È quando gli altri si chiudono in casa che arriva il momento di prendere l’attrezzatura e uscire sotto la pioggia. Figlio di generazioni di ristoratori, Francesco Gennari, trentatreenne di Gradara (nelle Marche), è diviso tra due vite: metà del tempo la trascorre in una gelateria a Misano Adriatico, il resto dando la caccia ai tornado. Prima li studia per capire dove colpiranno, poi cerca di catturarli con la macchina fotografica. “Ma è come andare a pesca: puoi prendere un pesce grosso o tornare a casa a mani vuote”. Se in America lo storm chasing è una pratica radicata, qui ha ancora le sembianze di un hobby. “Ancora per poco”, scommette Gennari.
La prima caccia?
“Ottobre 2014, una tromba marina su Rimini. Quando fai una previsione e la vedi realizzarsi davanti ai tuoi occhi è una sensazione incredibile. Tutt’altra cosa che trovarsi lì per caso”.
La sua preferita?
“Datemi un temporale nervoso e sono il più felice d…
È quando gli altri si chiudono in casa che arriva il momento di prendere l’attrezzatura e uscire sotto la pioggia. Figlio di generazioni di ristoratori, Francesco Gennari, trentatreenne di Gradara (nelle Marche), è diviso tra due vite: metà del tempo la trascorre in una gelateria a Misano Adriatico, il resto dando la caccia ai tornado. Prima li studia per capire dove colpiranno, poi cerca di catturarli con la macchina fotografica. “Ma è come andare a pesca: puoi prendere un pesce grosso o tornare a casa a mani vuote”. Se in America lo storm chasing è una pratica radicata, qui ha ancora le sembianze di un hobby. “Ancora per poco”, scommette Gennari.
La prima caccia?
“Ottobre 2014, una tromba marina su Rimini. Quando fai una previsione e la vedi realizzarsi davanti ai tuoi occhi è una sensazione incredibile. Tutt’altra cosa che trovarsi lì per caso”.
La sua preferita?
“Datemi un temporale nervoso e sono il più felice del mondo. Per un appassionato di meteorologia è il dio del fenomeno estremo: un’ondata di gelo incontra il mare ancora caldo e crea delle celle che scaricano neve e pioggia insieme. Sembra uno spettacolo dell’altro mondo”.
La maggior parte delle persone preferisce le giornate di sole.
“Tutta colpa di Twister, film del ’96 che racconta la storia di un gruppo di cacciatori di tempeste americani. Avevo otto anni, me ne innamorai. Da quel momento, ogni volta che arrivava un temporale fregavo la videocamera del mio babbo e correvo a filmare. Iniziai a programmare la mia vita intorno a questa ossessione: gli studi, il viaggio in America a 18 anni”.
Ci andò?
“Non ancora, il resto però l’ho fatto. Ho studiato meteorologia da autodidatta mentre frequentavo l’alberghiero, con più impegno di quello che mettevo in classe. E a marzo sosterrò un esame per diventare tecnico meteorologo: sarà la chiusura di un cerchio”.
A cosa le serve?
“A fare previsioni sempre più precise. L’analisi si affina man mano che l'evento estremo si avvicina: prima scegli un’area più ampia, spesso anche a 200 km da casa, poi stringi il target. Una volta sul campo – bisogna sempre arrivare in anticipo - usi i satelliti per capire dove potrebbero esserci le prime celle temporalesche. In Italia abbiamo anche una discreta copertura radar, un po’ da modernizzare, certo, soprattutto al Sud. Discorso diverso per i tornado: non puoi sapere con certezza se si formeranno. L’esperienza è cruciale per capire dove posizionarti in sicurezza”.
Ecco, parlando di sicurezza: ma non rischia troppo?
“Solo un paio di volte. I fulmini, quelli sì che sono pericolosi: il tornado dà dei segnali prima di nascere, il fulmine cade e basta. Tempo fa li stavo fotografando da una scogliera qui vicino, li vedevo al largo. All’improvviso ne sono caduti tre a meno di 200 metri da dove mi trovavo”.
L’adrenalina la tradisce mai?
“Quella è la parte più difficile anche da controllare. Con l’esperienza impari a capire se puoi trattenerti quei minuti in più o se conviene scappare via. A dirla tutta il pericolo maggiore è guidare”.
In che senso?
“Buffo dirlo, ma tanti in America rimangono vittime di incidenti stradali, perché corrono per arrivare sul posto in condizioni climatiche non favorevoli. In Italia, al contrario, la parte difficile è svincolarsi tra autovelox, semafori, rotonde. Poi ci sono posti dove cacciare è impossibile, come Roma. Meglio gli spazi in aperta campagna”.
Del tipo?
“Le aree più predisposte alle trombe d’aria sono la pianura Padana o la Puglia. Ma tutta Italia è soggetta e i fenomeni estremi diventano sempre più ravvicinati e più intensi. Lo sperimentiamo ogni giorno di più sulla nostra pelle, si guardi l’Emilia-Romagna: due alluvioni nello stesso mese. Il nostro lavoro nasce proprio per questo, no? Fare prevenzione”.
Cioè?
“Raccontando cosa succede in tempo reale, trasmettendo in live streaming gli eventi, condividendo le previsioni e analisi. Durante la stagione dei temporali saliamo su un’auto con la videocamera e informiamo in diretta. Come in America, solo che lì sono professionisti riconosciuti”
Usa, violento tornado in Colorado: danni e distruzione a Bennett
Pensa che qui accadrà mai?
“È un sistema che deve strutturarsi, ma lo farà presto. Siamo una decina a farlo a tempo pieno, più diversi amatori. Io lavoro da anni per farlo diventare la mia attività principale, perché è la cosa che mi dà più soddisfazione in assoluto. A volte ci accusano di gioire della devastazione: l’opposto, cerchiamo di evitarla. Se assistiamo a danni a cose o persone la caccia finisce immediatamente, fa parte del nostro codice: c’è rispetto per la natura, ma prima di tutto per chi ne subisce le conseguenze”.