I ragazzi disabili di Juppiter: “Zalone, vogliamo fare il Cammino di Santiago. Dacci i soldi!”
di Giulia BoeroUn video, più di 200mila visualizzazioni social in un solo giorno. Quattro ragazzi con disabilità - Barbara, Franco, Maklen e Antonio – e un appello lanciato da Juppiter, associazione di promozione sociale di Capranica (Viterbo), rivolto nientemeno che a Zalone: «Checco, il tuo film c’è piaciuto moltissimo, ora aiutaci a realizzare il nostro sogno». Con un’ironia che incrocia una buona dose di concretezza, nel filmato già trasformatosi in una piccola mobilitazione digitale i ragazzi esortano a chiare lettere il comico pugliese a contribuire alla realizzazione del nuovo progetto di Juppiter previsto per metà giugno: “Viaggio alla fine del mondo”, da Roma a Finisterre lungo il Cammino di Santiago francese. «Noi siamo pronti, abbiamo tutto: zaino, scarpe, siamo scortati dalla Polizia di stato. Quello che ci manca sono i soldi. Perché non ce lo paghi tu?».
I ragazzi disabili di Juppiter: "Zalone, vogliamo fare il Camm…
Un video, più di 200mila visualizzazioni social in un solo giorno. Quattro ragazzi con disabilità - Barbara, Franco, Maklen e Antonio – e un appello lanciato da Juppiter, associazione di promozione sociale di Capranica (Viterbo), rivolto nientemeno che a Zalone: «Checco, il tuo film c’è piaciuto moltissimo, ora aiutaci a realizzare il nostro sogno». Con un’ironia che incrocia una buona dose di concretezza, nel filmato già trasformatosi in una piccola mobilitazione digitale i ragazzi esortano a chiare lettere il comico pugliese a contribuire alla realizzazione del nuovo progetto di Juppiter previsto per metà giugno: “Viaggio alla fine del mondo”, da Roma a Finisterre lungo il Cammino di Santiago francese. «Noi siamo pronti, abbiamo tutto: zaino, scarpe, siamo scortati dalla Polizia di stato. Quello che ci manca sono i soldi. Perché non ce lo paghi tu?».
I ragazzi disabili di Juppiter: "Zalone, vogliamo fare il Cammino di Santiago. Dacci i soldi!"
I protagonisti del progetto sono due ragazzi con sindrome di Down, due nello spettro autistico e uno con ritardo cognitivo. Ad accompagnarli, un gruppo di giovani comunicatori tra cui due videomaker, una fotografa e una social media manager. «Sarà la nostra quarta “Carovana” – spiega Salvatore Regoli, presidente di Juppiter – La prima volta, due anni fa, decidemmo di andare da Roma a Capo Nord. Fu uno dei nostri ragazzi a chiederlo, peraltro presente anche nel video di ieri. Una mattina arrivò e mi disse: “Salvatore, mi porti a Capo Nord?”». Una richiesta innocente che divenne una vera e propria avventura verso il punto più a nord d’Europa. E che permise loro di girare un docufilm presentato in anteprima al centro di preparazione olimpica Giulio Onesti di Roma e alla Camera dei deputati.
Secondo viaggio, altra avventura, questa volta nell’anno del Giubileo. Da Londra a Roma, lungo la via Francigena, attraversando territori e comunità, tra cultura e spiritualità. Un’iniziativa che venne lodata anche dal presidente Mattarella: «Il vostro è stato un contributo straordinario, un bel percorso sui tre valori di libertà, uguaglianza, fraternità». E ora, di nuovo, via terra e a bordo di automobili concesse in forma gratuita da un noto brand, verso Capo Finisterre, in Galizia. La fin del mundo europea, un tempo la punta più occidentale della terra allora conosciuta. «È un progetto a cui lavoriamo da diversi mesi» racconta Daniela Sangiorgi, responsabile comunicazione di Juppiter. «Il film di Zalone (Buen Camino, ndr) è stato un espediente. Abbiamo scelto la strada dell’ironia e dell’irriverenza. Non sappiamo se risponderà mai, noi aspettiamo. Quello che raccoglieremo, però, non andrà solo a sostegno del viaggio ma delle attività di tutti e 100 i nostri ragazzi con disabilità: sicuramente farebbe la differenza».
Oltre 2300 chilometri e un viaggio che si trasforma in strumento educativo. «I giovani cambiano se fanno esperienza con il corpo – continua Regoli – E le carovane sono esperienza corporea, è la strada a lasciare un’impronta». Una filosofia raccolta dall’insegnamento di Don Antonio Mazzi, che accese la miccia più di vent’anni fa per la nascita dell’associazione. «Abbiamo cominciato con i giovani, adolescenti tra gli 11 e i 18 anni; ne abbiamo raccolti decine di migliaia in tutta Italia. Dieci anni dopo sono arrivati anche i ragazzi con disabilità. Questa è sicuramente un’iniziativa speciale, che ci permette di costruire un sentimento di fiducia e speranza da parte soprattutto delle famiglie di questi ragazzi, ma le attività che facciamo sono moltissime e coinvolgono tutti. Quando siamo tornati da Capo Nord abbiamo trovato tutti e 100 i ragazzi con le rispettive famiglie ad aspettarci. È così quando ti capita di vivere praticamente insieme alle persone. È stato bellissimo».