La cenere dell’Etna e le ricerche del Cnr: “Le sue falde tra le più fertili d’Europa”
di Luca FraioliAetnAsh, cenere dell’Etna: i ricercatori del Cnr di Palermo, guidati da Mario Pagliaro, hanno già da tempo pensato anche al brand che potrebbe veicolare in tutto il mondo le polveri eruttate dal vulcano siciliano. Una manna (vulcanica) dal cielo. Perché, se per molto tempo la cenere espulsa dai crateri è stata considerata un problema, ora schiere di studiosi stanno cercando di trasformarla in una soluzione.
Le polveri generate dalle eruzioni
In queste ore un reportage del britannico Guardian ha riportato l’attenzione sugli studi che confermano come le polveri generate dalle eruzioni, una volta depositatesi a terra, arrechino beneficio al suolo, arricchendolo di minerali e drenando l’acqua in eccesso. Nel racconto si cita il Progetto Reucet (Recupero e utilizzo delle ceneri vulcaniche etnee) dell’Università di Catania, nato una decina di anni fa da una intuizione di Paolo Roccaro, docente di Ingegneria sanitaria-ambientale. In cinque anni di attività, il progetto ha aumentato la consap…
AetnAsh, cenere dell’Etna: i ricercatori del Cnr di Palermo, guidati da Mario Pagliaro, hanno già da tempo pensato anche al brand che potrebbe veicolare in tutto il mondo le polveri eruttate dal vulcano siciliano. Una manna (vulcanica) dal cielo. Perché, se per molto tempo la cenere espulsa dai crateri è stata considerata un problema, ora schiere di studiosi stanno cercando di trasformarla in una soluzione.
Le polveri generate dalle eruzioni
In queste ore un reportage del britannico Guardian ha riportato l’attenzione sugli studi che confermano come le polveri generate dalle eruzioni, una volta depositatesi a terra, arrechino beneficio al suolo, arricchendolo di minerali e drenando l’acqua in eccesso. Nel racconto si cita il Progetto Reucet (Recupero e utilizzo delle ceneri vulcaniche etnee) dell’Università di Catania, nato una decina di anni fa da una intuizione di Paolo Roccaro, docente di Ingegneria sanitaria-ambientale. In cinque anni di attività, il progetto ha aumentato la consapevolezza che la cenere possa trasformarsi in una risorsa per molti settori diversi, tra cui l’agricoltura. In particolare, lo studio ha analizzato le caratteristiche chimiche delle polveri eruttate dall’Etna, proponendone poi l’uso in diversi ambiti, dal materiale per la costruzione di strade e l’isolamento di muri, alla depurazione delle acque e all’inchiostro per stampanti 3D.
Gli effetti della cenere
Parallelamente un team dell’Istituto materiali nanostrutturati del Cnr di Palermo, ha confermato che la cenere dell’Etna ha un effetto fertilizzante sui terreni, grazie al suo contenuto di manganese, magnesio, molibdeno, cromo e altri elementi rari. Queste sostanze, in realtà, non vanno a nutrire direttamente le piante, ma agiscono attraverso un meccanismo altrettanto fondamentale: danno ai batteri presenti nel suolo quei metalli che permettono loro di produrre gli enzimi che poi attivano i nutrienti già presenti nell'aria o nel terreno, come fosforo e potassio, che possono essere disponibili ma in una forma inaccessibile alle radici.
Il catalizzatore
La polvere vulcanica, insomma, è una sorta di catalizzatore. “Il principio è lo stesso delle fave che si seminano perché aiutano il terreno a fissare meglio l’azoto contenuto nell’aria”, spiega Mario Pagliaro. “Ma se si impiega la polvere vulcanica il processo è molto più efficiente e rapido”. Questo spiega perché le falde dell’Etna ospitino terreni tra i più fertili d’Europa. Vale per tutti i vulcani del mondo, anche se la composizione chimica può variare leggermente a seconda dei siti.
Il concime
E si potrebbero concimare i propri campi con cenere vulcanica anche se si vive lontano da un cratere attivo? “C’è già chi lo fa. Sia all’estero che in Italia”. Da noi manca però una vera filiera e norme che agevolino questo business. “Intorno all’Etna ci sono molte aziende che lavorano la pietra lavica per farne materiali per l’edilizia”, spiega Pagliaro. “Come sottoprodotto generano frammenti lavici che da tempo vendono in sacchetti. Ma recentemente, vista la richiesta, hanno iniziato a vendere anche sacchetti pieni di cenere vulcanica”. Fino a non molto tempo fa c’era un problema legale: le polveri vulcaniche che si depositano a Terra dopo le eruzioni, quando raccolte erano per legge trattate come rifiuti. “Questo ostacolo è stato rimosso, proprio grazie alle aziende di lavorazione della lava. È vero che le Regione Sicilia non ha legiferato sull’argomento, ma ha livello nazionale alcuni decreti hanno classificato le ceneri vulcaniche, non più come rifiuto tal quale, ma come ammendante di terreni. Quella invece che continua a mancare è una normativa del Ministero dell’Agricoltura che, dopo una sperimentazione sui vari tipi di colture, dovrebbe stabilire le modalità e le quantità di utilizzo di questo fertilizzante inorganico”.
Il più grande e attivo vulcano d’Europa
Il risultato è che mentre in molti Paesi si commercializzava la cenere vulcanica per uso agricolo, l’Italia, con il vulcano più grande e attivo d’Europa, non ha fatto molto in questo campo. La pratica resta confinata ad agricoltori locali che l’hanno tramandata di generazione in generazione. “Il nostro studio voleva anche essere uno stimolo alla politica locale e nazionale”, racconta Pagliaro. Ma lo studioso del Cnr și spinge oltre: “La Sicilia, in quanto Regione Autonoma, ha un suo Ente Minerario: noi proponiamo che gestisca anche la cenere dell’Etna, commercializzandola in tutto il mondo appunto con il marchio AetnAsh. Via nave potrebbe arrivare ovunque, dalle gelide pianure canadesi alla desertica Africa, per ridare vita ai terreni e cibo a chi vive lì”.