Famiglia nel bosco, Cate al governo australiano: “Aiutateci”. Nathan insiste: “Restiamo in Italia”
di Corrado ZuninoROMA – Scrive il Sydney morning Herald, quotidiano australiano, che Nathan Trevallion e Catherine Birmingham, i genitori della famiglia nel bosco, avrebbero scritto al governo di Anthony Albanese: “Aiutateci a rientrare in Australia”. Scrive ancora il giornale di Sydney che il ministero degli Esteri locale avrebbe contattato le “autorità italiane” e chiesto al consolato di Roma di offrire aiuto alla coppia anglo-australiana, lui è di Bristol, lei di Melbourne.
L’indicazione arriva il giorno dopo la resa pubblica del documentario di “60 minutes” della Cbs australiana intitolato “Salvate i bambini” in cui Catherine ha rivelato: “Non vogliamo più avere a che fare con i regolamenti italiani. Il nostro futuro non è qui, ma altrove in Europa”. Nel corso della lunga intervista, Catherine ha detto inoltre: “Purtroppo il governo australiano ci ha abbandonato: non farò un altro volo per tornare laggiù, non è un’opzione“.
Il marito: “A Palmoli la casa della nostra anima”
Questa dichiarazione…
ROMA – Scrive il Sydney morning Herald, quotidiano australiano, che Nathan Trevallion e Catherine Birmingham, i genitori della famiglia nel bosco, avrebbero scritto al governo di Anthony Albanese: “Aiutateci a rientrare in Australia”. Scrive ancora il giornale di Sydney che il ministero degli Esteri locale avrebbe contattato le “autorità italiane” e chiesto al consolato di Roma di offrire aiuto alla coppia anglo-australiana, lui è di Bristol, lei di Melbourne.
L’indicazione arriva il giorno dopo la resa pubblica del documentario di “60 minutes” della Cbs australiana intitolato “Salvate i bambini” in cui Catherine ha rivelato: “Non vogliamo più avere a che fare con i regolamenti italiani. Il nostro futuro non è qui, ma altrove in Europa”. Nel corso della lunga intervista, Catherine ha detto inoltre: “Purtroppo il governo australiano ci ha abbandonato: non farò un altro volo per tornare laggiù, non è un’opzione“.
Il marito: “A Palmoli la casa della nostra anima”
Questa dichiarazione, rilasciata nella prima settimana di febbraio, appare in contraddizione con la nuova richiesta di aiuto per essere rimpatriati. Peraltro, nei pochi passaggi tv in cui è riuscito a inserirsi, il marito inglese ha detto: “Se i nostri figli sono al sicuro, potremmo restare in Italia”. Il concetto lo aveva espresso anche a Repubblica, cinque giorni fa: “Questo è il posto della nostra anima, per tutti e cinque”. Si riferiva al casaletto di Palmoli, nel Basso Chietino, per il quale c’è un progetto di bio-ristruttrazione. “È stato il nostro paradiso per tre anni… Bisognerebbe cambiare le leggi italiane, ma abbiamo deciso che accetteremo gli standard che ci hanno imposto”.
La prima divisione della coppia
La coppia, che si mostra unita da sempre, sulla questione della destinazione futura sta mostrando idee diverse e questo atteggiamento corrisponde anche al carattere dei due: dolce e spesso remissivo, pronto ad accettare compromessi in nome dei figli, Nathan; legata fortemente alle proprie idee di ambientalismo estremo, Catherine. La donna in quest’ultima settimana ha portato il suo livello di conflitto con gli operatori della casa famiglia di Vasto ai livelli più alti.
Difficile il ritorno a Melbourne
La possibilità che Catherine e Nathan possano riportare le loro vite e i loro tre figli a Melbourne, per ora, sono basse. Il consolato, che ha già visitato la struttura protetta di Vasto dove sono alloggiati i bambini, fin qui ha fatto sapere che si sarebbe attenuto al procedimento aperto presso il Tribunale dei minori dell’Aquila, senza interferire. Non a caso Cate Birmingham ha detto in tv di essere stata abbandonata. E se è vero che il diritto internazionale prevale su quello nazionale, per avviare un procedimento di rimpatrio servirebbe un’iniziativa politica ai massimi livelli che, citando trattati sui minori al riguardo, appoggerebbe la sua esecuzione proprio sul consolato di Roma, fin qui rimasto, appunto, defilato.
L’avvocato Marco Femminella, insieme alla collega Danila Solinas difensore della famiglia Trevallion-Birmingham, definisce quella del ritorno in Australia “una boutade” e ricorda che finora “non è stato aperto alcun canale diplomatico”.
L’ipotesi rimpatrio era stata già presa in considerazione dal precedente legale, Giovanni Angelucci, ma a novembre 2025 i due piccoli, oggi sei anni, erano senza passaporto, mentre la sorella maggiore di otto e la stessa Catherine avevano documenti scaduti.
Oggi, nel pomeriggio, Nathan Trevallion e Catherine Birmingham sono stati convocati dai loro legali nello studio di Chieti. Le intemperanze della madre, i suoi whatsapp furiosi nei confronti della tutrice, l’avvocata Maria Luisa Palladino, le sue interviste televisive, stanno mettendo in difficoltà la linea difensiva concordata – Femminella e Solinas sono il terzo e il quarto legale della coppia – e gli stessi bambini, che da oltre cento giorni vivono all’interno della casa accoglienza di Vasto. Nathan si è presentato con la madre di Cate, Pauline, e la sorella Rachael, ma sua moglie – motivo dell’incontro - è rimasta in casa famiglia.