Studenti bloccati a Dubai: “Quanta paura, ma i nostri ragazzi ora stanno bene”
di Alessia CanditoI ragazzi stanno bene. Dopo tanti giorni di incertezza è fisiologico che qualcuno abbia avuto un piccolo crollo emotivo e abbia ceduto alla tensione, ma non sono mai stati pericolo». Giuseppe Cataldo è il presidente di World Student Connection, l’associazione che ha organizzato il viaggio studio a cui hanno partecipato i 190 ragazzi rimasti bloccati a Dubai dopo i raid partiti da Teheran in risposta all’attacco di Usa e Israele sull’Iran.
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Qual è stata la reazione dei ragazzi quando hanno scoperto di non poter partire?
«Inizialmente avevano quasi difficoltà a realizzare cosa stesse succedendo. Dopo i primi allarmi, le evacuazioni notturne, il tonfo dei missili o dei droni colpiti, hanno iniziato a capire cosa significhi essere in un territorio di conflitto armato. Alcuni…
I ragazzi stanno bene. Dopo tanti giorni di incertezza è fisiologico che qualcuno abbia avuto un piccolo crollo emotivo e abbia ceduto alla tensione, ma non sono mai stati pericolo». Giuseppe Cataldo è il presidente di World Student Connection, l’associazione che ha organizzato il viaggio studio a cui hanno partecipato i 190 ragazzi rimasti bloccati a Dubai dopo i raid partiti da Teheran in risposta all’attacco di Usa e Israele sull’Iran.
Iran, il rientro degli italiani bloccati a Dubai: "Mia sorella tra bombardamenti e la fuga in Oman"
Qual è stata la reazione dei ragazzi quando hanno scoperto di non poter partire?
«Inizialmente avevano quasi difficoltà a realizzare cosa stesse succedendo. Dopo i primi allarmi, le evacuazioni notturne, il tonfo dei missili o dei droni colpiti, hanno iniziato a capire cosa significhi essere in un territorio di conflitto armato. Alcuni avevano paura dei raid, altri erano confusi perché temevano di rimanere bloccati a tempo indefinito».
Come avete fatto a rassicurarli?
«Erano stati divisi in due hotel diversi, ma siamo riusciti a riportare tutti in un’unica struttura e questo ha dato loro molto conforto. È stato più semplice anche per noi stare loro vicino durante gli allarmi».
Alcuni genitori si sono lamentati perché i ragazzi sono stati costretti a provvedere da sé al vitto
«Il governo emiratino si é fatto carico di tutto. Ai ragazzi abbiamo dato indicazione di non usare risorse personali e di mettere tutto sul conto della stanza. E questo ha aiutato molto».
Ancor di più lo avrà fatto la notizia della partenza
«Decisamente erano sollevati. Noi avevamo valutato anche soluzioni alternative, come un trasferimento in Oman, ma insieme al consolato italiano, che ci ha permanentemente assistito, abbiamo deciso che non ci fossero le condizioni di sicurezza».
Che percorso seguirete?
«Partiremo in mattinata da Dubai su una serie di autobus sicuri, le cui targhe sono state già segnalate alle autorità e raggiungeremo Abu Dhabi. Da lì, attorno alle 15 partiremo con un volo charter per Malpensa, organizzato con il coordinamento della Farnesina».
I ragazzi erano a Dubai per una simulazione diplomatica. Dopo aver toccato con mano un conflitto, qualcuno cambierà strada?
«Al contrario, questa esperienza ha permesso loro di quanto siano importanti le relazioni internazionali per preservare la pace». — a.can.