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Il fuoco sul bus svizzero e le urla dei passeggeri: “Ho visto gente bruciare”

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L’uomo, fuggito da un ospedale psichiatrico, ha appiccato il rogo uccidendo sei persone. Un testimone: “Un minuto di terrore”
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KERZERS (SVIZZERA) – Era un pomeriggio come questo, il cielo basso e grigio, una pioggia leggera. Era un autobus giallo come questo, attraversava paesi e campagne per portare a casa impiegati e ragazzi. Poi è salito un uomo. Sessant’anni, due borse in mano. Si è alzato in piedi, si è versato addosso del liquido, forse benzina, e si è dato fuoco. Selina si accarezza i lunghi capelli bianchi e guarda verso quel punto. Martedì dalla finestra ha intravisto lampi arancioni illuminare la Murtenstrasse. Si è affacciata: «La gente urlava, piangeva...». Ora, per terra, c’è un’enorme chiazza nera. Le siepi bruciate, i cartelli stradali sciolti, l’insegna della farmacia rovinata. E i fiori, tanti: ricordano i sei morti dell’altro ieri, ma anche i cinque feriti in ospedale, alcuni con ustioni gravi. Passa e spassa il signor Zeynel, pensionato, che l’altra sera era qui: «Quando il bus si è fermato e si sono aperte le porte, sono uscite tre o quattro persone. Ricordo in particolare una signora... C…

KERZERS (SVIZZERA) – Era un pomeriggio come questo, il cielo basso e grigio, una pioggia leggera. Era un autobus giallo come questo, attraversava paesi e campagne per portare a casa impiegati e ragazzi. Poi è salito un uomo. Sessant’anni, due borse in mano. Si è alzato in piedi, si è versato addosso del liquido, forse benzina, e si è dato fuoco. Selina si accarezza i lunghi capelli bianchi e guarda verso quel punto. Martedì dalla finestra ha intravisto lampi arancioni illuminare la Murtenstrasse. Si è affacciata: «La gente urlava, piangeva...». Ora, per terra, c’è un’enorme chiazza nera. Le siepi bruciate, i cartelli stradali sciolti, l’insegna della farmacia rovinata. E i fiori, tanti: ricordano i sei morti dell’altro ieri, ma anche i cinque feriti in ospedale, alcuni con ustioni gravi. Passa e spassa il signor Zeynel, pensionato, che l’altra sera era qui: «Quando il bus si è fermato e si sono aperte le porte, sono uscite tre o quattro persone. Ricordo in particolare una signora... C’erano fiamme enormi, troppo grandi, non c’era possibilità di fare nulla. Guardi questo video, ecco come bruciava. Tutto è durato un minuto». E i passeggeri «bruciavano ai lati dell’autobus».

Le vittime

Racconta che almeno due vittime vivevano in questo paese di cinquemila abitanti nel Canton Friburgo: avevano, dice, tra i ventisei e i ventisette anni. Un elenco ufficiale dei deceduti non è stato fornito ancora dalle autorità svizzere in attesa dei riconoscimenti ufficiali con il Dna. Aveva ventisei anni anche Lara Baumgartner, conduttrice di Radio Energy: amava le persone e le loro «imperfezioni», raccontano i colleghi che hanno annunciato la sua morte. Dopo appena due fermate sarebbe scesa dal bus per andare a prendere il treno verso casa.

E sempre qui viveva la vittima più giovane, uno studente: «Aveva sedici anni, frequentava la nostra scuola», dicono i ragazzini in bicicletta fermi davanti al memoriale. Uno di loro racconta: «Ho visto un tizio uscire da quell’autobus, aveva la faccia nera. Un altro era avvolto dal fuoco, ha lottato per scendere. Poi ho visto un passante cercare di aiutare una donna, provare a spegnere le fiamme così...» e mima il gesto di soffocare un incendio con la prima cosa utile che hai fra le mani. Il suo amico non ha ancora l’età della patente ma si sente un sopravvissuto: «Quell’autobus avrei dovuto prenderlo anch’io, alla fine è passato mio padre in macchina e mi ha accompagnato lui a casa».

L’uomo che si è dato fuoco

Quel che si sa è che l’autore della tragedia aveva sessant’anni ed è morto nel rogo. L’altro ieri è salito sul bus a Düdingen attorno alle 17,45. È rimasto seduto per poco più di mezz’ora. A Kerzers si è dato fuoco. Pm e investigatori, durante una conferenza stampa, lo hanno definito una persona «emarginata e disturbata», con problemi psichiatrici, più noto alla «comunità medica» che al «sistema giudiziario». Il giorno prima della strage, i parenti ne avevano denunciato la scomparsa. Come ha ricostruito la tv svizzera, alle 13 di martedì si era allontanato da un ospedale del Canton Berna dov’era ricoverato. Le ricerche erano state senza esito.

La dinamica

Sulla base delle testimonianze, l’incendio è scoppiato quando l’autobus era ancora in movimento. E il sessantenne si è dato fuoco mentre era proprio al centro del mezzo, tra la folla. Inoltre bisogna capire se le porte si sono aperte subito. Primi dettagli che saranno utili a dare un perché alla tragedia. Secondo quanto ha detto a Blick il cugino di Fatom Berisha – passeggero che tra i primi ha testimoniato l’uso della benzina da parte del sessantenne – la vittima ha cercato di fuggire ma le porte del bus sono rimaste chiuse: «Così si è ustionato mani e gambe». Non a caso dagli inquirenti è stato detto che verranno svolti «accertamenti anche sul bus per escludere qualsiasi causa, anche parziale, di carattere tecnico».

Sotto il cielo grigio, davanti a un altro memoriale – il secondo in Svizzera in due mesi dopo quello per le vittime del Constellation – tutti ora portano un fiore e lasciano una firma sul libro sotto il gazebo. I vigili del fuoco arrivano a piedi e si stringono a semicerchio, le mani di uno sulle spalle dell’altro. Parte un applauso dedicato a loro: l’unico momento in cui sulla Murtenstrasse si rompe il silenzio.

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