di Berna.