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Beatrice Venezi alla Fenice, Brugnaro blinda la nomina

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A poche settimane dalle elezioni per il nuovo sindaco la contestata direttrice strappa un contratto di 4 anni. Insorge l’opposizione
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Ci sono le elezioni comunali alle porte, la giunta potrebbe cambiare colore e allora il centrodestra cosa fa? Blinda ulteriormente Beatrice Venezi alla guida della Fenice di Venezia. Ieri infatti c’è stato il via libera alla contestata nomina da parte del Consiglio d’indirizzo della Fondazione lirico-sinfonica da parte del sindaco uscente Luigi Brugnaro. Contratto di quattro anni per Venezi, a partire da ottobre.

Dal 22 settembre scorso, quando avvenne la designazione di Venezi da parte del sovrintendente Nicola Colabianchi, le maestranze del teatro, con gli orchestrali in testa, hanno indetto lo stato di agitazione con proteste, volantinaggi, assemblee, cortei, scioperi. Un fatto mai visto prima, diventato un caso internazionale. I lavoratori, come hanno ripetuto più volte, non co…

Ci sono le elezioni comunali alle porte, la giunta potrebbe cambiare colore e allora il centrodestra cosa fa? Blinda ulteriormente Beatrice Venezi alla guida della Fenice di Venezia. Ieri infatti c’è stato il via libera alla contestata nomina da parte del Consiglio d’indirizzo della Fondazione lirico-sinfonica da parte del sindaco uscente Luigi Brugnaro. Contratto di quattro anni per Venezi, a partire da ottobre.

Dal 22 settembre scorso, quando avvenne la designazione di Venezi da parte del sovrintendente Nicola Colabianchi, le maestranze del teatro, con gli orchestrali in testa, hanno indetto lo stato di agitazione con proteste, volantinaggi, assemblee, cortei, scioperi. Un fatto mai visto prima, diventato un caso internazionale. I lavoratori, come hanno ripetuto più volte, non contestano la persona in sé ma il suo curriculum giudicato non all’altezza del prestigio di quello che dopo la Scala è forse il più importante teatro italiano. Ma Venezi ha alle spalle uno sponsor doc: tutto il vertice di FdI, da Giorgia Meloni in giù, che la considera un’artista quasi “del” partito. Colabianchi invece ieri ha spiegato che la sua scelta «assume consapevolmente anche il valore di un investimento sul futuro. In un contesto spesso segnato da percorsi direttoriali lunghi e insistiti, affidare un incarico di tale rilievo a un’esponente di una nuova generazione rappresenta un atto di fiducia nella capacità di costruire continuità e percorsi nel lungo periodo».

Di sicuro la mossa conferma il braccio di ferro tra destra e mondo della cultura, nonché delle maestranze. A maggio si vota per il Comune e giusto sabato scorso a Rialto il candidato sindaco del centrosinistra, il pd Andrea Martella, aveva detto basta alle «operazioni di amichettismo della destra». Il riferimento era chiaro e la piazza aveva risposto con un sentito applauso. Se Martella vincerà le elezioni, intervenire sulla nomina — il sindaco è presidente della Fenice — sarà più complicato del previsto. «Questa scelta — dice adesso — è uno schiaffo alla città e al teatro, nel momento in cui servivano invece la ricerca della condivisione. La scelta del sindaco e del soprintendente è ancora una volta sbagliata nel metodo, nei tempi, nel significato politico di voler blindare una nomina sotto elezioni. E ancora una volta contraddice nei fatti le asserite disponibilità al confronto e al dialogo con i musicisti che sono l’anima di questa straordinaria eccellenza veneziana e internazionale. Riproponendo quell’arroganza che è il vero tratto distintivo dell’amministrazione uscente».

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