Domenico, lite tra équipe a Bolzano. Il racconto dell’oss: “Notai del fumo dal ghiaccio”
dal nostro inviato Michele BocciIl frigo del ghiaccio secco all'ospedale di Bolzano
Bolzano – Si trova al piano terra, nell’ala ancora da ristrutturare dell’ospedale di Bolzano. Dal “contenitore isotermico da ghiaccio secco”, un grosso scatolone con ruote e chiusure di acciaio che può sopportare bassissime temperature, sarebbe uscita la sostanza usata nel recipiente per il trasporto del cuore. Un errore madornale, visto che l’organo doveva essere conservato a circa 4 gradi e il ghiaccio secco invece arriva a — 80. Chi l’ha commesso, però, non è ancora chiaro. Saranno le indagini della procura di Napoli, e l’ispezione del ministero alla Salute e del Centro nazionale trapianti, a dire chi è il responsabile dello sbaglio. I professionisti di Bolzano e quelli di Napoli avrebbero parlato chiaramente di quale tipo di ghiaccio usare, prima che fosse scelto quello secco.
Bolzano – Si trova al piano terra, nell’ala ancora da ristrutturare dell’ospedale di Bolzano. Dal “contenitore isotermico da ghiaccio secco”, un grosso scatolone con ruote e chiusure di acciaio che può sopportare bassissime temperature, sarebbe uscita la sostanza usata nel recipiente per il trasporto del cuore. Un errore madornale, visto che l’organo doveva essere conservato a circa 4 gradi e il ghiaccio secco invece arriva a — 80. Chi l’ha commesso, però, non è ancora chiaro. Saranno le indagini della procura di Napoli, e l’ispezione del ministero alla Salute e del Centro nazionale trapianti, a dire chi è il responsabile dello sbaglio. I professionisti di Bolzano e quelli di Napoli avrebbero parlato chiaramente di quale tipo di ghiaccio usare, prima che fosse scelto quello secco.
Il frigo del ghiaccio secco all'ospedale di Bolzano
Gli ispettori sono arrivati ieri pomeriggio a Bolzano, per parlare con il personale che era in sala operatoria e con la direzione e leggere i documenti dove è stato registrato quanto successo la mattina del 23 dicembre. Intanto i Nas hanno parlato con i membri dell’équipe di Innsbruck, che hanno prelevato reni e fegato mentre i colleghi di Napoli si occupavano del cuore. Ci sono stati però problemi durante gli interventi contemporanei, come segnalato dalla Provincia dell’Alto Adige al ministero nella sua relazione della scorsa settimana. Addirittura, si viene a sapere adesso, ci sarebbero state discussioni abbastanza accese, con gli austriaci che avrebbero accusato gli italiani di non essere intervenuti nel modo corretto. C’è stato un problema con il drenaggio del sangue che ha fatto gonfiare il cuore. Sono intervenuti i medici di Innsbruck per risolvere la situazione. Se l’organo è stato danneggiato già in quella fase si scoprirà con l’autopsia.
Il contenitore del ghiaccio secco si trova vicino a una finestra, e sul muro accanto, ci sono dei cartelli per segnalare il pericolo. Non è escluso che siano stati messi negli ultimi giorni, dopo quello che è accaduto. In effetti, il materiale va maneggiato con cura, usando delle protezioni perché può essere ustionante. Il frigo è custodito nell’Officina ospedaliera di Bolzano, cioè uno dei servizi sul quale i Nas hanno chiesto informazioni all’azienda sanitaria dell’Alto Adige. Nei giorni scorsi, infatti, hanno inviato una lettera per farsi comunicare i nomi «degli addetti all’Officina ospedaliera, con particolare riguardo a chi è preposto alla fornitura del ghiaccio». I carabinieri hanno anche chiesto come si chiama l’operatore sociosanitario (oss) in servizio nel blocco operatorio dell’ospedale.
La ricostruzione è che potrebbe essere stato quell’operatore ad andare a prendere il ghiaccio in Officina, su richiesta di chi era in sala, e a consegnarlo a un infermiere, che poi lo ha messo nel contenitore del cuore. Già nei giorni scorsi da Bolzano hanno raccontato che quel professionista aveva chiesto ai medici arrivati dal Monaldi, addirittura un paio di volte, se la sostanza andasse bene. Del resto, come previsto da tutti i protocolli, è l’équipe che parte dalla struttura dove si trova il paziente in attesa del trapianto la responsabile del trasporto, oltre che del prelievo. Tra l’altro toccherebbe sempre allo stesso gruppo assicurarsi di partire dal proprio ospedale con una quantità di ghiaccio sufficiente a mantenere la temperatura giusta, anche se può capitare che si chieda ai colleghi di averne un po’ in aggiunta.
Nell’audit del Monaldi, Vincenzo Pagano, il medico andato a Bolzano insieme a Gabriella Farina, dice che «uno dei membri di sala operatoria ha versato nel contenitore da un altro recipiente ciò che sembrava normale ghiaccio tritato mentre eravamo ancora bardati». Farina invece ha scritto: «Chiedevo al personale di sala di aprire il contenitore termico, in cui ho posizionato il secchiello e chiedevo di integrare il ghiaccio mancante fino alla copertura completa del contenitore con il cuore espiantato». Solo a Napoli, in sala operatoria, Farina si accorge che quello usato «non era ghiaccio normale». Si gioca tutto su chi ha dato il via libera all’uso del ghiaccio secco, e su chi ha controllato, l’eventuale coinvolgimento di uno o più operatori di Bolzano nell’inchiesta. Lo sanno anche gli ispettori del ministero, che ieri sono usciti dalla struttura quando già era buio. Oggi torneranno per nuovi controlli.
L’oss di Bolzano: “Un collega notò un po’ di fumo freddo del ghiaccio e chiese se andava bene, gli fu risposto di sì”
Dalle testimonianze rese a Bolzano, uno degli oss racconta che con un collega e "la dottoressa di Napoli” era andato in presala a prenderlo. Lì il collega ha versato il ghiaccio nella borsa frigo arrivata da Napoli e in quel momento ha notato "un pò di fumo freddo del ghìaccio" e ha chiesto alla dottoressa se andava bene, ricevendo come risposta di metterlo "sotto e di lato al contenitore di plastica".
Si evince dallo stralcio di un verbale delle testimonianze acquisite a Bolzano, nell'ambito dell'indagine sulla morte del bambino di due anni dopo il trapianto di cuore danneggiato. La dottoressa napoletana avrebbe richiesto solo ghiaccio, senza specificare altro, dice ancora il testimone.
Successivamente l’oss riferisce anche che da un chiacchiericcio all'interno dell'ospedale su quello che era avvenuto, aveva appreso che il chirurgo dell'equipe di Innsbruck, presente per il prelievo di altri organi dal bambino donatore, aveva detto che "il cuore era stato danneggiato".