Il tifo come il cappuccio che indossavano nei raid: una copertura. Perché la sostanza delle loro azioni era un’altra. La violenza. Violenza pianificata, chirurgica, da “mettere a terra” ogni volta che c’era la possibilità di colpire. I bersagli preferiti: cittadini di etnia rom, immigrati – soprattutto africani – ma anche forze dell’ordine. Attaccati con assalti, pestaggi, sassaiole, petardi e torce luminose, mazze di ferro, pietre, bottiglie. Adesso per un gruppo di ultrà neofascisti del Roseto basket – serie A maschile – sono arrivati arresti e altre misure cautelari. La scorsa notte (le operazioni sono ancora in corso, anche con l’impiego di un elicottero) i carabinieri del comando provinciale di Teramo – coordinati dalla Procura di Teramo – hanno eseguito numerose perquisizioni, quattro arresti (uno in carcere e tre ai domiciliari) e quattro obblighi di dimora emessi dal gip.
I reati contestati vanno dall’istigazione a delinquere per motivi di discriminazione razziale, etnica e re…
Il tifo come il cappuccio che indossavano nei raid: una copertura. Perché la sostanza delle loro azioni era un’altra. La violenza. Violenza pianificata, chirurgica, da “mettere a terra” ogni volta che c’era la possibilità di colpire. I bersagli preferiti: cittadini di etnia rom, immigrati – soprattutto africani – ma anche forze dell’ordine. Attaccati con assalti, pestaggi, sassaiole, petardi e torce luminose, mazze di ferro, pietre, bottiglie. Adesso per un gruppo di ultrà neofascisti del Roseto basket – serie A maschile – sono arrivati arresti e altre misure cautelari. La scorsa notte (le operazioni sono ancora in corso, anche con l’impiego di un elicottero) i carabinieri del comando provinciale di Teramo – coordinati dalla Procura di Teramo – hanno eseguito numerose perquisizioni, quattro arresti (uno in carcere e tre ai domiciliari) e quattro obblighi di dimora emessi dal gip.
I reati contestati vanno dall’istigazione a delinquere per motivi di discriminazione razziale, etnica e religiosa (legge Mancino) alle lesioni personali, dalla resistenza a pubblico ufficiale al danneggiamento, e poi accensione pericolosa di fuochi, porto abusivo d’armi, violazione del Daspo. Il gruppo si faceva chiamare "Gioventù rosetana" e - emerge dalle indagini - aveva dato vita al movimento denominato "Duce". La banda – che ruotava intorno alla frangia più estrema della tifoseria della pallacanestro cittadina – secondo gli inquirenti sarebbe stata protagonista di diversi assalti al Cas (Centro di accoglienza straordinaria) di Roseto: qui, soprattutto nelle ore notturne, gli ultrà neri avrebbero picchiato immigrati stranieri ospiti della struttura creando un clima di terrore tra gli stessi. Proprio Il timore di ritorsioni avrebbe impedito alle vittime di raccontare i dettagli delle violenze subite e di denunciare alcune aggressioni. Ma i carabinieri sono riusciti comunque a ricostruire la scia di odio razziale, botte, intimidazioni, degli ultimi mesi.
L’episodio da cui sono partite le indagini risale all’8 ottobre 2025. Al Palamaggetti – la casa del basket a Roseto degli Abruzzi – era da poco finita la partita Roseto-Pesaro. All’esterno dell’impianto gli ultrà di estrema destra – i volti travisati da sciarpe, cappellini e cappucci – assaltano a colpi di pietre tre gazzelle dei carabinieri in servizio. Alcuni sfondano a colpi di mazza il lunotto posteriore dell’auto dei carabinieri di Cellino Attanasio – i militari sono all’interno del mezzo. Indagando sugli autori dell’assalto – identificati anche grazie ai filmati delle telecamere – è stato possibile incastrare il gruppo. Durante le perquisizioni a casa degli indagati (17 in tutto) sarebbe stato trovato materiale di propaganda inneggiante al fascismo e al nazismo, mazze, tirapugni, armi bianche, fuochi. La matrice e il filo che legavano il gruppo erano il razzismo e l’estremismo neofascista.
A Roseto, e nel teramano, gli ambienti di estrema destra fanno riferimento essenzialmente a Forza Nuova e a CasaPound – quest’ultima particolarmente presente in Val Vibrata. Propaganda xenfoba e anti-immigrati, ronde per la sicurezza, nostalgismi vari. Che hanno visto protagonista anche la destra istituzionale. Nel 2024 in consiglio comunale a Roseto c’è stata tensione sul fascismo: al centro delle polemiche il capogruppo di FdI, Francesco Di Giuseppe, che in un paio di sedute ha fatto esplicito ricorso alla retorica fascista per apostrofare la massima assise cittadina come un’aula “sorda e grigia”, utilizzando un passo del discorso pronunciato dal duce Mussolini il 16 novembre 1922 in Parlamento, dopo la marcia su Roma. Il cosiddetto “discorso del bivacco” rimasto famoso per la sua sprezzante brutalità e che segnò il primo passo verso il regime, l’annientamento del parlamento italiano e la cancellazione di ogni forma di libertà politica e sindacale. Gabriella Ricchiuti, presidente del consiglio comunale, protestò duramente dicendo che Roseto rifiuta ogni tipo di nostalgismo “per l’epoca più cupa della storia italiana”.
Da notare: Roseto è stato per anni il centro più rosso d’Abruzzo. Nel comune della costa teramana la coalizione di centrosinistra è arrivata a incassare oltre l’80% dei consensi. Consensi poi calati nel tempo. La memoria collettiva ricorda che nel 1924 l’allora sindaco di Roseto, Alberto Mezzopreti, conferì a Benito Mussolini la cittadinanza onoraria. Ed è al motto mussoliniano “credere obbedire combattere” che si rifacevano gli ultrà rosetani del basket. Altri episodi dalla galassia nera della provincia: anni fa – era il 2012 - in centro a Teramo un gruppo di militanti di Forza Nuova durante una manifestazione (autorizzata) contro la legge Mancino esibirono delle croci celtiche: in nove furono rinviati a giudizio per violazione della stessa Mancino. Insieme a loro alla sbarra anche una quindicina di militanti di Azione antifascista che avevano protestato contro la manifestazione neofascista fronteggiandosi con l’opposta fazione politica.