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Bernini ha firmato il decreto: alla ricerca scientifica italiana 1,2 miliardi nei prossimi tre anni

Varato il piano triennale dal 2026 al 2028. I fondi saranno assegnati tramite concorso. Il ministro: “Conoscere le risorse in anticipo permetterà di pianificare i progetti”
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Le università e gli enti di ricerca italiani riceveranno un finanziamento di 1,2 miliardi di euro dal 2026 al 2028. La ministra dell’Università e della Ricerca (Mur) Anna Maria Bernini ha firmato oggi il decreto che contiene il piano triennale previsto dalla legge di bilancio 2026. Permetterà ai ricercatori italiani di sapere in anticipo quali saranno le risorse a loro disposizione e di pianificare in anticipo i progetti da avviare.

Il finanziamento di 1,2 miliardi per il triennio 2026-2028 comprende 259 milioni nel 2026, 257,6 nel 2027 e 285,7 nel 2028. “È una svolta rispetto al passato – ha detto Bernini - quando il sistema si è trovato troppo spesso a fare i conti con incertezza nei tempi dei bandi e nell'erogazione delle risorse. Assicuriamo stabilità finanziaria, programmazione chiara, continuità negli strumenti di finanziamento”.

Il nuovo Fondo

A supporto del Piano è stato istituito presso il Mur il nuovo Fondo per la Programmazione della Ricerca (Fpr), nel quale sono confluiti i cinque strumenti di finanziamento destinati alla ricerca di base e applicata. Sono il Fondo per gli Investimenti nella Ricerca Scientifica e Tecnologica (First), il Fondo integrativo speciale per la ricerca (Fisr), il Fondo Italiano per la Scienza (Fis), il Fondo Italiano per le Scienze Applicate (Fisa) e il Fondo per la ricerca in campo economico e sociale (Fres). A questi si aggiungono i Progetti di Ricerca di Rilevante Interesse Nazionale (Prin) e la partecipazione a partenariati di ricerca europei.

Per il triennio successivo sono previsti oltre 2 miliardi (665,9 nel 2029 e nel 2030 e 687,8 nel 2031). I fondi saranno assegnati attraverso procedure competitive e processi di valutazione fondati sul merito scientifico e su standard internazionali di peer review.

Un settore strategico

Per Antonio Zoccoli, presidente dell'Istituto Nazionale di Fisica Nucleare e della Consulta dei Presidenti degli Enti di Ricerca, il piano triennale è "un passaggio cruciale e atteso per il sistema della ricerca pubblica italiana". Positivo anche il giudizio del presidente dell'Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia, Fabio Florindo, che vede nel piano "un segnale chiaro del rinnovato impegno del paese nei confronti di un settore strategico per lo sviluppo e la competitività".

Valorizzazione del personale

Uno strumento di programmazione come il piano è il benvenuto anche per il presidente del Consiglio nazionale delle ricerche Andrea Lenzi, perché consente la "valorizzazione della ricerca e del suo personale". Per il presidente dell'Istituto Nazionale di Astrofisica (Inaf), Roberto Ragazzoni, "il respiro triennale del piano del Mur si sposa perfettamente con le attuali esigenze di sviluppo della scienza astronomica, che si articola in progetti almeno pluriennali".

Soddisfazione, infine, anche da parte della presidente della Conferenza dei rettori delle università italiane (Crui), Laura Ramaciotti, per la quale il piano "rafforza il capitale umano, sostiene l'innovazione e valorizza il merito scientifico".

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