Sull’isola di Budelli non rimarrà più traccia della casa di Mauro Morandi, per oltre trent’anni custode, guardiano, difensore del litorale a tutela integrale dell’arcipelago de La Maddalena. Niente riqualificazione, niente memoria di quello che è stato per decenni il suo mondo, fatto di conchiglie, gusci di molluschi e frammenti di corallo. A spiegare la scelta netta di questa decisione, presa nella prima riunione del nuovo consiglio direttivo del Parco, il direttore Giulio Plastina: «Restituiamo alla natura i suoi spazi». Niente infopoint, quindi, come prevedeva il progetto iniziale. Niente conservazione: l’area, larga 1,6 chilometri quadrati e considerata territorio di massima tutela, non ha superato la valutazione di incidenza ambientale.
Per Mauro Morandi, modenese classe ’39, ex insegnante di educazione fisica, Budelli era stato un colpo di fulmine. Era il 1989 quando partì per la Polinesia e finì invece per approdare proprio sull’isola più protetta e tutelata del Mediterraneo. L…
Sull’isola di Budelli non rimarrà più traccia della casa di Mauro Morandi, per oltre trent’anni custode, guardiano, difensore del litorale a tutela integrale dell’arcipelago de La Maddalena. Niente riqualificazione, niente memoria di quello che è stato per decenni il suo mondo, fatto di conchiglie, gusci di molluschi e frammenti di corallo. A spiegare la scelta netta di questa decisione, presa nella prima riunione del nuovo consiglio direttivo del Parco, il direttore Giulio Plastina: «Restituiamo alla natura i suoi spazi». Niente infopoint, quindi, come prevedeva il progetto iniziale. Niente conservazione: l’area, larga 1,6 chilometri quadrati e considerata territorio di massima tutela, non ha superato la valutazione di incidenza ambientale.
Per Mauro Morandi, modenese classe ’39, ex insegnante di educazione fisica, Budelli era stato un colpo di fulmine. Era il 1989 quando partì per la Polinesia e finì invece per approdare proprio sull’isola più protetta e tutelata del Mediterraneo. La elesse a suo buen retiro: scelto e difeso per decenni come spazio di resistenza personale, un luogo dove visse in solitudine per 32 anni. Una vita da eremita che l’aveva consacrato a guardiano della Spiaggia Rosa, di un’isola unica al mondo, patrimonio ambientale reso celebre nel ’64 da Deserto rosso di Michelangelo Antonioni e spesso violato da un turismo mordi e fuggi incapace di preservarne la specificità.
Chi passava lo incontrava nel dehors improvvisato che anticipava la casa. Lo sguardo interrogativo, a scrutare le volontà di chi aveva di fronte. Troppi, d’altronde, i turisti in cerca di un frammento di sabbia rosa da portare a casa come un souvenir. Morandi questo lo sapeva. Il rischio non scomparve nemmeno dopo la sua morte: è notizia solo qualche mese fa, infatti, che l’Associazione ecologista Gruppo d’Intervento Giuridico (GrIG) abbia avvisato il Corpo Forestale e di Vigilanza Ambientale regionale della vendita online della sabbia rosa della spiaggia soggetta a vincolo paesaggistico, vincolo di conservazione integrale, parco nazionale e area marina protetta. Venduta su una piattaforma per gli acquisti, dopo essere stata prelevata illegalmente.
Il “Robinson Crusoe” dedicò la sua vita alla tutela della biodiversità dell’isola, inavvicinabile ai più. Nel 2021 fu costretto a cedere anche a causa della sua malattia: la sua battaglia con lo Stato era finita. Venne cacciato, sfrattato dopo un contenzioso durato anni con l’ente parco dalla sua casa. Da allora, da quando il guardiano della Spiaggia Rosa, come veniva ormai chiamato da tutti, ha lasciato la sua casa e la sua isola, in molti si sono chiesti cosa fare della piccola abitazione che l'uomo aveva costruito. Adesso, di ciò che rimane dell'abitazione, non resterà alcuna traccia.