La famiglia nel bosco, Catherine alla tv australiana: “Lotto contro l’ignoranza, andremo altrove”
di Corrado ZuninoROMA – Al programma australiano “60 minutes”, la cui troupe è venuta a Palmoli la prima settimana di febbraio per intervistarla, Catherine Birmingham, la madre della famiglia nel bosco ha detto: “Sto lottando contro la credenza molto molto ignorante che quello che io e Nathan facciamo ai nostri tre figli sia sbagliato. Pensano che li stiamo danneggiando”.
Nel corso dell’intervista in cui lei guida e il marito Nathan Trevallion, a fianco, ascolta, e a volte viene interrotto, ha spiegato: “Molte persone cattive non amano il nostro modo naturale di vivere. Abbiamo accettato tutti i compromessi possibili, la scuola, i vaccini, il bagno dentro casa. Ma non ci restituiscono i figli. Dovremmo accettare compromessi per fa…
ROMA – Al programma australiano “60 minutes”, la cui troupe è venuta a Palmoli la prima settimana di febbraio per intervistarla, Catherine Birmingham, la madre della famiglia nel bosco ha detto: “Sto lottando contro la credenza molto molto ignorante che quello che io e Nathan facciamo ai nostri tre figli sia sbagliato. Pensano che li stiamo danneggiando”.
Nel corso dell’intervista in cui lei guida e il marito Nathan Trevallion, a fianco, ascolta, e a volte viene interrotto, ha spiegato: “Molte persone cattive non amano il nostro modo naturale di vivere. Abbiamo accettato tutti i compromessi possibili, la scuola, i vaccini, il bagno dentro casa. Ma non ci restituiscono i figli. Dovremmo accettare compromessi per far stare a loro agio i giudici italiani? Purtroppo il governo australiano ci ha abbandonato: non farò un altro volo per tornare laggiù, non è un’opzione. E poi non potrei portare il cavallo Lee, è troppo vecchio. Ma non vogliamo più avere a che fare con i regolamenti italiani. Il nostro futuro non è in Italia, ma altrove in Europa”.
Il documento s’intitola, esplicitamente, “Salviamo i bambini” e le parole di mamma Catherine, pronunciate appunto a fine febbraio, sono in evidente contraddizione con quelle che suo marito Nathan ha detto a Repubblica quattro giorni fa. “Questo è il posto della nostra anima, per tutti e cinque”. Si riferiva al casaletto di Palmoli, nel Basso Chietino, per il quale c’è un progetto di bio-ristruttrazione. “È stato il nostro paradiso per tre anni… Bisognerebbe cambiare le leggi italiane, ma abbiamo deciso che accetteremo gli standard che ci hanno imposto”.
Anche durante l’intervista a “60 minute Australia” Nathan ha detto: “Se i nostri figli sono sicuri, potremmo restare in Italia”.
"I bambini manipolati e indottrinati”
Cate Birmingham, che per realizzare l’intervista e le immagini riprese in vari punti della provincia di Chieti si è allontanata dai tre figli, ha detto ancora: “Abbiamo accettato molti compromessi, ma non faremo cose che danneggeranno i nostri bambini. Sì, certo, mi lamento all’interno della struttura protetta, ma una madre lo deve fare quando vede i propri figli prima manipolati e poi indottrinati”. E poi: “Con le nostre modalità diamo ai bambini molte più opportunità per il futuro di quante ne avrebbero seguendo un sapere più convenzionale. Loro sanno far crescere una pianta, cucire, lavorare a maglia, spaccare la legna. Non manderemo i nostri figli a scuola, abbiamo già una maestra vecchio tipo, di quelle che dicono così è giusto, così è sbagliato. Il sistema che ti dice vai a scuola, vai a fare un lavoro, sta creando criminali”.
"I carabinieri a casa perché siamo neorurali”
Alla domanda perché sono venuti in Italia, la risposta è stata, in lacrime: “Chi me l’ha fatto fare… L’Abruzzo è una terra incontaminata, è come se qui non ci fosse stata la rivoluzione industriale. Gli italiani, poi, hanno molto cuore”. Tornando all’episodio che ha fatto scattare tutta la vicenda, l’avvelenamento da funghi, Catherine ha rivelato: “In quei giorni ne avevamo mangiato troppi, presenti nella nostra proprietà. I carabinieri sono intervenuti a casa nostra perché sapevano che siamo una famiglia non connessa all’acqua né all’elettricità. Se sono pazza? Questo è ciò che tutti pensano di me. Forse è così, ma non mi interessa quello che il mondo pensa”.
Catherine Birmingham ha assicurato, infine: “Vengono prima i nostri bambini della nostra ideologia. Noi sentiamo qual è il loro bene e loro sanno che torneranno a casa”.