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Domenico, il mistero degli orari: operato prima dell’arrivo del cuore

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Solo a intervento iniziato i sanitari avrebbero capito che l’organo era compromesso. Il legale: “Espianto da posticipare”
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L’intervento per togliere il cuore malato di Domenico sarebbe cominciato quando l’organo del donatore di Bolzano non si trovava ancora in sala operatoria, cioè circa 10 minuti prima dell’ingresso dell’équipe con il contenitore per il trasporto. Il dato arriva dall’incrocio degli orari indicati nell’audit del Monaldi con quelli contenuti nella cosiddetta “scheda Cec”, cioè il documento dove sono indicate le ore esatte delle procedure legate alla circolazione extracorporea. L’errore in sala operatoria, riconosciuto negli stessi documenti del rischio clinico del Monaldi, è ovviamente ancora da dimostrare dal punto di vista dell’inchiesta penale e pure dell’ispezione del ministero, ma così assume nuovi contorni.

Nella re…

L’intervento per togliere il cuore malato di Domenico sarebbe cominciato quando l’organo del donatore di Bolzano non si trovava ancora in sala operatoria, cioè circa 10 minuti prima dell’ingresso dell’équipe con il contenitore per il trasporto. Il dato arriva dall’incrocio degli orari indicati nell’audit del Monaldi con quelli contenuti nella cosiddetta “scheda Cec”, cioè il documento dove sono indicate le ore esatte delle procedure legate alla circolazione extracorporea. L’errore in sala operatoria, riconosciuto negli stessi documenti del rischio clinico del Monaldi, è ovviamente ancora da dimostrare dal punto di vista dell’inchiesta penale e pure dell’ispezione del ministero, ma così assume nuovi contorni.

Nella relazione inserita nell’audit, Guido Oppido, primario di cardiochirurgia pediatrica, racconta che «alle ore 14.30 l’équipe dell’espianto giungeva in sala operatoria con il contenitore termico. Veniva richiesta conferma della presenza dell’organo e della corretta esecuzione di tutte le procedure di conservazione. Veniva inoltre richiesto di ripetere la cardioplegia “al banco”». Si tratta di una procedura necessaria prima di fare il trapianto. «Ottenuta conferma si procedeva alla cardiectomia del cuore del ricevente». L’operazione dura 15 minuti e solo dopo ci si rende conto che il cuore, come scrive il primario, è «completamente inglobato in un blocco di ghiaccio». Oppido dice di aver ricevuto il via libera, ma nessuno tra chi è in sala operatoria «ha dichiarato di aver fornito risposta affermativa esplicita», scrive il Monaldi.

Ebbene, dai dati della “Scheda Cec” sembra che il prelievo del cuore malato sia iniziato addirittura prima. Intanto, per essere pronti a fare l’intervento, in sala operatoria, dove sono in costante contatto coi colleghi di rientro da Bolzano, avviano la circolazione extracorporea alle 14.02, scelta che rientra nel normale anticipo di una serie di attività di assistenza. Alle 14.18, poi, viene fatto il “clampaggio dell’aorta”. Questo, invece è l’atto medico decisivo per l’espianto. Significa che il chirurgo chiude l’arteria e quindi blocca l’ingresso del sangue nel cuore. La procedura si fa prima di togliere l’organo ed è un passaggio dal quale si può tornare indietro solo entro pochissimi minuti. Quindi, è il sospetto, l’équipe in sala ha iniziato a espiantare prima che il cuore fosse arrivato, magari quando chi lo trasportava ha detto di essere nel parcheggio dell’ospedale, o addirittura prima. E non, quindi, dopo le 14.30, come detto da Oppido. Tra l’altro, anche nel resoconto della dottoressa Gabriella Farina, la cardiochirurga del prelevato a Bolzano, è scritto: «Sono giunta in sala operatoria alle ore 14.30». Ovviamente, l’orario indicato dai due medici, anche se coincide, potrebbe non essere preciso. Spetterà agli investigatori capire l’esatto ordine cronologico. Con gli orari al momento disponibili, comunque, l’operazione potrebbe essere partita ancora prima che il cuore donato fosse in sala operatoria.

«Il momento dell’espianto poteva essere posticipato, Domenico non era moribondo», dice Francesco Petruzzi, l’avvocato della famiglia del bambino. Il legale quattro giorni fa aveva parlato di «cartella clinica incompleta», riferendosi a quella consegnata dal Monaldi il 19 febbraio, perché non conteneva appunto il tracciato di circolazione extracorporea. Ieri l’ospedale lo ha smentito dicendo di aver mandato tutti i documenti. Anche quello dove, appunto, è scritto anche l’orario del “clampaggio” dell’aorta. Ieri Petruzzi ha aggiunto di voler chiarire «perché nella cartella non c’è scritto da nessuna parte che qualcuno abbia dato l’ok sulla verifica della validità e dell’integrità dell’organo».

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