Famiglia nel bosco, psichiatra Cantelmi: “Via i bimbi ad assistenti e tutrici, affidiamoli alla Asl”
di Corrado ZuninoROMA – Nello studio al quinto piano dell’istituto che ha fondato e guida –l’Istituto di Terapia cognitivo interpersonale -, insediato in Via di Santa Costanza, ai bordi della consolare romana Nomentana, il professor Tonino Cantelmi, riconosciuto psichiatra, consulente cardine della difesa di Nathan Trevallion e Catherine Birmingham, offre questa dirompente proposta: “Ci vuole un cambio di passo in una vicenda che si trascina da 104 giorni e vede soffrire una famiglia, in particolare tre bambini. Bisogna concordare un piano di alleanza con l’Azienda sanitaria locale che, attraverso i servizi sociali e psicologici di cui dispone, possa monitorare e accompagnare l’intera famiglia”.
Pensa che questo programma possa essere affidato all’Asl Vasto-Lanciano-Chieti che ha già espresso un parere, richiesto dalla difesa, sulla sofferenza dei minori?
“E’ la struttura adatta per motivi territoriali e competenze”.
Anche lei ritiene che la casa accoglienza di Vasto, dove oggi i bambini e la madr…
ROMA – Nello studio al quinto piano dell’istituto che ha fondato e guida –l’Istituto di Terapia cognitivo interpersonale -, insediato in Via di Santa Costanza, ai bordi della consolare romana Nomentana, il professor Tonino Cantelmi, riconosciuto psichiatra, consulente cardine della difesa di Nathan Trevallion e Catherine Birmingham, offre questa dirompente proposta: “Ci vuole un cambio di passo in una vicenda che si trascina da 104 giorni e vede soffrire una famiglia, in particolare tre bambini. Bisogna concordare un piano di alleanza con l’Azienda sanitaria locale che, attraverso i servizi sociali e psicologici di cui dispone, possa monitorare e accompagnare l’intera famiglia”.
Pensa che questo programma possa essere affidato all’Asl Vasto-Lanciano-Chieti che ha già espresso un parere, richiesto dalla difesa, sulla sofferenza dei minori?
“E’ la struttura adatta per motivi territoriali e competenze”.
Anche lei ritiene che la casa accoglienza di Vasto, dove oggi i bambini e la madre, Catherine Birmingham, sono alloggiati, non possa più svolgere le sue funzioni di accudimento?
“Capisco benissimo le difficoltà che gli operatori di quella struttura vivono, bisogna considerare, però, che le case accoglienza non hanno le risorse per affrontare un caso così complesso. Ho diretto due case famiglia, quindici anni fa, conosco bene come sono strutturate. Non sono un luogo sanitario. In questo caso servono figure tecniche diverse, un servizio che si faccia carico della famiglia Trevallion-Birmingham nel suo insieme”.
Le responsabili della casa accoglienza di Vasto dicono che, quando non sono con la madre Catherine, i bambini si integrano con loro e con gli altri minorenni presenti.
"E’ uno dei punti: ha un senso integrarsi con altri ragazzi problematici, che vengono da situazioni di forte disagio, e con adulti sconosciuti? Quei tre bambini, che a casa loro avevano amore e gioco, hanno bisogno di altro”.
La sua proposta, però, non riguarda solo la fine del soggiorno nella struttura protetta, ma anche un cambio di figure attorno alla famiglia: via l’assistente sociale, via la tutrice e la curatrice. Figure che, peraltro, lei e gli avvocati difensori avete spesso contestato, nella formazione e nella funzione.
"Non do la croce alla casa accoglienza né a chi ha operato finora sul caso, tutti si sono mossi in buona fede. Adesso, però, servono figure tecniche diverse, altre competenze, personale tarato. Il lavoro da fare è complicato e la situazione deve evolvere, per lo sviluppo dei bambini e il bene dei genitori”.
Il monitoraggio e l’accompagnamento del personale dell’Azienda sanitaria locale dove dovrebbe avvenire?
“Dobbiamo tornare a considerare la necessità che questa famiglia venga riunita in una casa idonea. Dal mio punto di vista, la doppia offerta, affidamento all’Asl e ritorno a casa, è la proposta migliore per risolvere questo caso. La famiglia nel bosco non è più solo una questione sociale”.
Ha mai visto i tre bambini, professore?
"No”.
I racconti di autolesionismo della madre, Catherine Birmingham, hanno riscontri?
"Sono molto credibili”.
La responsabile della struttura parla di bimbi curiosi e spesso sorridenti.
“Ci sono audio che testimoniano incubi notturni, c’è la relazione proprio dell’Asl locale”.
Chi è Catherine Birmingham? E’ lecito che insulti le educatrici della casa protetta, le allontani se si avvicinano ai suoi figli?
“E’ una madre che ha bisogno di accoglienza e sostegno. Si difende tanto, ha paura, è esasperata. Questo è il punto, non le sue peculiarità personologiche”.
Il Tribunale e i suoi operatori sul campo continuano a dire che il problema principale resta l’isolamento familiare, il fatto che i tre bambini non abbiano rapporti con i loro pari. Alcune foto scattate, perlopiù nello stesso giorno, non fugherebbero questi dubbi.
“C’è l’evidenza di una frequentazione di altri bambini di famiglie neorurali. Nathan e Catherine selezionano chi incontrano, come fanno tutte le famiglie. Comunque, l’aspetto deli rapporti esterni si può migliorare. Non sarà certo restare in una casa protetta a far crescere la loro socializzazione. Non c’era bisogno di uno strappo così potente, la separazione della famiglia, ora insistere è solo dannoso”.
C’è chi pensa, di fronte alle intemperanze della madre, di affidare i tre bambini solo al padre Nathan.
"Sarebbe una follia, sono entrambi ottimi genitori”.
Venerdì alle 14 ci sarà il quinto test psichiatrico, nella struttura di Vasto questa volta. E sarà il primo sui bambini. Poi, sabato, il sesto e ultimo incontro: bambini e genitori insieme.
"Venerdì sarò presente, sabato no. Una valutazione psichiatrica e attitudinale richiede tanto lavoro. Credo che questa volta sarà sufficiente osservarli, ascoltarli”.
Secondo lei la famiglia resterà in Italia?
“Sì, vogliono restare. Hanno scelto il nostro Paese con grande discernimento".
Sono quasi tre mesi che frequenta questo caso, professore. Che cosa ne pensa? Perché è così speciale?
“Sono rimasto colpito io per primo. Mi sono dovuto confrontare con uno stile di vita diverso e mi sono reso conto del suo grande spessore valoriale. La vita della famiglia di Nathan e Catherine sfida il mondo borghese, cui appartengo. Il rifiuto dell’opulenza, l’attenzione totale allo spreco. Ribellarsi alla schiavitù del denaro, valorizzare la natura. Assetti valoriali impressionanti. Come cittadino e come cristiano, padre di cinque figli, guardo a questa scelta importantissima e ne sono spiazzato. Nell’istituto che dirigo pratichiamo onorari bassi, offriamo un decimo delle prestazioni gratis, una sorta di decima cristiana applicata alla nostra professione, eppure resto sempre colpito da questa famiglia così unita, mai conflittuale”.
Come è stata trattata in questi cento giorni?
“In modo caricaturale. Per dialogare con loro bisogna riconoscere il loro mondo”.
Catherine Birmingham quando parla del nostro mondo lo definisce pieno di ignoranza.
“Anche lei deve dare dignità agli altri”.