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Il patron di Telepordenone ucciso in casa a sprangate. In estate bruciata la sua auto

Mario Ruoso (ansa)

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L’omicidio di Ruoso avvenuto tra le 7 e le 8 di ieri mattina. Il corpo trovato dal nipote. Gli investigatori: “È stata una mattanza”
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Ucciso a sprangate sferrate con violenza inaudita da qualcuno che sul corpo ha voluto infierire. Fonti vicine alle indagini non hanno esitato a parlare di «mattanza» per descrivere il brutale omicidio di Mario Ruoso, imprenditore ottantasettenne ammazzato ieri a Porcia, in provincia di Pordenone.

Chi era Mario Ruoso

Un volto noto nella cittadina e non solo. Titolare dello storico Garage Venezia di Porcia, una delle più antiche concessionarie di auto del Friuli Venezia Giulia, è stato anche il fondatore e per decenni patron di Telepordenone, storica tv locale. Il canale televisivo ha chiuso i battenti circa due anni fa, ma Ruoso non si era stancato di lavorare. Ogni giorno si presentava puntuale al Garage Venezia. Del resto, gli bastava uscire dal portone e attraversare la strada. Ieri però nessuno dei dipendenti lo ha visto, alle loro chiamate non ha mai risposto e subito hanno avvertito il nipote, Alessandro Ruoso.

Il cadavere di Ruoso trovato dal nipote

Temendo un malore, è stato lu…

Ucciso a sprangate sferrate con violenza inaudita da qualcuno che sul corpo ha voluto infierire. Fonti vicine alle indagini non hanno esitato a parlare di «mattanza» per descrivere il brutale omicidio di Mario Ruoso, imprenditore ottantasettenne ammazzato ieri a Porcia, in provincia di Pordenone.

Chi era Mario Ruoso

Un volto noto nella cittadina e non solo. Titolare dello storico Garage Venezia di Porcia, una delle più antiche concessionarie di auto del Friuli Venezia Giulia, è stato anche il fondatore e per decenni patron di Telepordenone, storica tv locale. Il canale televisivo ha chiuso i battenti circa due anni fa, ma Ruoso non si era stancato di lavorare. Ogni giorno si presentava puntuale al Garage Venezia. Del resto, gli bastava uscire dal portone e attraversare la strada. Ieri però nessuno dei dipendenti lo ha visto, alle loro chiamate non ha mai risposto e subito hanno avvertito il nipote, Alessandro Ruoso.

Il cadavere di Ruoso trovato dal nipote

Temendo un malore, è stato lui a precipitarsi a casa dell’ex patron di Telepordenone, ma quando è arrivato all’attico del palazzo che si trova giusto davanti alla concessionaria, si è trovato davanti una scena ben diversa. L’imprenditore era riverso in un lago di sangue, proprio accanto all’uscio di casa. Subito ha dato l’allarme. Sul posto sono arrivati gli investigatori della questura di Pordenone e gli esperti della Scientifica da Padova, tutto il palazzo è stato passato al pettine. I rilievi sono durati ore, nel tardo pomeriggio chi era lì ha visto giungere prima la pm Federca Urban, titolare dell’inchiesta, poi il procuratore capo di Pordenone Pietro Montrone. Un segnale chiaro: il caso è delicato. E i rilievi su luogo e corpo, lo hanno confermato.

Contro Ruoso una violenza brutale

Secondo le prime ipotesi, l’ottantasettenne sarebbe stato ucciso nella mattinata di ieri fra le 7 e le 8. «Probabilmente si apprestava ad andare al lavoro», filtra da una fonte vicina alle indagini. Era vestito di tutto punto, pronto a uscire di casa, quando qualcuno gli si è avventato contro con violenza brutale. Il primo colpo sarebbe stato sferrato alla testa. Secco, forte, tanto da stordirlo e farlo crollare. Nella caduta, l’imprenditore avrebbe colpito lo spigolo di un mobiletto, per poi rovinare a terra. E lì l’assassino avrebbe infierito, colpendo più e più volte. «Al momento non si esclude alcuna pista», è l’unico commento che filtra da ambienti investigativi. Si setaccia la zona alla ricerca dell’arma e le immagini delle telecamere pubbliche e private nella speranza di individuare elementi utili, a breve toccherà a telefoni e device, mentre vengono ascoltati vicini, dipendenti e parenti per provare a comporre un quadro della vita di Ruoso.

La Lamborghini di Ruoso in fiamme

Qualche mese fa, a luglio, una preziosa Lamborghini era stata data alle fiamme nella sua concessionaria. Un incendio chiaramente doloso, hanno chiarito poi le indagini. Per l’innesco — hanno scoperto all’epoca gli investigatori — erano stati utilizzati faldoni di documenti che l’uomo intendeva usare per intentare una causa milionaria. Ma al momento l’episodio è da considerare solo una tessera, che potrebbe essere di puro sfondo, nel puzzle di un omicidio ancora tutto da ricostruire. «Con la scomparsa di Mario Ruoso — dice il sindaco di Pordenone Alessandro Basso — viene a mancare una figura che ha contribuito in modo significativo alla vita economica e informativa del territorio, lasciando un segno profondo nella comunità pordenonese».

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