Pesava come un pollo ed era alto poco più di un corvo eppure un piccolo dinosauro scoperto in Patagonia potrebbe avere un grande destino: riscrivere la storia dell’evoluzione.
Circa 90 milioni di anni fa fra le dune di quella che oggi è la Patagonia argentina correva a caccia di lucertole e piccoli mammiferi uno fra i più minuti dinosauri mai esistiti. Si chiama Alnashetri cerropoliciensis e prende il nome dal villaggio di “Cerro policia” a poca distanza da dove è stato trovato, splendidamente conservato, il suo scheletro.
Recuperato nel 2014 da un team di ricercatori argentini e statunitensi il fossile è stato studiato per anni e oggi, grazie a uno studio pubblicato su Nature, possiamo finalmente carpire i segreti di quella che si crede fosse una creatura leggera, alta 40 centimetri e lunga appena 70 (quasi tutti costituiti dalla coda), soprannominata “patas flacas” per via delle sue zampe sottili.
Quello trovato nell'area di La Buitrera nella provincia di Rio Negro è il secondo esem…
Pesava come un pollo ed era alto poco più di un corvo eppure un piccolo dinosauro scoperto in Patagonia potrebbe avere un grande destino: riscrivere la storia dell’evoluzione.
Circa 90 milioni di anni fa fra le dune di quella che oggi è la Patagonia argentina correva a caccia di lucertole e piccoli mammiferi uno fra i più minuti dinosauri mai esistiti. Si chiama Alnashetri cerropoliciensis e prende il nome dal villaggio di “Cerro policia” a poca distanza da dove è stato trovato, splendidamente conservato, il suo scheletro.
Recuperato nel 2014 da un team di ricercatori argentini e statunitensi il fossile è stato studiato per anni e oggi, grazie a uno studio pubblicato su Nature, possiamo finalmente carpire i segreti di quella che si crede fosse una creatura leggera, alta 40 centimetri e lunga appena 70 (quasi tutti costituiti dalla coda), soprannominata “patas flacas” per via delle sue zampe sottili.
Quello trovato nell'area di La Buitrera nella provincia di Rio Negro è il secondo esemplare fossile di questo dinosauro: nel 2004 i paleontologi recuperarono la struttura di un piccolo dinosauro priva però delle zampe e insufficiente a descrivere nel complesso la specie.
Quando dieci anni dopo hanno individuato sotto la roccia e sabbia “Alna” - così è stata ribattezzato il fossile di una femmina adulta di quattro anni composto dall’intero corpo, inclusi cranio, falangi e vertebre - è stato possibile scavare più in profondità nella conoscenza di questo dinosauro appartenente alla famiglia degli alvarezsauridi, dinosauri teropodi di piccole e medie dimensioni distribuiti in Asia e Sud America.
In passato, per anni, si è creduto che fossero imparentati con gli uccelli: in realtà però si tratta di piccoli carnivori vicini ai Compsognathus (i “compys” di Jurassic Park).
Grazie alla scoperta di Alna e riesaminando fossili già presenti nelle collezioni museali di Nord America ed Europa, i ricercatori hanno poi dimostrato che questi alvarezsauri ebbero origine molto prima di quanto finora ipotizzato, quando i continenti erano ancora collegati nella Pangea: la loro distribuzione globale sarebbe infatti legata alla successiva frammentazione delle masse continentali, anziché a improbabili traversate oceaniche.
Gli esperti, guidati da Peter Makovicky, ricercatore dell'Università del Minnesota e da Sebastiàn Apesteguìa dell’Università Maimònides di Buenos Aires, stimano in particolare che questa specie avesse denti molto forti e lunghi, come quelli di un velociraptor.
"Fino a poco tempo fa si credeva che tutti gli alvarezsauri piccoli avessero arti anteriori molto corti e denti minuscoli, e che queste caratteristiche anatomiche si fossero evolute parallelamente alle loro ridotte dimensioni corporee in risposta all'evoluzione di una ecologia che li nutriva di formiche e termiti. Ma Alna non rientra in questo schema..." ha spiegato Makovicky.
A differenza dei suoi parenti più tardivi infatti "Alnashetri" possedeva arti anteriori più lunghi e denti più grandi, dimostrando che alcune linee di alvarezsauri si erano miniaturizzate prima di sviluppare le caratteristiche associate a una dieta insettivora.
È possibile inoltre che esemplari di questa specie avessero piume colorate, ma di certo “non volavano”. L'epoca in cui visse Alna - fra i più piccoli dinosauri esisti - ci ricorda infine che quella chiamata “l'era dei giganti del sud in realtà non fu un'epoca di giganti, ma un'epoca di enorme diversità" affermano i ricercatori.
Nello studio apparso su Nature gli esperti aggiungono poi come il ritrovamento di Alna sia fondamentale per avere un punto di riferimento nell’evoluzione.
"Passare da scheletri frammentari difficili da interpretare a un animale quasi completo e articolato è come trovare una Stele di Rosetta paleontologica. Ora abbiamo un punto di riferimento per identificare reperti più incompleti e mappare le transizioni evolutive in anatomia e dimensioni corporee” spiega soddisfatto Makovicky.
Per il suo collega Apesteguìa si tratta però solo di "uno dei tanti" grandi nuovi passi che i reperti della Patagonia potrebbero aiutarci a compiere nella ricostruzione evolutiva: altri fossili sono infatti già in preparazione in laboratorio e potrebbero fornirci nuovi segreti sui piccoli-grandi alvarezsauri.