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Caso Pedri, riprendono in un lago in Trentino le ricerche della ginecologa scomparsa nel 2021

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Dopo quasi cinque anni, si tornano a perlustrare le acque del bacino di Santa Giustina
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A quasi cinque anni dalla scomparsa di Sara Pedri, riprendono le ricerche nelle acque del lago di Santa Giustina, in Trentino. Un nuovo tentativo per trovare almeno un segno, un indizio, qualcosa che possa dare risposte a una domanda rimasta sospesa nel tempo.

La donna scomparve il 4 marzo 2021 dopo aver lasciato l’ospedale Santa Chiara di Trento in cui lavorava. La sua auto fu ritrovata nei pressi del lago di Santa Giustina, ma di lei non è mai stata trovata traccia e il caso resta tuttora irrisolto.

Il nuovo ciclo di ricerche

In questi giorni i vigili del fuoco sono nuovamente impegnati nelle operazioni di perlustrazione del lago, sia lungo le rive sia in acqua, con l’ausilio di gommoni. Le ricerche si concentrano in un periodo ritenuto particolarmente favorevole: il livello dell’acqua è infatti molto basso, prima dell’inizio dello scioglimento della neve in montagna, condizione che consente una maggiore visibilità dei fondali e delle aree normalmente sommerse. Non è la prima …

A quasi cinque anni dalla scomparsa di Sara Pedri, riprendono le ricerche nelle acque del lago di Santa Giustina, in Trentino. Un nuovo tentativo per trovare almeno un segno, un indizio, qualcosa che possa dare risposte a una domanda rimasta sospesa nel tempo.

La donna scomparve il 4 marzo 2021 dopo aver lasciato l’ospedale Santa Chiara di Trento in cui lavorava. La sua auto fu ritrovata nei pressi del lago di Santa Giustina, ma di lei non è mai stata trovata traccia e il caso resta tuttora irrisolto.

Il nuovo ciclo di ricerche

In questi giorni i vigili del fuoco sono nuovamente impegnati nelle operazioni di perlustrazione del lago, sia lungo le rive sia in acqua, con l’ausilio di gommoni. Le ricerche si concentrano in un periodo ritenuto particolarmente favorevole: il livello dell’acqua è infatti molto basso, prima dell’inizio dello scioglimento della neve in montagna, condizione che consente una maggiore visibilità dei fondali e delle aree normalmente sommerse. Non è la prima volta che il lago viene scandagliato. Negli anni scorsi sono stati effettuati diversi interventi, ma senza esito. Eppure la famiglia della ginecologa da quel4 marzo 2021 non ha mai smesso di cercare.

La speranza che resiste al tempo

Dal profilo Facebook “Verità per Sara Pedri”, i familiari raccontano con lucidità e dolore cosa significhi continuare a sperare dopo tanto tempo. “Sappiamo bene che dopo cinque anni difficilmente troveremo un corpo. Lo sappiamo con la mente, ma il cuore continua a sperare”, scrivono. “Ci basterebbe anche solo una sua scarpa. Il paio dei grandi occhiali blu-viola che indossava quel giorno e che ancora mancano all’appello. Basterebbe un piccolo segno, qualcosa che ci aiuti a rispondere alla domanda che ci accompagna ogni giorno, senza tregua: Sara è lì?”. Parole che restituiscono il senso di una ricerca che non è soltanto investigativa, ma profondamente umana. Un’attesa che si alimenta anche della più piccola possibilità.

Una presenza-assenza

Per i familiari, cercare Sara non significa soltanto tentare di ritrovarne le tracce materiali. È anche un modo per mantenere viva la sua presenza, per non lasciare che la sua storia scivoli nel silenzio. “Cercare Sara – si legge ancora nel messaggio – non significa soltanto cercarla fisicamente. Significa continuare a riconoscere la sua presenza nella sua assenza. Significa permettere alla sua voce di vivere ancora attraverso di noi”.

La ricerca, dunque, diventa memoria attiva, testimonianza, volontà di non interrompere il dialogo con chi non c’è più.

Il faro sul mobbing

La vicenda di Sara Pedri ha assunto nel tempo un significato che va oltre la dimensione personale e familiare. Secondo i suoi cari, la sua storia ha contribuito a portare all’attenzione pubblica un fenomeno spesso invisibile: il mobbing sul lavoro. “Sara ha spostato montagne e insieme a noi continua a farlo”, scrivono i familiari. “Attraverso la sua storia abbiamo acceso una luce su un dolore silenzioso che colpisce tante persone e di cui si parla ancora troppo poco: il mobbing. Se oggi se ne parla di più, è anche grazie a lei”. Il caso della giovane ginecologa è diventato negli anni un simbolo, un punto di riferimento per chi denuncia situazioni di pressione psicologica e sofferenza negli ambienti professionali.

La ricerca come bisogno di verità

Le operazioni nel lago di Santa Giustina proseguono dunque tra realismo e speranza. La consapevolezza del tempo trascorso convive con il desiderio di una risposta, anche minima, che possa interrompere l’incertezza. Per la famiglia, ogni nuova perlustrazione è un passo verso la verità. Non necessariamente quella che restituisce ciò che è stato perduto, ma almeno quella che consente di smettere di chiedersi, ogni giorno, dove sia Sara.

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