Cutro, la rabbia dei familiari: “Meloni garantisca giustizia. Vogliamo almeno delle scuse”
di Alessia Candito“Giustizia, verità, rispetto per la vita umana”. E poi ricongiungimenti e permessi per i familiari che fino ad oggi non hanno potuto neanche visitare la tomba dei propri cari. Mentre il Mediterraneo continua a restituire i corpi di chi ha tentato di attraversare il mare, familiari e superstiti delle 98 vittime del naufragio di Cutro sono tornati a Crotone. Primo appuntamento, davanti al tribunale, dove è in corso il processo contro i sei ufficiali e sottoufficiali di Finanza e Guardia Costiera considerati responsabili del mancato soccorso di quella notte.
“Chiediamo direttamente a queste persone e alle autorità competenti di rispondere delle loro azioni. Non è stato un semplice incidente, ma il risultato di una grave irresponsabilità umana”. Almeno, ha detto Farzaneh Maliki, “chiedeteci scusa". Nel naufragio, ha perso gli zii, Temori Zabiullah, giudice che tentava di fuggire dall’Afghanistan dei taliban, la moglie Mina di 26 anni, giornalista, e i tre cuginetti. Di Aref, quattro anni,…
“Giustizia, verità, rispetto per la vita umana”. E poi ricongiungimenti e permessi per i familiari che fino ad oggi non hanno potuto neanche visitare la tomba dei propri cari. Mentre il Mediterraneo continua a restituire i corpi di chi ha tentato di attraversare il mare, familiari e superstiti delle 98 vittime del naufragio di Cutro sono tornati a Crotone. Primo appuntamento, davanti al tribunale, dove è in corso il processo contro i sei ufficiali e sottoufficiali di Finanza e Guardia Costiera considerati responsabili del mancato soccorso di quella notte.
“Chiediamo direttamente a queste persone e alle autorità competenti di rispondere delle loro azioni. Non è stato un semplice incidente, ma il risultato di una grave irresponsabilità umana”. Almeno, ha detto Farzaneh Maliki, “chiedeteci scusa". Nel naufragio, ha perso gli zii, Temori Zabiullah, giudice che tentava di fuggire dall’Afghanistan dei taliban, la moglie Mina di 26 anni, giornalista, e i tre cuginetti. Di Aref, quattro anni, non è mai stato trovato il corpo.
"Chiediamo a Giorgia Meloni, primo ministro d'Italia, di sostenere la giustizia e di agire immediatamente per chiarire la verità. Chiediamo giustizia, trasparenza e rispetto per la vita umana. Nessuna vita dovrebbe essere sacrificata a causa dell'indifferenza", ha tuonato la donna. Lei, come gli altri familiari – i pochi che siano riusciti a tornare in Calabria – da oltre tre anni fanno le stesse domande: perché nessuno ha soccorso quel caicco che si sapeva in avvicinamento? Perché quelle persone sono state lasciate sole nonostante le pessime condizioni del mare?
Di certo la Finanza sapeva che quel caicco era carico di migranti. E’ un dato documentale e incontrovertibile – è emerso oggi durante l’udienza – messo nero su bianco in una comunicazione proveniente dalla Centrale operativa nazionale della Finanza alle 23.20 del 25 febbraio. Eppure l’operazione è stata comunque qualificata come “law enforcement” (di sicurezza), dunque di competenza dei finanzieri, E quando le motovedette hanno dovuto far rapidamente rientro in porto a causa del maltempo, nessuno ha segnalato alla Guardia costiera la necessità di un intervento urgente di soccorso per quel caicco. Ore di negligenze, omissioni e rimpalli di responsabilità, secondo i pm di Crotone, sono costate la vita a 98 persone. Almeno. Molti corpi – denunciano da anni i familiari – non sono mai stati ritrovati.
“Siamo arrabbiati”, “siamo stanchi”. Madri, sorelle, nipoti, zii di chi dal mare è stato inghiottito lo ripetono più e più volte. Anche perché nel Mediterraneo si continua a morire. “Siamo venuti in Europa - hanno detto - in cerca di sicurezza e di una vita dignitosa, in Paesi che si definiscono culle della democrazia e dei diritti umani. Ma oggi assistiamo alla morte dei nostri cari in mare. Una morte che avrebbe potuto essere evitata. Una morte causata da negligenza e indifferenza".
Secondo l’agenzia Onu Oim, l'organizzazione internazionale per le migrazioni, dall'inizio del 2026 almeno 606 persone migranti sono già state segnalate come morte o disperse nel Mediterraneo, quasi un terzo delle 2.185 vite perse durante il 2025.
Dalla strage di Cutro, segnala Save the children, sono morti almeno cento bambini l’anno. Serve ed è urgente, dice la direttrice relazioni istituzionali Giorgia D’Errico, "un meccanismo coordinato e strutturato di ricerca e salvataggio delle persone in difficoltà in mare” e servono canali legali e sicuri. “E invece, le recenti norme sul tema - dal Patto dell’Unione europea sulla migrazione e l’asilo, all’adozione della lista sui Paesi sicuri, al Disegno di legge sull’immigrazione, varato dal Consiglio dei ministri l’11 febbraio - sembrano andare in direzione opposta”
La strage di tre anni fa, denuncia Medici senza frontiere, non ha insegnato nulla. “Ci saremmo aspettati un rafforzamento delle capacità di ricerca e soccorso, ma questo non è avvenuto – sottolinea Marco Bertotto, direttore dei programmi di Msf in Italia - né le istituzioni europee né il governo italiano si sono mobilitati per riattivare un meccanismo stabile e coordinato di ricerca e soccorso nel Mediterraneo. Piuttosto, hanno penalizzato e criminalizzato ogni iniziativa della società civile in mare, ostacolando i soccorsi, mentre continuano a mancare alternative sicure e legali per chi cerca asilo in Europa". E di iniziative legislative che scoraggiano il soccorso civile – ricorda Valeria Taurino di Sos Méditerranée, oggi presente al processo in cui l’ong francese è parte civile – ce ne sono sempre di nuove, “come un ddl che colpisce e blocca ancora di più chi salva vite in mare, che significa accettare tacitamente il rischio di altre 'Cutro'. Il mare continua a restituire cadaveri delle persone morte durante i giorni del ciclone Harry. Siamo qui per dire che oggi come tre anni fa la colpa non è del mare né del meteo, ma di chi su queste morti costruisce campagne d'odio e posizionamenti politici anziché trovare soluzioni".