Niente più dati nazionali sull’incidenza delle malattie infettive di tipo respiratorio, a partire da quelli che riguardano la diffusione dell’influenza (ormai ridottissima), che sono appena stati interrotti. Dall’inizio del mese le Regioni hanno smesso di mandare i numeri che alimentano la sorveglianza “in attesa di una regolamentazione in linea con quanto previsto dalle norme vigenti per la gestione dei dati personali”. Cosa sta succedendo? Il problema è legato al rispetto delle norme sulla privacy e all’assenza di un adeguamento, da parte dell’Istituto superiore di sanità, stando a quando dicono dalle Regioni.
Gli effetti
A breve dovrebbe entrare nel vivo la sorveglianza delle malattie trasmesse da zanzare, come Dengue, West Nile, Zika, che, se le cose non si sbloccano, non potrà partire a livello nazionale. Un passo indietro di anni, un ritorno a quando i dati sanitari erano pochi e appunto solo regionali. Ridotto invece l’impatto sul monitoraggio dell’influenza, perché la stagione…
Niente più dati nazionali sull’incidenza delle malattie infettive di tipo respiratorio, a partire da quelli che riguardano la diffusione dell’influenza (ormai ridottissima), che sono appena stati interrotti. Dall’inizio del mese le Regioni hanno smesso di mandare i numeri che alimentano la sorveglianza “in attesa di una regolamentazione in linea con quanto previsto dalle norme vigenti per la gestione dei dati personali”. Cosa sta succedendo? Il problema è legato al rispetto delle norme sulla privacy e all’assenza di un adeguamento, da parte dell’Istituto superiore di sanità, stando a quando dicono dalle Regioni.
Gli effetti
A breve dovrebbe entrare nel vivo la sorveglianza delle malattie trasmesse da zanzare, come Dengue, West Nile, Zika, che, se le cose non si sbloccano, non potrà partire a livello nazionale. Un passo indietro di anni, un ritorno a quando i dati sanitari erano pochi e appunto solo regionali. Ridotto invece l’impatto sul monitoraggio dell’influenza, perché la stagione è praticamente conclusa.
La lettera di febbraio
La decisione di interrompere il trasferimento dei dati era stata anticipata il 10 febbraio da una lettera indirizzata al ministero della Salute dalla coordinatrice dei dipartimenti di Prevenzione degli assessorati regionali alla Salute, Francesca Russo del Veneto. Il problema, si rileva nella lettera, riguarda le sorveglianze che prevedono flussi informativi, di dati individuali personali, verso l’Istituto superiore di sanità. Pur riconoscendone il rilevante valore informativo per la sorveglianza delle malattie infettive nel Paese, tali sorveglianze non risultano ad oggi normate sotto il profilo giuridico, con particolare riferimento alla definizione delle finalità, delle basi giuridiche del trattamento e dei ruoli di titolarità e responsabilità del trattamento dei dati”. Le Regioni hanno quindi chiesto l'adeguamento alle nome sui flussi delle sorveglianze speciali.
Il ministero: nessuna preoccupazione
Dal ministero alla Salute dicono di non essere preoccupati. “La temporanea sospensione degli aggiornamenti del bollettino dell’influenza è legata a un processo tecnico di riallineamento dei flussi informativi tra le diverse piattaforme di raccolta dati, avviato al fine di garantire la piena conformità al quadro normativo vigente in materia di protezione dei dati personali», dice Maria Rosaria Campitiello, che guida il dipartimento della Prevenzione del ministero della Salute. «Con l'Istituto superiore di sanità stiamo lavorando per definire nel più breve tempo possibile modalità operative condivise che consentano la ripresa della pubblicazione degli aggiornamenti settimanali”. Intanto, si assicura, restano attivi i sistemi di segnalazione delle malattie infettive previsti dalla normativa vigente e il monitoraggio epidemiologico nazionale continua ad essere assicurato attraverso i flussi informativi disponibili.