Se gli extraterrestri esistono, forse sono nascosti alla Casa Bianca. Negli ultimi giorni l’ex presidente Obama li ha definiti “reali” in un podcast. Il suo successore Trump l’ha accusato di violare segreti di stato e ha ordinato di rendere pubblici i documenti del Pentagono sugli alieni. L’ex first lady Hillary Clinton, finita nell’inchiesta Epstein, è stata interrogata in tribunale anche sugli avvistamenti Ufo. A riportarci coi piedi per terra c’è un libro che si intitola “Vicini cosmici, alla ricerca della vita extraterrestre”, scritto dall’astronauta e astrofisico Umberto Guidoni e dal fisico dell’Enea Giuliano Buceti.
Al di là delle boutade e delle ripicche politiche, la ricerca degli alieni ha un posto di primo piano nella scienza. E i primi a non essere stupiti della loro esistenza (oltre agli inquilini della Casa Bianca) sarebbero proprio astronomi e fisici. “Sarei molto contento di incontrare altre forme di vita sviluppate” confessa Guidoni, autore anche del romanzo di fantascienza Wormhole. “Credo che ci siano altri organismi viventi da qualche parte. Sarebbe una responsabilità enorme saperci unici nell’universo” aggiunge Buceti.“Esistono due possibilità, o siamo soli nell’universo o non lo siamo. Entrambe sono ugualmente terrificanti” è la frase (citata nel libro) dall’autore di fantascienza Arthur Clarke.
I passi avanti della scienza accrescono in realtà il numero delle ipotesi. “Le dimensioni dell’universo sono così enormi che gli alieni potrebbero esistere, ma talmente lontano da essere irraggiungibili. In questo caso saremmo destinati a condurre esistenze parallele, senza possibilità di comunicazione” spiega Guidoni. “La materia che possiamo osservare – aggiunge Buceti - ammonta ad appena il 5% della materia e dell’energia che compongono il cosmo. Vuol dire che il 95% di quel che ci circonda è ignoto. Magari attorno a noi è pieno di alieni, ma non li vediamo”.
Con i cinque sensi e una dotazione di congegni scientifici assai avanzati, cerchiamo comunque di fare del nostro meglio. “Abbiamo trovato molecole complesse, i cosiddetti mattoni della vita, in diversi luoghi dell’universo, inclusi gli asteroidi” spiega Guidoni. “Sappiamo che l’acqua è molto diffusa al di fuori della Terra, potrebbe anzi essere arrivata sul nostro pianeta a bordo di meteoriti. Abbiamo indizi interessanti di chimica organica su Marte, anche se manca la pistola fumante. Conosciamo 6mila esopianeti, alcuni con caratteristiche abbastanza simili a quelle della Terra. Al punto in cui siamo arrivati, trovare forme di vita semplici come i batteri non sarebbe più così stupefacente. Il problema è che ci sforziamo di trovare la vita nel cosmo in base alla definizione che noi diamo a questa parola. Stiamo cercando le chiavi solo vicino al lampione. Non abbiamo idea di quel che potrebbe esserci altrove”.
Prendiamo il problema delle distanze. Proxima Centauri, la stella più vicina a noi, è a soli 4,2 anni luce. “Ma se il sistema solare fosse concentrato nel dischetto del rigore di un campo di calcio – spiega Guidoni - Proxima sarebbe ben oltre gli spalti, a circa un chilometro dal campo”. In quanto astronauta si sente spesso chiedere se ha mai visto alieni nello spazio. “Ma noi ci allontaniamo 300-400 chilometri dalla Terra. Restiamo pur sempre nel cortile di casa. Si dice nel nostro ambiente che i russi nelle prime missioni portassero con sé delle armi, ma io non ne ho le prove. Se invece riuscissimo ad arrivare fino a Marte potremmo forse vedere qualcosa di interessante. Non mi aspetterei però una civiltà avanzata, al più dei batteri”.
Oltre che di spazio, la vita infatti è anche una questione di tempo. “Sulla Terra si è sviluppata abbastanza presto, oltre 4 miliardi di anni fa, 300 milioni di anni dopo la nascita del pianeta” calcola Buceti. “Poi per 2 miliardi di anni non c’è stato nessun progresso, fino a quando, per ragioni misteriose, una cellula non è finita dentro un’altra cellula e gli organismi hanno iniziato a diventare complessi. E’ come se la vita semplice si sviluppasse con relativa facilità. Potrebbe dunque essere abbastanza diffusa nell’universo, anche se la sua nascita resta un mistero. Nei nostri esperimenti riusciamo ad assemblare molecole organiche, ma non a riprodurre quel qualcosa che le rende vive. Per salire di livello e veder nascere degli organismi multicellulari invece si devono superare colli di bottiglia piuttosto impegnativi. La formazione di vita complessa, probabilmente, è tutta un’altra partita”.
Uno dei segnali più intriganti che degli alieni intelligenti possano esistere, secondo gli autori del libro, è il cosiddetto segnale Wow. “Non è una prova definitiva, ma di certo è un episodio inspiegabile” racconta Guidoni, che con Buceti descrive il momento in cui l’astronomo Jerry Ehman nel 1977 analizzò un segnale del radiotelescopio dell’università dell’Ohio, annotando accanto al dato la parola “wow”. Era un’onda radio durata ben 77 secondi, trenta volte più intensa del rumore di fondo dell’universo. La ricerca di altri segnali radio dal cosmo, un possibile messaggio lanciato dagli alieni nella nostra direzione, da allora non si è mai fermata. Anche quando il programma Seti per il radioascolto dell’universo, finanziato dal governo americano, ha perso sostegno e fondi, l’iniziativa è andata avanti con soldi privati. “La ricerca della vita aliena non è solo un’impresa scientifica” spiega Guidoni. “E’ figlia della curiosità umana, che non può smettere di chiedersi se siamo soli oppure no”.
L’università di Berkeley gestisce anche il programma Seti@home: ognuno può scaricare una app sul proprio computer mettendo a disposizione il suo potere di calcolo per analizzare i dati ricevuti dai radiotelescopi. “Anch’io ho partecipato” racconta Guidoni. “Sognavo di poter dire che la scoperta di un segnale alieno era avvenuta grazie al pc del mio salotto”.Se poi è vero, come sosteneva Jung, che gli alieni non sono altro che la proiezione delle nostre ansie collettive, non c’è da stupirsi che la maggior parte dei 100mila avvistamenti di presunti Ufo registrati negli Stati Uniti dal 1905 a oggi sia concentrata negli anni della Guerra Fredda. Né che di alieni si sia tornati a parlare tanto proprio oggi, dalle parti della Casa Bianca.