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“Già nell’espianto a Bolzano si rischiò di perdere il cuore” Salvato dai medici austriaci

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L’organo si stava gonfiando ma rimediarono dei chirurghi di Innsbruck. E il ghiaccio secco venne messo consapevolmente
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BOLZANO – Potevano perderlo già durante il prelievo. Se non fosse intervenuta l’équipe austriaca che si trovava a Bolzano per espiantare reni e fegato, il cuore destinato a Domenico sarebbe diventato subito inutilizzabile. È stata comunque una questione di minuti: l’errore decisivo è avvenuto poco dopo, quando per il trasporto è stato utilizzato il ghiaccio secco che ha congelato l’organo. Quanto accaduto la mattina del 23 dicembre in Alto Adige è un concentrato di tensioni, errori e, purtroppo, anche di disorganizzazione. L’équipe arrivata dalla Campania era poco attrezzata, con pochi strumenti chirurgici, ma anche senza adeguato materiale di trasporto e con poco ghiaccio. In più, i medici sono apparsi tesi e preoccupati per un intervento che, hanno detto, non facevano da tempo.

I problemi durante il prelievo

Stefan Scheidl, il chirurgo di Innsbruck che ha fatto il prelievo degli organi addominali con una collega e un perfusionista, nella relazione inviata dopo il fatto, dice che …

BOLZANO – Potevano perderlo già durante il prelievo. Se non fosse intervenuta l’équipe austriaca che si trovava a Bolzano per espiantare reni e fegato, il cuore destinato a Domenico sarebbe diventato subito inutilizzabile. È stata comunque una questione di minuti: l’errore decisivo è avvenuto poco dopo, quando per il trasporto è stato utilizzato il ghiaccio secco che ha congelato l’organo. Quanto accaduto la mattina del 23 dicembre in Alto Adige è un concentrato di tensioni, errori e, purtroppo, anche di disorganizzazione. L’équipe arrivata dalla Campania era poco attrezzata, con pochi strumenti chirurgici, ma anche senza adeguato materiale di trasporto e con poco ghiaccio. In più, i medici sono apparsi tesi e preoccupati per un intervento che, hanno detto, non facevano da tempo.

I problemi durante il prelievo

Stefan Scheidl, il chirurgo di Innsbruck che ha fatto il prelievo degli organi addominali con una collega e un perfusionista, nella relazione inviata dopo il fatto, dice che “nel corso della fase di perfusione sono emerse particolarità”. Il tono ammorbidisce la tensione che si è respirata in sala, raccontata assai meglio dai verbali degli interrogatori. Prima di togliere gli organi bisogna ripulirli del sangue inserendo una soluzione protettiva. Contemporaneamente va ricavato un drenaggio, una via d’uscita per i liquidi. L’operazione spetta alla dottoressa Gabriella Farina, cardiochirurga del Monaldi, che fa un’incisione troppo piccola. Così “la congestione venosa, in particolare di cuore e fegato, si è manifestata clinicamente”, cioè gli organi si gonfiano. I chirurghi austriaci segnalano il problema due volte ai colleghi. “Dopo che il mio terzo invito ad alta voce non ha suscitato una reazione adeguata, ho deciso spontaneamente di intervenire”, dice Scheidl. Di Farina, la dottoressa Veronika Kropfl dice: “Non ha reagito, forse non ha capito o era sopraffatta, non posso dirlo”. In effetti c’è anche un problema di lingua: le comunicazioni sono in inglese parlato solo dal dottor Vincenzo Pagano. L’anestesista di Bolzano presente in sala, Julia Kompatscher ha detto ai Nas, inoltre, che il medico austriaco “mi riferiva anche che gli sembrava ci fosse stato un taglio del ventricolo sinistro”. Il dottore ha poi negato di averlo affermato. I Nas suggeriscono, comunque, di far verificare e chiarire il punto dai consulenti per capire se quanto successo in sala ha danneggiato l’organo.

Senza materiali e attrezzature

Finito l’intervento, emergono i problemi di attrezzatura. I chirurghi di Napoli, che si erano fatti dare anche strumenti chirurgici, chiedono ai colleghi di Innsbruck i sacchetti dove mettere il cuore e le soluzioni con le quali riempirli. Farina domanda inoltre all’operatore sociosanitario (oss) di sala se c’è “un contenitore di plastica”. Per trasportare gli organi di solito si usa una sorta di cestello da mettere nel contenitore principale. Alla fine si usa un barattolo di istologia per pezzi anatomici, che viene inserito in quello che qualcuno descrive ai Nas come un “frigo da spiaggia”, un contenitore che da queste parti non hanno mai visto. Inoltre, l’autista dell’ambulanza che porta i medici napoletani da Verona a Bolzano li trova infreddoliti, perché hanno addosso solo gli abiti da sala operatoria. Arrivati in ospedale li sostituiscono con divise sterili. “Ho chiesto alla chirurga come sarebbero tornati a Verona — dice Julia Kompatscher — mi ha risposto in ambulanza. Le ho detto che avevamo l’elicottero ma lei mi ha detto che poteva andare bene anche l’ambulanza. Ma sono due ore di viaggio, così ho allertato l’elicottero. Mi sembrava preoccupata, tesa, aveva detto che era tanto che non faceva una operazione del genere”.

La sostanza refrigerante

Nel contenitore portato da Napoli c’è poco ghiaccio, misto ad acqua. Bisogna metterne ancora. “Noi avevamo ghiaccio a disposizione ma non ci è stato chiesto”, raccontano i chirurghi di Innsbruck. Invece Farina (difesa dagli avvocati Dario Gagliano e Anna Ziccardi che dicono: “Stiamo leggendo gli atti, nessuna ricostruzione in questa fase può essere considerata come una verità assoluta”) lo chiede al personale di Bolzano. La sostanza parte dall’officina dell’ospedale, il cui responsabile è stato spostato proprio in questi giorni, e arriva in una scatola di polistirolo. “L’ho mostrato alla chirurga di Napoli e le ho detto “abbiamo questo”. Le ho chiesto se andasse bene e ha detto sì”, racconta l’oss di sala operatoria. Non è chiaro se venga spiegato che si tratta di ghiaccio secco, ma come è possibile che nessuno si accorga che si tratta di quella sostanza, che ha una temperatura di —80 gradi? “Che io sappia, a Bolzano non abbiamo ghiaccio normale — dice la responsabile dell’organizzazione delle sale operatorie — Quello secco si riconosce perché fuma, evapora”. E infatti, un’altra addetta racconta che quando viene preso, vede “un po’ di fumo freddo”. Comunque, il contenitore viene riempito e il personale sostiene che la chirurga dice che in quel modo va bene. Poi i medici di Napoli se ne vanno. Solo alcune ore dopo si accorgeranno che il cuore è congelato.

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