Ndrangheta, fra Siderno e gli Usa. Ascesa e caduta di Frank Albanese, l’uomo dei clan
di Alessia CanditoL’anello di congiunzione fra Siderno, il Canada e gli Stati Uniti. Un uomo in grado di mettere insieme decine di migliaia di dollari, nasconderli in valigia e portarli dagli States alla provincia di Reggio Calabria per coprire le spese legali del “compare” finito nei guai. Che parla in itanglish, ma ragiona da uomo di ‘ndrangheta e con livore attacca il procuratore Nicola Gratteri, definito “peggio di Borsellino e Falcone”. Uno di peso dei clan, tanto da potersi autocandidare come”consigliere” dei reggenti dei Commisso quando arresti e latitanze svuotano Siderno di boss e gregari, fra i pochi che avrebbero dovuto incontrare Matteo Messina Denaro. “Frank Albanese è l’uomo chiave dei rapporti fra la casa madre e l’estero”, dice il procuratore Giuseppe Lombardo della Dda di Reggio Calabria, che per lui e altri sei non ha disposto il fermo.
Sette arresti fra Canada e Calabria
Un provvedimento non convalidato per motivi tecnici dal gip di Locri, che ha però ordinato per tutti l’arresto. An…
L’anello di congiunzione fra Siderno, il Canada e gli Stati Uniti. Un uomo in grado di mettere insieme decine di migliaia di dollari, nasconderli in valigia e portarli dagli States alla provincia di Reggio Calabria per coprire le spese legali del “compare” finito nei guai. Che parla in itanglish, ma ragiona da uomo di ‘ndrangheta e con livore attacca il procuratore Nicola Gratteri, definito “peggio di Borsellino e Falcone”. Uno di peso dei clan, tanto da potersi autocandidare come”consigliere” dei reggenti dei Commisso quando arresti e latitanze svuotano Siderno di boss e gregari, fra i pochi che avrebbero dovuto incontrare Matteo Messina Denaro. “Frank Albanese è l’uomo chiave dei rapporti fra la casa madre e l’estero”, dice il procuratore Giuseppe Lombardo della Dda di Reggio Calabria, che per lui e altri sei non ha disposto il fermo.
Sette arresti fra Canada e Calabria
Un provvedimento non convalidato per motivi tecnici dal gip di Locri, che ha però ordinato per tutti l’arresto. Anche perché – scrive nel provvedimento – l’indagine è solida, documentata, dettagliata. E Albanese – emerge chiaramente nelle carte – da anni ha “posizione di raccordo con le articolazioni d’oltreoceano, di coordinamento, decisione e guida”.
Corpo ad Albany, testa a Siderno
Classe 67, nato ad Albany negli Stati Uniti, ma negli anni della faida di Siderno tornato insieme al padre “a casa” a difendere il boss, per anni Frank Albanese è affiorato nelle indagini che hanno ricostruito la mappa del potere del clan Commisso fra provincia jonica reggina e il Canada in cui da tempo hanno messo radici, costruendo “un’articolazione stabile e riconosciuta della ‘ndrangheta mondiale”. Ma è sempre riuscito a scivolare fra le maglie delle inchieste, come da una parte all’altra delle frontiere, cucendo legami e affari, risolvendo problemi, costruendo un’organizzazione che anche a un oceano di distanza si muove esattamente con le stesse logiche, gli stessi fini e soprattutto secondo gli ordini di un unico centro di comando, che è e rimane in Calabria. “Vive ad Albany, ma ha la testa a Siderno”, spiega il procuratore Lombardo, che ha coordinato il Ros dei carabinieri, in coordinamento con l’Fbi, nel ricostruire tracce, rapporti e relazioni degli ultimi quindici anni.
Il tessitore fra i mondi
Anni di viaggi per Frank Albanese, che a Siderno torna spesso e a lungo. Anzi, alternandosi con il figlio garantisce una sorta di presidio fisso, perché “deve esserci sempre la presenza di uno della famiglia qua! Anche se non siamo qua siamo sempre… qualcuno è sempre presente! E sennò come lo mantieni il rispetto!”. In Calabria partecipa a incontri, riunioni e “mangiate”, ostenta rapporti solidi non solo con i vertici del clan Commisso sul territorio – il “giovane” Antonio dell’80 e l’omonimo patriarca, del 1925 - ma anche con i clan di Natile di Careri e Platì – “fino a ieri sono arrivate imbasciate”, lo sentono raccontare alludendo a inviti per incontri e riunioni – e quelli del catanzarese, dove sostiene che “un po’ da tutte le parti dicono: ma io parlo sempre bene”.
L’incontro sfumato con Matteo Messina Denaro
Non sembra un soldato di fila, neanche un tenentino nei ranghi dei clan. E per gli investigatori che conoscono la ‘ndrangheta e le mafie, lo rivela un dettaglio, lasciato cadere nel corso di una delle migliaia di conversazioni intercettate. “Dovevo vedermi con lui”, dice Albanese riferendosi al superlatitante Matteo Messina Denaro. Non dà dettagli su quell’incontro sfumato, ma è plausibile. Del resto, già in passato, più volte sono emersi indizi e dettagli sui rapporti fra il boss siciliano e le ‘ndrine. Alcune piste sulle sue attività durante i decenni da fantasma portavano dritte in Calabria. E di lui Albanese sembra sapere parecchio. “È stato sempre nella stessa città. Poi lui ha detto: “Venite e prendetemi!”, perché lui lo sapeva che sarebbe morto presto”. È un tessitore, Albanese.
L’esilio di “Ciccio i Grazia” protetto dagli iraniani
Un uomo di relazioni, che per il clan registra, raccoglie e riporta. Di quanto succeda a Usa e in Canada ha conoscenza approfondita. Non a caso è lui che fa sapere alla casa madre “dell’esilio” di Ciccio i Grazia, “Francesco Commisso”, allontanato dal boss Domenico Ruso e costretto a vivere su una montagna isolata, protetto una squadra di cinquanta iraniani. “Se capita di venire a Woodbridge deve chiamare e chiedere il permesso per andare ad un funerale”, racconta quasi indignato durante uno dei tanti incontri con i vecchi luogotenenti del clan a Siderno. Albanese però non si limita a fare da osservatore.
“Osama bin Laden doveva mettere la bomba all’Fbi”
Negli States raccoglie denaro, gestisce affari (o almeno, così si intuisce), recluta nuovi adepti “ma quando uno non è portato lo devi lasciare solo che si faccia la sua vita”. Sa come sfuggire alle indagini perché, spiega, “lì se non fai cose stupide e non ti fai beccare dalla legge, puoi fare qualsiasi cosa stupida che vuoi”. Almeno se di mezzo c’è la polizia. Con i federali, sostiene, è un’altra cosa. “Osama Bin Laden, l’ha messa nel posto sbagliato la bomba, sarebbe dovuto venire a Albany a Broadway e metterlo nell’edificio dell’Fbi”, concorda lo zio, Frank Archino. Gli anni all’estero, non hanno modificato la personalità: “io gliel’ho detto a più di uno, se capita che sono in America e capita che muoio per qualche motivo – lo sentono dire gli investigatori che per mesi lo hanno ascoltato - i miei pagano finché il debito non è pagato”. E di certo non parla di soldi. Significa che i suoi sanno già che dovranno chiedere e ottenere vendetta.
La struttura tribale visibile di una piovra criminale sofisticata
Logiche arcaiche, tribali, che tuttavia non devono ingannare, così come non deve portare fuori strada la ‘ndrangheta minuta, che controlla ogni aspetto del territorio – dai debiti di gioco del figlio dell’assessore Fuda, per questo dimissionario, alle pretese delle amanti o le risse fra giovani – che emerge dall’indagine. Questo non è che il livello più visibile di un’organizzazione criminale strutturata che da oltre cinquant’anni ha messo radici oltreoceano, costruendo le basi del narcotraffico come lo si conosce oggi e soprattutto i grandi meccanismi di riciclaggio e reimpiego che tuttora sfuggono alle indagini. In Canada, hanno dimostrato decine di inchieste, il Siderno Group of crime ha messo radici fin dagli anni Settanta, lì ha costruito un hub criminale, che gode di autonomia, ma sempre e comunque dalla casa madre in Calabria dipende, ha messo le mani sulle banche, sulle charities, sulle agenzie immobiliari, trovato alleanze più o meno stabili con gruppi criminali locali, usati alla bisogna, soprattutto quando c’è da tirar fuori le armi.
Il nodo criminale degli Usa tutto da esplorare
Il Canada – e i Commisso che lì sono arrivati da pionieri – è un nodo. Che ha saputo creare costole e emanazioni anche negli Usa, dove la ‘ndrangheta da tempo è presente e strutturata. Ad Albany, dove sta Albanese. Ma anche nel Connecticut. E gli Stati Uniti – emergeva da carte giudiziarie del passato – sono crocevia fondamentale. Lì esisterebbe una sorta di “borsa della coca”, dove i grandi carichi vengono negoziati e le rotte definite. E lì, si intuiva da intercettazioni, viaggi, rapporti, almeno per un periodo passavano i capitali che la coca attrae e genera. Appunti per indagini che verranno, forse. Perché leggendo fra le righe dell’ultima inchiesta, i sette arresti della scorsa settimana sembrano solo l’inizio.