Cronaca

Crans-Montana, l’ambasciata italiana: “Perché niente squadra comune? Ce ne sono state 15 in 5 anni”

Crans-Montana, l’ambasciata italiana: “Perché niente squadra comune? Ce ne sono state 15 in 5 anni”
(afp)

Il 19 febbraio scorso, dopo la missione dei pm romani guidata dal procuratore Lo Voi, la Svizzera ha detto sì allo scambio di atti, ma no a team congiunti. In passato, sono stati utilizzati solo per reati transnazionali

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La missione in Svizzera dei pm romani, che sul rogo di Crans-Montana, costato la vita anche a cinque italiani e gravi ferite a altri undici, hanno aperto un’inchiesta, non sembra aver portato il sereno fra Roma e Berna. A riaprire le ostilità è l’ambasciata italiana nella Confederazione elvetica, che con un post pubblicato sui social scrive: “Dal 2020 al 2025 vi sono state ben 15 squadre investigative comuni tra l'Italia e la Svizzera. Perché proprio quella sulla strage di Crans-Montana è stata negata dall'ufficio federale di giustizia alla Procura della Repubblica di Roma il 19 febbraio scorso?".

"Erano indagini su reati transnazionali”

Al termine della missione dei pm romani, guidata dal procuratore Francesco Lo Voi, la Svizzera aveva detto sì allo scambio di atti di indagine, ma aveva declinato l’offerta di costituire una squadra investigativa comune. È vero, avevano sostenuto le autorità elvetiche, in passato la collaborazione c’è stata ma soprattutto per indagini su reati transnazionali, come corruzione, riciclaggio o criminalità organizzata relative a organizzazioni di matrice italiana operanti in Svizzera o comunque operanti in entrambi i Paesi. Circostanze che per quel che riguarda il rogo del bar “Le Constellation” – avevano fatto filtrare le autorità elvetiche – non sussistono.

E la tensione sale

Una risposta che non è piaciuta al governo Meloni, che già in passato ha mostrato la propria irritazione, richiamando a Roma l'ambasciatore italiano in Svizzera Gian Lorenzo Cornado all'indomani della scarcerazione decisa dalla magistratura di Sion di Jacques Moretti, il proprietario del locale teatro della strage. E dall’ufficio diplomatico di Berna, dove Cornado non è stato ancora autorizzato a fare ritorno, arriva oggi il messaggio che rischia di fare salire nuovamente la tensione.

“Rispettare il riserbo istituzionale”

Alla Svizzera le pressioni italiane non sono piaciute. Lo ha manifestato in passato, con il presidente della Confederazione Guy Parmelin che dopo il ritiro dell’ambasciatore, gelido ha commentato: “Da noi vige la separazione dei poteri, le indagini spettano alla magistratura”. E ieri, il ministro della Giustizia svizzero, parlando con il Corriere del Ticino, ha invitato a rispettare il riserbo istituzionale necessario per tutelare non solo le indagini, ma anche la cooperazione fra Paesi. “La corrispondenza tra le autorità italiane e svizzere è riservata e non destinata alla divulgazione pubblica. Lo stesso vale per l'incontro tenutosi a Berna il 19 febbraio 2026”, ha spiegato, limitandosi a sottolineare: “Tutte le parti hanno avuto l'opportunità di sollevare e discutere le questioni di loro interesse”.

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