La famiglia nel bosco, ecco la legge che renderà più difficili le separazioni figli-genitori
ROMA – Il disegno di legge presentato ieri al Senato dalla maggioranza punta a frenare gli allontanamenti dei figli dalle famiglie coinvolte in un procedimento di un tribunale dei minori.
Il Ddl si incardina sui due questioni. Una consulenza tecnica d'ufficio da affidare anche a specialisti esterni al tribunale, prima di ogni decisione, e un obbligo rafforzato di motivazione per i giudici, chiamati a individuare la soluzione migliore “nell'interesse dei minori” nell'ambito di procedimenti di allontanamento.
Il testo si compone di quattro articoli e ruota intorno alla previsione, in corso di istruttoria, di una “consulenza tecnica d'ufficio” (Ctu) a cui subordinare - salvo casi eccezionali - il provvedimento di allontanamento…
ROMA – Il disegno di legge presentato ieri al Senato dalla maggioranza punta a frenare gli allontanamenti dei figli dalle famiglie coinvolte in un procedimento di un tribunale dei minori.
Il Ddl si incardina sui due questioni. Una consulenza tecnica d'ufficio da affidare anche a specialisti esterni al tribunale, prima di ogni decisione, e un obbligo rafforzato di motivazione per i giudici, chiamati a individuare la soluzione migliore “nell'interesse dei minori” nell'ambito di procedimenti di allontanamento.
Il testo si compone di quattro articoli e ruota intorno alla previsione, in corso di istruttoria, di una “consulenza tecnica d'ufficio” (Ctu) a cui subordinare - salvo casi eccezionali - il provvedimento di allontanamento familiare. Consulenza che avrà ad oggetto “l'eventuale sussistenza di condizioni di pregiudizio alla salute psico-fisica del minore derivanti dall'ambiente familiare” e “l'analisi dei possibili interventi”, compreso l'allontanamento, quindi “la valutazione comparativa delle loro prevedibili conseguenze sullo stato psico-fisico del minore”.
Il coinvolgimento di più specialisti
Il passaggio - sancito da uno specifico articolo del Codice di procedura civile - prevederà il coinvolgimento di più specialisti, per di più "esterni". La consulenza sarà affidata in modo collegiale dall'autorità giudiziaria a un medico specializzato in neuropsichiatria infantile e a un medico pediatra, entrambi esterni all'albo del Tribunale e appartenenti a un ente pubblico e a uno o più professionisti in possesso di adeguate e comprovate competenze.
Per i giudici viene rafforzato l'obbligo di motivazione all'esito della consulenza: dovranno dare conto non solo di tutte le soluzioni vagliate e delle ragioni “della rispondenza della misura adottata al superiore interesse del minore”, ma “anche del contenuto della perizia e di ogni eventuale ulteriore elemento sottoposto alla sua valutazione”. Per evitare di gravare sulle famiglie, le spese della consulenza saranno poste a carico dell'erario, secondo un meccanismo di anticipazione.
Un valore retroattivo
Tutte le novità, se il disegno di legge andrà in porto, potrebbero applicarsi anche al caso della famiglia nel bosco: il Ddl prevede che le disposizioni si applichino anche ai procedimenti pendenti, così da “consentire l'accertamento anche nelle situazioni nelle quali sia stato già emesso un provvedimento di allontanamento del minore”.
Il testo è nato su indicazione del governo e porta le firme dei capigruppo di maggioranza Lucio Malan (FdI), Massimiliano Romeo (Lega), Maurizio Gasparri (Forza Italia) e della senatrice Michaela Biancofiore (Nm). Sulla questione hanno scritta una nota comune: “Sono oltre ventimila i minori italiani allontanati dalle loro famiglie, in gran parte collocati in comunità educative ovvero case-famiglia, quando l’allontanamento dovrebbe essere l’"extrema ratio".
Il Senato ha appena approvato la legge di iniziativa governativa sugli affidi, avanzata dalla ministra della Famiglia Eugenia Roccella, che istituisce un registro nazionale delle famiglie affidatarie, degli istituti e comunità di assistenza pubblica e nazionale, che farà capo al dipartimento delle Politiche della famiglia.
Sullo stesso tema ha presentato una proposta di legge anche Michela Vittoria Brambilla, presidente della Commissione parlamentare per l'infanzia e l'adolescenza, con lo scopo di “ridurre la possibilità di errori ed evitare che le conclusioni del giudice si fondino esclusivamente sulla relazione dei servizi sociali".