Ancora nessuna traccia della Carta del docente, a tre mesi dalla fine dell’anno scolastico
di Salvo IntravaiaUn altro mese senza carta del docente. E siamo arrivati a marzo. L’anno scolastico volge al termine: mancano ormai tre mesi alla conclusione delle attività didattiche e dell’iniziativa lanciata quasi dieci anni fa, nel 2016/2017, dalla Buona scuola del governo Renzi, nessuna notizia. Quello che si sa con certezza è che la cifra di cui potranno godere oltre un milione di docenti, di ruolo e precari, verrà decurtata. I 500 euro iniziali caleranno a 390 e cambierà in parte anche la finalità della carta stessa. Il governo immagina di estendere il bonus anche al personale Ata (amministrativo, tecnico e ausiliario) ma la Carta resta una chimera anche per i supplenti.
Le notizie ufficiali
Le ultime news sulla carta risalgono a quasi un mese fa. I primi di febbraio, la sottosegretaria all’Istruzione Paola Frassinetti ha risposto a un’interrogazione presentata dalla deputata del Partito democratico, Irene Manzi. Sin dalla sua prima applicazione, prevista solo per i docenti a tempo indeterminat…
Un altro mese senza carta del docente. E siamo arrivati a marzo. L’anno scolastico volge al termine: mancano ormai tre mesi alla conclusione delle attività didattiche e dell’iniziativa lanciata quasi dieci anni fa, nel 2016/2017, dalla Buona scuola del governo Renzi, nessuna notizia. Quello che si sa con certezza è che la cifra di cui potranno godere oltre un milione di docenti, di ruolo e precari, verrà decurtata. I 500 euro iniziali caleranno a 390 e cambierà in parte anche la finalità della carta stessa. Il governo immagina di estendere il bonus anche al personale Ata (amministrativo, tecnico e ausiliario) ma la Carta resta una chimera anche per i supplenti.
Le notizie ufficiali
Le ultime news sulla carta risalgono a quasi un mese fa. I primi di febbraio, la sottosegretaria all’Istruzione Paola Frassinetti ha risposto a un’interrogazione presentata dalla deputata del Partito democratico, Irene Manzi. Sin dalla sua prima applicazione, prevista solo per i docenti a tempo indeterminato, i supplenti erano ricorsi ai tribunali per vedersi riconoscere il beneficio. E i giudici amministrativi hanno quasi sempre dato seguito alle loro richieste. Con risarcimenti anche di diverse migliaia di euro per i supplenti di lungo corso. Per arrivare allo scorso 3 luglio, quando la Corte di giustizia europea ingloba tra gli aventi diritto anche i supplenti fino al 30 giugno: quelli fino al termine delle attività didattiche.
Frassinetti spiega così i motivi del ritardo: “L’estensione della platea, che passa da 819mila beneficiari a oltre un milione, rende necessaria una rideterminazione dell’importo unitario, che per l’anno scolastico 2025/2026 sarà di quasi 400 euro”. Ma nei borsellini elettronici dei docenti italiani non è stato accreditato ancora nulla. Pare che l’ultimo ostacolo all’effettiva erogazione delle somme sia costituito dal ministero dell’Economia che deve dare l’ok. E l'intenzione sarebbe quella di "rendere la carta sempre più una carta di welfare e che si intende estendere in prospettiva anche al personale Ata".
La carta cambia volto
Finora, la carta è stata utilizzata per acquistare hardware e software, corsi universitari e di aggiornamento, spettacoli cinematografici e teatrali, ingressi a mostre e musei, strumenti musicali, libri e riviste. Ma quando verranno accreditate le somme non sarà più così automatico l’acquisto di computer e tablet. Con un finanziamento “di 270 milioni destinati alle istituzioni scolastiche attraverso fondi europei” gli istituti avranno la possibilità di organizzare “percorsi formativi” e potranno procedere “all’acquisto di strumenti tecnologici da concedere in comodato d’uso ai docenti. Il docente continuerà, quindi, a utilizzare la carta ma per altre attività formative e per l’uso di tablet, computer, libri e altro materiale didattico potrà rivolgersi alle scuole”. In questo modo, si liberano risorse da destinare “alle spese di trasporto, compresi gli abbonamenti ai mezzi pubblici”.
La guerra dei conti
Il finanziamento previsto dalla Buona scuola nel 2015 era di 381 milioni di euro. Per estendere il beneficio ai supplenti annuali, quelli fino al 31 agosto e successivamente anche a quelli al 30 giugno e al personale educativo, “il governo – spiega la Frassinetti – ha destinato specifiche risorse volte a sostenere questo ampliamento, mantenendo invariato il valore della carta: oltre 10 milioni nel 2023 e 60 milioni a regime a decorrere dal 2025”. Mentre “il governo precedente – conclude la sottosegretaria – aveva previsto un definanziamento di 50 milioni delle risorse a decorrere dal 2025”. I fondi ci sono, quindi. Ma allora, si chiedono i docenti italiani, perché non sono state accreditate le somme?