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8 marzo, c’è poco da far festa e molto da lottare

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A 80 anni dal voto, le donne sono state lasciate sole senza impegni concreti della politica
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Un passaggio epocale, la conquista del diritto di voto per le donne di ottanta anni fa. Seguito negli anni Settanta da una stagione straordinaria di conquista di diritti: divorzio, parità salariale, interruzione volontaria di gravidanza, nuovo diritto di famiglia, nidi pubblici, consultori, parità salariale. Un elenco che ancora stupisce, ottenuto grazie alla forza di un movimento delle donne ampio, plurale, capace di attraversare generazioni.

Poi abbiamo dovuto aspettare il 1996 per l’arrivo della legge sulla violenza contro le donne, grazie a un’alleanza trasversale delle donne di tutti i partiti. Nel 2000 quella sui congedi parentali.

A 80 anni dal voto alle donne siamo indietro

Ma ottant’anni dopo il voto alle donne dobbiamo chiederci quanto siano state davvero realizzate le parole luminose dell’articolo 3 della Costituzione voluto dalle nostre lungimiranti madri costituenti: l’impegno della Repubblica a rimuovere gli ostacoli che limitano libertà e uguaglianza.

La risposta…

Un passaggio epocale, la conquista del diritto di voto per le donne di ottanta anni fa. Seguito negli anni Settanta da una stagione straordinaria di conquista di diritti: divorzio, parità salariale, interruzione volontaria di gravidanza, nuovo diritto di famiglia, nidi pubblici, consultori, parità salariale. Un elenco che ancora stupisce, ottenuto grazie alla forza di un movimento delle donne ampio, plurale, capace di attraversare generazioni.

Poi abbiamo dovuto aspettare il 1996 per l’arrivo della legge sulla violenza contro le donne, grazie a un’alleanza trasversale delle donne di tutti i partiti. Nel 2000 quella sui congedi parentali.

A 80 anni dal voto alle donne siamo indietro

Ma ottant’anni dopo il voto alle donne dobbiamo chiederci quanto siano state davvero realizzate le parole luminose dell’articolo 3 della Costituzione voluto dalle nostre lungimiranti madri costituenti: l’impegno della Repubblica a rimuovere gli ostacoli che limitano libertà e uguaglianza.

La risposta è amara: siamo molto indietro. Perché le donne sono state lasciate sole senza un impegno consistente dei governi. E i risultati si sono visti.Il più basso tasso di occupazione femminile d’Europa, molto part time involontario, un forte divario salariale, la child penality, poche donne nei luoghi decisionali, donne che continuano ad essere il pilastro del sistema di welfare per la cura. Questa questione non è mai stata prioritaria. Una “misurina” qui e una là, poche risorse, persino nel PNRR,quando i fondi abbondavano, invece di varare un piano straordinario e una strategia di lungo periodo che travalicasse i governi.

Politiche incoerenti e leggi inattuate

In questi decenni molto è cambiato, ma non per politiche coerenti. Anzi. La legge sui nidi del 1971 non è mai stata attuata: oggi solo il 15% dei bambini frequenta un nido pubblico. I congedi parentali sono rimasti per decenni retribuiti al 30%, e solo per tre mesi arrivano all’80%, misura di questo governo. Il congedo di paternità è fermo a dieci giorni, aumentati negli anni con timidezza,un giorno qui e uno lì. La legge 328 sull’assistenza del 2000 non è stata mai applicata,e sulla non autosufficienza si approva la legge, ma senza finanziarla. E così tutto ricade come al solito sulle responsabilità di cura delle donne.

Troppi stereotipi nell’istruzione

Certo, le donne hanno compiuto una rivoluzione nell’istruzione. Ma gli stereotipi resistono: poche scelgono indirizzi tecnologici e solo il 15% ci lavora. D’altro canto è stato fatto qualcosa di sistematico per combattere gli stereotipi? Solo iniziative atomizzate,guidate da bravi insegnanti o presidi e soprattutto non fin dalle primarie e lungo tutto il percorso di formazione. Dagli anni Novanta la presenza delle donne nel mercato del lavoro si è estesa a tutti i settori, anche a quelli tradizionalmente maschili, e è cresciuta nei luoghi decisionali. Ma troppo lentamente.

Cioè, i progressi ci sono stati, ma lenti, parziali e non perché il Paese abbia davvero scelto di perseguirli. Sono avvenuti grazie alla forza delle donne.

Oggi lavora una donna su due

E così oggi lavora solo il 53,9% delle donne. Un quarto delle madri lascia il lavoro alla nascita di un figlio. La qualità del lavoro è bassa. Le donne non riescono ad avere il numero di figli che desiderano. E non è solo questione di discriminazione. Ma della mancanza di un sistema capace di garantire pari opportunità reali attraverso politiche che sviluppino una formazione adeguata, una occupazione femminile di qualità, una effettiva conciliazione dei tempi di vita e condivisione delle responsabilità genitoriali, sviluppo dei servizi e vere opportunità per le donne, norme antimonopolio maschile. E guardate che quando tutto ciò manca, non si indeboliscono solo le donne: si indebolisce il Paese.

Per di più proprio quando servirebbe concentrare le energie per far avanzare i diritti, vengono perfino messi in crisi i patti che avevano consentito progressi sulla legge contro la violenza con l’introduzione del consenso, viene eliminata opzione donna, le consigliere di parità e neanche discussa la proposta di congedi paritari. Abbiamo davvero compreso che senza valorizzare le risorse femminili questo Paese non ha futuro?

Le disuguaglianze emergenza nazionale

Le politiche possono cambiare le cose. Ma serve volontà politica. Non c’è vero progresso del Paese senza il pieno avanzamento delle donne. La libertà femminile, in una democrazia matura, non dovrebbe essere affidata soltanto alla forza di chi la rivendica ogni giorno. E invece è così. Le donne devono unirsi, e non dividersi, confrontarsi e non censurare le altre che la pensano in modo diverso, come nel caso delle minacce per la presentazione del libro di Adriana Cavarero e Olivia Guaraldo. Dobbiamo essere coscienti sempre di più che solo la nostra unità e forza ci farà avanzare.

Affrontare in modo radicale la situazione delle donne in Italia, è urgente. Siamo di fronte a una emergenza nazionale.Per questo c’è poco da far festa . C’è molto da lottare.

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