Crans, il sindaco indagato davanti ai pm. La procura chiede a Facebook i profili spariti dei Moretti
di Tiziana De Giorgio , Rosario Di RaimondoOra tocca alla politica. Nicolas Féraud, sindaco di Crans-Montana, ora fra i nove indagati per la strage al Constellation, sarà interrogato il 13 aprile a Sion. Lui, che ha ammesso i mancati controlli nel locale per sei anni e che è stato tirato in ballo perché a conoscenza - secondo chi lo accusa - delle gravi carenze di personale che rendevano più difficili le ispezioni, quel giorno parlerà per la prima volta davanti ai magistrati e agli avvocati delle vittime.
I reati
Come gli altri, risponde di omicidio, lesioni e incendio colposi. Ha ricevuto un “mandato di comparizione”: appuntamento tra meno di un mese alle 9 del mattino. Finora non si è dimesso perché, ha detto nell’unica conferenza stampa dopo il rogo, non si lascia la nave che affonda. Andrà avanti così? “Ora si pone la questione se possa continuare a guidare questo Comune”, dice Sébastien Fanti, avvocato di diverse famiglie dei feriti. Soddisfatto dell’allargamento dell’indagine come un altro legale, Romain Jordan: “Queste …
Ora tocca alla politica. Nicolas Féraud, sindaco di Crans-Montana, ora fra i nove indagati per la strage al Constellation, sarà interrogato il 13 aprile a Sion. Lui, che ha ammesso i mancati controlli nel locale per sei anni e che è stato tirato in ballo perché a conoscenza - secondo chi lo accusa - delle gravi carenze di personale che rendevano più difficili le ispezioni, quel giorno parlerà per la prima volta davanti ai magistrati e agli avvocati delle vittime.
I reati
Come gli altri, risponde di omicidio, lesioni e incendio colposi. Ha ricevuto un “mandato di comparizione”: appuntamento tra meno di un mese alle 9 del mattino. Finora non si è dimesso perché, ha detto nell’unica conferenza stampa dopo il rogo, non si lascia la nave che affonda. Andrà avanti così? “Ora si pone la questione se possa continuare a guidare questo Comune”, dice Sébastien Fanti, avvocato di diverse famiglie dei feriti. Soddisfatto dell’allargamento dell’indagine come un altro legale, Romain Jordan: “Queste decisioni consentiranno al procedimento di accelerare le risposte di cui le famiglie hanno disperatamente bisogno”.
Gli indagati
La catena delle responsabilità e degli indagati si allarga. Non solo i coniugi Moretti. Non solo il sindaco. Ma un lungo elenco di figure tecniche e addetti ai controlli, che tra l’8 e il 15 aprile sfileranno davanti ai pm nell’aula del centro universitario di Sion. Avranno molto da spiegare. Tra loro un altro politico: Kévin Géo Michel Barras, consigliere di Crans-Montana fino al 2024 con delega al dipartimento della sicurezza pubblica, oggi “deputato supplente” nel parlamento Vallese.
Gli account dei Moretti
Sul fronte indagini, la procura ha inviato una richiesta di rogatoria alle autorità giudiziarie Usa: “I coniugi Moretti hanno account Facebook e ne hanno creati anche per il loro locale Le Constellation”. Profili, però, spariti poche ore dopo il disastro. Su questi account avevano pubblicato sia foto dei lavori di ristrutturazione che avevano effettuato nel loro locale (in particolare la posa da parte di Jacques Moretti della schiuma acustica sul soffitto) così come delle serate, tra cui il corteo dietro alle bottiglie sormontate da candele.
“Nel gennaio 2026, gli account in questione sono stati disattivati da Jessica Moretti”, si legge nell’atto con il quale si chiede a Meta di mettere a disposizione il contenuto di diversi profili collegati alla coppia e alla stessa Jessica negli ultimi 12 anni: dal 2014 al 2026.
La ricerca della verità
“Deploro l'inimmaginabile: mio figlio Noa, di 14 anni, è morto in circostanze che dovete accertare. Tutti sapevano, ma nessuno ha fatto nulla”, è la lettera, indirizzata ai pm, di Xavier Thévenot, padre di una delle vittime più giovani dell’incendio. “E’ stato necessario attendere una tragedia, è stato necessario attendere la morte di mio figlio e di tanti altri perché la verità venisse alla luce. E non parlo dei feriti, dei traumatizzati e dei lutti”.
Xavier, ora, vuole sapere: “Non accetterò mai che i responsabili politici e gli altri capi di servizio (o d'ufficio) si nascondano dietro umili impiegati comunali. Agirò con ogni mezzo utile, previsto dal diritto processuale o dal diritto disciplinare”. Thévenot chiama in causa anche i magistrati: “La vostra inazione dà l'impressione che stiate proteggendo dei personaggi di spicco, o meglio che stiate concedendo loro tutto il tempo necessario per organizzare la loro difesa”. E chiede, lui come altri, l’arresto di Jean-Marc Gabrielli, il “figlioccio” di Jacques Moretti.
Il blocco delle uscite
La notte di Capodanno non lavorava (ufficialmente) al Constellation. Ma dai legali delle vittime viene ritenuto uno dei responsabili del blocco delle altre entrate del locale a differenza di quella principale, l’unica rimasta accessibile. Una mossa per impedire che i ragazzi entrassero senza pagare. Ma che potrebbe aver contribuito a creare l’effetto trappola. A Capodanno sono morte 41 persone, in gran parte giovanissime, e 115 sono rimaste ferite. Nel locale c’erano 164 giovani, soprattutto nel seminterrato.
La rogatoria fallita in Francia
Non è invece andata a buon fine, per motivi giuridici, una richiesta di rogatoria in Francia. Il tribunale di Grasse ha rifiutato il sequestro di un appartamento dei Moretti a Cannes, di un’abitazione di famiglia in Corsica, di alcuni conti bancari e un’assicurazione sulla vita perché, secondo i giudici francesi, “le domande di rogatoria internazionale riguardante i beni che non hanno un legame diretto o indiretto con il reato non sono in ogni caso possibili in Francia su richiesta di autorità straniere esterne all’Ue, in assenza di una convenzione internazionale che lo preveda”.