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Tifo solo con applausi, sì di oltre 300 squadre di calcio: “Educhiamo a una competizione più sana”

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L’iniziativa nelle competizione dei giovanissimi under 14 maschile e under 15 femminile nelle regioni di Toscana, Umbria ed Emilia Romagna
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Banditi schiamazzi, insulti agli avversari, improperi contro i giocatori che non segnano in porta. Stop anche cori, megafoni, striscioni, perché nelle partite di calcio “silenziose” l’unica esultanza ammessa è l’applauso. Il nome, d’altronde, è autoesplicativo: si chiama “Partita applaudita” ed è l’iniziativa per educare i tifosi – prima ancora che le squadre – all’idea che una competizione sana nello sport sia ancora possibile.

Gli “osservati speciali” sono i genitori, i parenti e gli appassionati spettatori della categoria giovanissimi B under 14 maschile e under 15 femminile: 171 partite in tutto, disputate da 336 squadre di calcio. Tante sono quelle che hanno risposto all’appello dell’associazione Calcio fair play, che da oggi a domenica coinvolgerà contemporaneamente i comuni di tre regioni: Toscana, Umbria ed Emilia Romagna.Partita da una dimensione provinciale, poi passata a quella regionale nella seconda edizione, al suo terzo anno la partita “fair” esce quindi dai confini del…

Banditi schiamazzi, insulti agli avversari, improperi contro i giocatori che non segnano in porta. Stop anche cori, megafoni, striscioni, perché nelle partite di calcio “silenziose” l’unica esultanza ammessa è l’applauso. Il nome, d’altronde, è autoesplicativo: si chiama “Partita applaudita” ed è l’iniziativa per educare i tifosi – prima ancora che le squadre – all’idea che una competizione sana nello sport sia ancora possibile.

Gli “osservati speciali” sono i genitori, i parenti e gli appassionati spettatori della categoria giovanissimi B under 14 maschile e under 15 femminile: 171 partite in tutto, disputate da 336 squadre di calcio. Tante sono quelle che hanno risposto all’appello dell’associazione Calcio fair play, che da oggi a domenica coinvolgerà contemporaneamente i comuni di tre regioni: Toscana, Umbria ed Emilia Romagna.Partita da una dimensione provinciale, poi passata a quella regionale nella seconda edizione, al suo terzo anno la partita “fair” esce quindi dai confini della Toscana.

L’obiettivo, assicurano, non è smorzare l’entusiasmo, men che meno frenare il divertimento. Ma in alternativa alle “becere urla, offese e altre centinaia di avvenimenti inopportuni che si verificano sui campi di tutta Italia ogni fine settimana”, l’auspicio, spiegano dall’associazione, è sostituire “un tifo corretto, educato e positivo, che sostenga e incoraggi i giovani calciatori senza pressioni eccessive”. “Ottima iniziativa, ma non scommetto sul risultato – è uno dei commenti all’annuncio del comune di Santa Flora, in provincia di Grosseto -: il calcio è lo sport più diseducativo del mondo”. La maggior parte, però, plaude all’iniziativa: “Questo progetto dovrebbe essere esteso a tutti gli sport di squadra”, propone un tifoso piacentino.

Per la piccola comunità di Radicondoli, città da 956 abitanti in provincia di Siena, il calcio è “un elemento di aggregazione insostituibile – spiega il sindaco Francesco Guarguaglini -. La partecipazione alle partite in casa e in trasferta è trasversale: abbiamo tifosi dai dieci agli 80 anni”. Dopo 12 anni la squadra maschile ha vinto fuori casa contro quella di Casole d'Elsa, il comune di fronte, con grande gioia per i cittadini di Radicondoli e non senza invettive da parte della squadra ospitante. Perché sebbene si parli di partite di prima categoria, “qui da noi gli scontri campanilistici sono la norma – ammette -: a volte si sente il bisogno di stemperare gli animi”.

Gli episodi di violenza, non solo verbale ma anche fisica, non mancano d’altronde in nessun campetto d’Italia: dal papà che aveva picchiato un giovane portiere avversario del figlio nel Torinese, all’arbitro di 16 anni colpito da un genitore in provincia di Vibo Valentia. Da qui l’aumento di adesioni alle partite in cui è concesso soltanto battere le mani – sessanta in più dell’anno scorso –, anche a costo di perdere un po’ di colore. “Ho giocato a calcio per anni – ricorda Guarguaglini -: il tifo e il pathos non devono mancare, a volte va bene anche qualche parola di troppo. Ma applaudire prima di denigrare è un modo per trovare un equilibrio senza togliere enfasi”.

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