Famiglia nel bosco, una Fondazione di Trieste: “Paghiamo noi l’affitto per i prossimi 11 anni”
di Corrado ZuninoROMA – C’è una proposta per consentire alla famiglia Trevallion-Birmingham di restare nel casale che il padre Nathan ama – la cosiddetta Casetta Nonna Gemma in Contrada Fonte del Poggio, a tre chilometri da Palmoli – per i prossimi undici anni. L’ha avanzata la Fondazione Pia Miramar, ente del terzo settore che, ha scritto in una lettera agli avvocati Marco Femminella e Danila Solinas la figlia di Armando Carusi, il proprietario della Casetta Nonna Gemma, è pronta ad accollarsi le spese per quel bed and breakfast oggi prestato alla famiglia nel bosco.
Un architetto di Trieste – il cui nome è per ora mantenuto riservato e che avrebbe un’attività legata al reperimento di luoghi per il turismo – si è appalesato con la famiglia Carusi fin dall’…
ROMA – C’è una proposta per consentire alla famiglia Trevallion-Birmingham di restare nel casale che il padre Nathan ama – la cosiddetta Casetta Nonna Gemma in Contrada Fonte del Poggio, a tre chilometri da Palmoli – per i prossimi undici anni. L’ha avanzata la Fondazione Pia Miramar, ente del terzo settore che, ha scritto in una lettera agli avvocati Marco Femminella e Danila Solinas la figlia di Armando Carusi, il proprietario della Casetta Nonna Gemma, è pronta ad accollarsi le spese per quel bed and breakfast oggi prestato alla famiglia nel bosco.
Un architetto di Trieste – il cui nome è per ora mantenuto riservato e che avrebbe un’attività legata al reperimento di luoghi per il turismo – si è appalesato con la famiglia Carusi fin dall’inizio della storia, intorno allo scorso novembre. Il professionista si è detto disponibile ad aiutare Nathan e Cate per motivi di solidarietà umana. Per i primi tre mesi l’ex ristoratore di Ortona, Armando Carusi, ha preferito scegliere la formula del comodato gratuito per offrire il bell’alloggio a Nathan, costretto ad allontanarsi dal suo casaletto in Contrada Mondola senza agibilità e contestato dai carabinieri e dal Tribunale dei minorenni dell’Aquila.
Ora ci vive Nathan con suocera e cognata
Con la fine di questo febbraio il contratto è scaduto e Nathan ha chiesto di rinnovarlo per un mese, questa volta pagando l’affitto, sebbene a prezzo scontato. Doveva ospitare la suocera Pauline e la cognata Rachael (con il figlio di lei), venute dall’Australia per aiutare la famiglia nel lungo e complesso caso di separazione e sospensione della potestà genitoriale.
Bene. Saputo della scadenza del contratto, l’architetto triestino è tornato a contattare i proprietari del casale e ha offerto questa doppia opzione: un contratto da qui alla fine dell’anno, che consenta a Nathan di poter attendere i lavori di ristrutturazione del suo “rudere fatiscente”, e la disponibilità a pagare il costo dell’abitazione, quindi, “fino al compimento della maggiore età” dei tre figli, ora ospitati in una struttura protetta di Vasto. I due gemelli più piccoli compiranno domani sette anni e, di conseguenza, il contratto varrebbe per i prossimi undici.
L’utilizzo di un fondo di San Marino
La formula proposta dalla Fondazione Pia Miramar è quella del “lease to rent” (affitto per affittare, in questo caso a costo zero) attraverso il Fondo Benefit in trust allocato a San Marino. “Lo scopo di questa iniziativa è garantire alla famiglia Trevallion-Birmingham un domicilio valido, così da consentire di apportare le modifiche richieste al loro stabile di residenza e favorire il ricongiungimento dell’intero nucleo”, si legge nella lettera inviata ai legali da Leonora Carusi.
L’avvocato Femminella conferma l’esistenza della proposta. Nathan Trevallion, informato ieri durante un incontro con i legali nello studio di Chieti, ha chiesto se questa proposta in qualche modo lo vincolasse. Lui vorrebbe rientrare nel piccolo casale di proprietà, ma i tempi della ristrutturazione non saranno brevi. Il progetto è pronto, ma è necessario portare gli allacci elettrici e idrici nel sito: oggi non ci sono.
"Attendo l’anticipo e resto prudente”
La Fondazione di Trieste, dicevamo, ha interessi nel reperimento di luoghi turistici, quindi non si sa se questa offerta sia puro mecenatismo o abbia risvolti di marketing. Armando Carusi, il titolare del casale in pietra in discussione, dice: “L’architetto di Trieste si è fatto vivo più volte, ma io, fino a quando non vedo l’anticipo in banca, resto prudente. Preferisco un contratto annuale, caso mai rinnovabile ogni stagione. Quella struttura è destinata a un turismo ecologico, ma se posso aiutare la famiglia Trevallion a ricongiungersi sono disposto ad accettare l’offerta”.