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Omicidio del patron di TelePordenone, confessa lo storico collaboratore. Trovata l’arma

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Ora si trova in Questura, accertamenti in corso. Avrebbe iniziato ad ammettere alcune responsabilità
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La mano che ha firmato la “mattanza”, come l’hanno chiamata senza giri di parole gli investigatori, ha un volto. Loriano Bedin, 67 anni, ha confessato di aver ucciso a sprangate con brutale efferatezza l’imprenditore 87enne Mario Ruoso, trovato riverso in un lago di sangue e con una profonda ferita nel cranio l’altra mattina a Porcia, sulla porta di casa, di fronte alla concessionaria di auto di cui era titolare. Bedin, collaboratore di lunga data della vittima e difeso d’ufficio dall’avvocato Valter Buttignol, sarebbe crollato durante l’interrogatorio avvenuto nella questura di Pordenone davanti al procuratore capo Pietro Montrone e alla sostituta Federica Urban. Una confessione che avrebbe posto fine a ore di serrate ricerche e accertamenti.

L'attico dove viveva la vittima 

Il colpevole

L’uomo, un ultrasessantenne italiano, collaboratore storico di Ruoso a Telepordenone – emittente locale …

La mano che ha firmato la “mattanza”, come l’hanno chiamata senza giri di parole gli investigatori, ha un volto. Loriano Bedin, 67 anni, ha confessato di aver ucciso a sprangate con brutale efferatezza l’imprenditore 87enne Mario Ruoso, trovato riverso in un lago di sangue e con una profonda ferita nel cranio l’altra mattina a Porcia, sulla porta di casa, di fronte alla concessionaria di auto di cui era titolare. Bedin, collaboratore di lunga data della vittima e difeso d’ufficio dall’avvocato Valter Buttignol, sarebbe crollato durante l’interrogatorio avvenuto nella questura di Pordenone davanti al procuratore capo Pietro Montrone e alla sostituta Federica Urban. Una confessione che avrebbe posto fine a ore di serrate ricerche e accertamenti.

L'attico dove viveva la vittima 

Il colpevole

L’uomo, un ultrasessantenne italiano, collaboratore storico di Ruoso a Telepordenone – emittente locale fondata dalla vittima nel 1980 - , è stato individuato e prelevato la scorsa notte nella sua abitazione di Azzano Decimo, prima periferia di Pordenone.

Quando gli agenti della Squadra mobile hanno bussato a casa il sospettato era in compagnia di un cittadino straniero sul quale sono in corso accertamenti. Le ragioni che avrebbero spinto Bedin a compiere il gesto sarebbero di natura economica. L’imprenditore, noto anche come il “Cavaliere del Garage Venezia”, sarebbe stato colpito a morte con una spranga all’interno della sua abitazione.

Durante le verifiche è stata controllata anche un’automobile parcheggiata nella zona: nel bagagliaio gli agenti hanno trovato un grosso borsone. Il veicolo è stato poi sequestrato.

Quanto alla spranga usata per l’omicidio, sarebbe stata ripescata dai vigili del fuoco in un corso d'acqua che era stato dragato da stamani.

Mario Ruoso 

La vittima

Ma torniamo alla vittima. Mario Ruoso. Persona conosciutissima a Pordenone. Nato il 17 luglio 1938 a Nave di Fontanafredda, imprenditore vulcanico, Cavaliere del lavoro, personaggio che ha legato il suo nome a numerosi business e anche a club sportivi cittadini che ha sponsorizzato. Da sempre appassionato di motori (un tempo gareggiava in macchina) e di ballo, è il titolare dello storico Garage Venezia di Porcia, una delle più antiche concessionarie di auto del Friuli Venezia Giulia. Automobili di lusso – Ferrari e Lamborghini – ma anche, negli ultimi anni, vendita di utilitarie usate.

L'ingresso della casa della vittima dove è avvenuto l'omicidio 

La tv e la concessionaria

Ruoso deve la sua notorietà a Telepordenone, storica tv locale che ha fondato nel 1980 e di cui è stato per anni il patron (con al fianco il direttore Gigi Di Meo che si era licenziato nel 2017 per dare vita all’esperienza del Il13). Fino a due anni fa, quando l’emittente ha spento il segnale e chiuso i battenti. L’infaticabile Ruoso aveva deciso di dedicarsi unicamente alla concessionaria, il cui salone sorge proprio di fronte a casa, a Porcia, quasi 15 mila abitanti. Le molteplici attività di Ruoso hanno attraversato momenti di fortune alterne. Ultimamente l’anziano imprenditore stava affrontando un fallimento: pare che il concordato preventivo fosse già stato imbastito e che alcuni papabili fossero pronti a rilevare la concessionaria. Chissà se nello spettro delle indagini sull’omicidio possa magari rientrare qualche vicenda legata alla richiesta di uno o più creditori.

L’allarme

L’altra mattina, quando è stato ucciso sulla porta di casa con numerosi colpi di spranga, l’ex patron di Telepordenone stava uscendo, vestito di tutto punto, per andare al lavoro in concessionaria. Non vedendolo arrivare alcuni dipendenti hanno allertato il nipote, Alessandro Ruoso, noto pilota di enduro, che con lo zio condivideva la passione per i motori. E’ lui che ha scoperto il corpo martoriato e che ha dato l’allarme. "Non posso darmi una spiegazione rispetto a quanto è accaduto: lo zio lo ha aiutato per l’intera sua esistenza” ha detto Alessandro Ruoso parlando di Loriano Bedin. “Questa persona era considerata di famiglia, lo conosciamo tutti da sempre”.

Il passato di Ruoso

Si scava nella vita e negli affari di Mario Ruoso. In particolare la lente degli investigatori si posa su alcune vicende e su degli intoppi giudiziari (dai quali però l’imprenditore è sempre uscito pulito). In particolare: a luglio scorso una Lamborghini era stata data alle fiamme nella concessionaria dell’ex Cavaliere del lavoro. Incendio chiaramente doloso, come poi accertato dalle indagini. Per l’innesco erano stati utilizzati faldoni di documenti che Ruoso voleva usare per intentare una causa milionaria. In passato l’imprenditore sarebbe stato denunciato per truffe legate alla vendita di alcune automobili (ma i procedimenti lo hanno sempre visto assolto).

La finta Ferrari

L’episodio più curioso e noto in città: la vendita per 41mila euro di una Nissan camuffata da Ferrari 250 GTO (l’auto d’epoca più costosa al mondo). L’auto fu confiscata dalla Guardia di Finanza e distrutta. Ruoso se la cavò con una multa. Adesso si tratta di fare luce sulle vicende più recenti. Magari sui rapporti con collaboratori e creditori. A partire dall’uomo sospettato di avere ucciso Ruoso.

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