Niente permessi premio ai femminicidi: la mamma di Noemi Durini deposita la proposta legge
di Federica AngeliLa madre di Noemi Durini porta in Cassazione una proposta di legge per impedire la concessione di permessi premio ai responsabili di delitti efferati come il femminicidio. Parte oggi l’iter della legge di iniziativa popolare che prende il nome della sedicenne uccisa in Salento nel 2017. L’obiettivo è escludere la possibilità di permessi premio per chi si è reso responsabile di reati particolarmente gravi, tra cui il femminicidio.
L’avvio della raccolta firme
È stata depositata questa mattina a Roma, presso la Corte di Cassazione, la proposta di legge di iniziativa popolare “Noemi Durini”. Tra i primi firmatari figurano Imma Rizzo, madre della giovane vittima, e l’avvocata Valentina Presicce, insieme ad altri promotori. Il testo sarà pubblicato oggi in Gazzetta Ufficiale, dando ufficialmente il via alla raccolta delle 50mila firme necessarie per l’avvio dell’iter parlamentare.
Il ricordo di Noemi
Noemi Durini, 16 anni, fu uccisa il 3 settembre 2017 a Specchia, nel Leccese, dal fida…
La madre di Noemi Durini porta in Cassazione una proposta di legge per impedire la concessione di permessi premio ai responsabili di delitti efferati come il femminicidio. Parte oggi l’iter della legge di iniziativa popolare che prende il nome della sedicenne uccisa in Salento nel 2017. L’obiettivo è escludere la possibilità di permessi premio per chi si è reso responsabile di reati particolarmente gravi, tra cui il femminicidio.
L’avvio della raccolta firme
È stata depositata questa mattina a Roma, presso la Corte di Cassazione, la proposta di legge di iniziativa popolare “Noemi Durini”. Tra i primi firmatari figurano Imma Rizzo, madre della giovane vittima, e l’avvocata Valentina Presicce, insieme ad altri promotori. Il testo sarà pubblicato oggi in Gazzetta Ufficiale, dando ufficialmente il via alla raccolta delle 50mila firme necessarie per l’avvio dell’iter parlamentare.
Il ricordo di Noemi
Noemi Durini, 16 anni, fu uccisa il 3 settembre 2017 a Specchia, nel Leccese, dal fidanzato minorenne che la seppellì quando era ancora viva. Da allora, la madre conduce una battaglia pubblica contro i benefici penitenziari concessi agli autori di delitti di estrema violenza. “Siamo noi familiari delle vittime a vivere il vero ergastolo in vita”, afferma Imma Rizzo. “Mia figlia è sottoterra, non tornerà più a casa, mentre il suo assassino respira già aria di libertà. A chi si macchia di reati così efferati non devono essere concessi benefici di pena”.
I permessi concessi all’assassino
Nel mirino della madre anche la gestione dei benefici concessi a Lucio Marzo, reo confesso dell’omicidio e condannato in via definitiva a 18 anni e 8 mesi di reclusione. Secondo quanto denunciato dalla donna, l’uomo avrebbe ottenuto più permessi premio a distanza di pochi anni dal delitto e poco tempo dopo la sentenza definitiva. Durante uno di questi, nel 2023, sarebbe stato fermato mentre guidava in stato di ebbrezza. Rizzo contesta anche altre autorizzazioni, come permessi concessi dopo esiti positivi ai cannabinoidi o per motivazioni ritenute incomprensibili, tra cui la partecipazione a partite di calcio, la frequentazione di una ragazza o l’uscita per votare nonostante l’interdizione dai pubblici uffici. “Una situazione inaccettabile in un Paese civile come l’Italia”, afferma.
Il valore dell’iniziativa
Insieme al progetto di legge è stata depositata anche un’immagine di Noemi. Un gesto simbolico, spiegano i promotori, per ricordare il volto della giovane e il senso della battaglia intrapresa. “Oggi Noemi sarà con noi”, dichiara l’avvocato Valentina Presicce. “Abbiamo mantenuto una promessa. Aiutateci a portare avanti il suo urlo di giustizia e quello di tutte le vittime, per restituire loro la dignità che meritano”.
La mobilitazione
Con l’apertura della raccolta firme, la proposta entra ora nella fase pubblica. L’iniziativa punta a trasformare il dolore dei familiari delle vittime in un intervento normativo che ridefinisca i limiti dei benefici penitenziari per i responsabili di delitti di particolare gravità.