La suora di destra, i neorurali e il contadino: la corte dei supporter della famiglia nel bosco
dal nostro inviato Corrado ZuninoPALMOLI (Chieti) – Ieri pomeriggio, l’apice. Suor Anna Egidia Catenaro, fondatrice di Avvocatura in Missione, abruzzese di San Vito Chietino, avanza con passo certo e l’abito bianco verso la sbarra in legno di casa Trevallion-Birminghan. Per lei si alza. Si era già spesa per la famiglia, invocando, con lo stesso tono di Matteo Salvini, “la liberazione dei bambini”. Si era lanciata nell’agone giudiziario, poi, chiedendo la revoca della tutrice nominata dal Tribunale per i minorenni dell’Aquila. Come fosse il quinto avvocato della coppia, che ha macinato legali in questi diciotto mesi di procella.
Suor Anna Egidia, spenta la diretta Facebook sulla Quaresima, “tempo di ascolto e conversione”, un atteggiamento che rimanda alla religiosa che intendeva riportare Jack ed Elwood sulla retta via nei Blues Brothers, è entrata nel casaletto da due stanze e, in cucina, ha preg…
PALMOLI (Chieti) – Ieri pomeriggio, l’apice. Suor Anna Egidia Catenaro, fondatrice di Avvocatura in Missione, abruzzese di San Vito Chietino, avanza con passo certo e l’abito bianco verso la sbarra in legno di casa Trevallion-Birminghan. Per lei si alza. Si era già spesa per la famiglia, invocando, con lo stesso tono di Matteo Salvini, “la liberazione dei bambini”. Si era lanciata nell’agone giudiziario, poi, chiedendo la revoca della tutrice nominata dal Tribunale per i minorenni dell’Aquila. Come fosse il quinto avvocato della coppia, che ha macinato legali in questi diciotto mesi di procella.
Suor Anna Egidia, spenta la diretta Facebook sulla Quaresima, “tempo di ascolto e conversione”, un atteggiamento che rimanda alla religiosa che intendeva riportare Jack ed Elwood sulla retta via nei Blues Brothers, è entrata nel casaletto da due stanze e, in cucina, ha pregato con Nathan Trevallion e la moglie, una cattolica di tradizione, fiera della madonna stilizzata appoggiata sulla credenza, di fronte alla stufa in ghisa.
“L’ho trovata serena, la cosa mi ha rincuorato molto”, ha raccontato all’uscita sorella Anna Egidia, spostando in fretta la sua attenzione sulla prossima riforma della legge sui minori, che proprio Salvini sponsorizza ad ogni dichiarazione: “Mai più bambini portati via alle madri”, ha salutato la suora.
Accade sempre attorno ai fatti di cronaca che diventano eventi, nel corso delle storie che si allungano nel tempo, nei racconti che si muovono intorno a un centro geografico, nel caso è la magione in pietra all’interno di un boschetto lungo la provinciale 207. La casa nel bosco, ecco, allocata nella parte bassa del Comune di Palmoli, a sud di Chieti. Ora che Catherine Birmingham è tornata, si affacciano alla sbarra curiosi seriali, turisti della cronaca, amici, questuanti, politici locali. Il sottobosco del bosco raduna tante storie dolorose. I sostenitori del camper – donne vittime di violenza, madri con tragiche contese con i tribunali dei minori d’Italia – si sono allontanati prima verso la struttura protetta di Vasto, poi Nathan, concentrato sul riaffido in esclusiva dei suoi tre figli, ha chiesto se ne andassero anche da lì.
Davide, l’amico neorurale del padre di Bristol, costruttore di strumenti musicali, il compagno dei molti momenti di tristezza, nel venerdì della separazione finale è stato tutta la giornata seduto sul muretto esterno della casa protetta, il cappello blu in lana, afflosciato secondo l’estetica rasta, i suoi convincimenti anti-sistema ed estremo-rurali affidati a un amico. “Adesso esplodo”, gli diceva mentre Catherine stava parlando con i bimbi nel cortile, per l’ultima volta guardandoli in viso.
Dalle manifestazioni, dicevamo, davanti alla casa nel bosco, quindi davanti alla “struttura prigione”, la vulgata emersa è sempre stata quella del complottismo reazionario: “Lo sappiamo che vogliono separare i fratellini, per poi venderli ai miliardari. Avete visto come sono belli, biondi, vispi”. Sono belli, biondi e vispi, i tre figli di Nathan e Catherine, e questa è l’unica verità raccontata da chi vorrebbe liberarli dal male.
Su, a quota 200, Contrada Mondola, una figura gradita ai rotocalchi televisivi pop è il contadino Osvaldo. Osvaldo Serafini, che racconta sempre la stessa storia di quando i tre bambini salivano sul suo trattore e giocavano felici. Dice, allontanandosi con l’auto smarmittata: “Dovete coinvolgere la politica”... Ci ripensa: “Anche loro non risolveranno niente”.
Sinceramente prostrato per l’accaduto, ogni tanto il contadino Osvaldo s’affaccia alla sbarra di Catherine: lei gli chiede lavoretti, sistemazioni in giardino. Osvaldo abita settecento metri sotto, due tornanti, e ha un buon terreno con le olive: diversi operatori tv hanno già prenotato il suo olio fruttato prodotto lo scorso autunno. “Mi trovate sempre al solito posto”.
Sulla scena assicura che comparirà, questo verso Pasqua, l’architetto Angelo Pradella da Trieste. Pensionato arzillo e fantasioso, è sempre sul punto di versare i sei mesi di anticipo per pagare l’affitto a Nathan e garantirgli i prossimi sei mesi tranquilli nella Casetta di Nonna Gemma. Il padrone delle mura, Armando Carusi, si è detto pronto a firmare. L’architetto Pradella assicura, poi, che ha progetti in tasca per offrire direttamente ai tre bambini di Nathan e Cate una casa nella vicina Tufillo, che il suo Fondo può finanziare l’utilizzo dei monumenti di tre paesi, Palmoli e il suo castello compresi. L’avvocato Giovanni Angelucci, che segue e tutela l’ex ristoratore Carusi, attende il contratto e l’anticipo richiesto (fortemente scontato, peraltro): “Non abbiamo pregiudizi, però serve una proposta scritta”.
Si vede varia umanità attorno alla casa nel bosco e alla famiglia che ci vuole tornare a vivere e che da diciotto mesi sta con dignità dentro una vicenda devastante. Fin qui, ricorda proprio l’avvocato Angelucci, già difensore della coppia, Nathan e Catherine hanno sempre rifiutato soldi donati e ristrutturazioni gratuite. Vivono con poco, i due, benestanti nella prima vita. Oggi bastano 500 euro al mese per la loro esistenza parca e contro ogni spreco. Osservano amici sinceri e occasionali, stringono mani, ringraziano. E tornano a pensare ai loro figli, lontani quarantaquattro chilometri dal paradiso perduto.