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Scuola, nelle classi italiane è record di alunni stranieri: nel 2025 quasi un milione

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Il calo costante è bilanciato da questa crescita. Nelle regioni del nord, si supera il 17 per cento della presenza complessiva. Mentre al sud e nelle isole la presenza straniera tra i banchi crolla al 4,6 per cento
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Record di alunni stranieri nelle classi italiane. Il ministero dell’Istruzione e del Merito ha aggiornato i dati relativi agli alunni della scuola statale e paritaria. Gli ultimi numeri messi a disposizione in formato aperto sono quelli dell’anno scolastico 2024/2025. Numeri da cui emerge che la presenza di alunni censiti come non italiani cresce in continuazione da anni. Raggiungendo il record, sia in termini assoluti sia in termini percentuali. Prendendo in considerazione gli ultimi cinque anni disponibili salta all’occhio che i bambini e gli studenti italiani hanno subito un calo costante, solo parzialmente sostenuto dalla presenza straniera che continua a crescere.

Il trend

Secondo il Portale unico dei dati della scuola italiana, nel 2024/2025, gli alunni con cittadinanza non italiana hanno raggiunto la cifra record di 911.578 unità: quasi il 12% della presenza totale nelle classi, italiana e straniera. L’anno precedente erano 910.984. E cinque anni prima, nel 2019/2020 si attesta…

Record di alunni stranieri nelle classi italiane. Il ministero dell’Istruzione e del Merito ha aggiornato i dati relativi agli alunni della scuola statale e paritaria. Gli ultimi numeri messi a disposizione in formato aperto sono quelli dell’anno scolastico 2024/2025. Numeri da cui emerge che la presenza di alunni censiti come non italiani cresce in continuazione da anni. Raggiungendo il record, sia in termini assoluti sia in termini percentuali. Prendendo in considerazione gli ultimi cinque anni disponibili salta all’occhio che i bambini e gli studenti italiani hanno subito un calo costante, solo parzialmente sostenuto dalla presenza straniera che continua a crescere.

Il trend

Secondo il Portale unico dei dati della scuola italiana, nel 2024/2025, gli alunni con cittadinanza non italiana hanno raggiunto la cifra record di 911.578 unità: quasi il 12% della presenza totale nelle classi, italiana e straniera. L’anno precedente erano 910.984. E cinque anni prima, nel 2019/2020 si attestavano a 827.743: quasi 84mila alunni stranieri in più ad arricchire la composizione delle classi, pari a un incremento netto che supera di poco il 10%. Di contro, complice il drastico calo delle nascite, il numero degli alunni italiani è diminuito di oltre 612mila unità: pari a un decremento dell’8,3%. Che la maggiore presenza straniera è riuscita solo ad attenuare. Lo scorso anno, gli alunni autoctoni, nati da genitori italiani, hanno raggiunto il record negativo di 6.788.990 unità. Mai così pochi da quando l’istruzione è diffusa a tutta la popolazione.

I nati in Italia

Il dato della presenza non italiana nelle scuole statali e paritarie non deve però ingannare perché una fetta sempre maggiore di alunni, considerati stranieri dalle leggi vigenti, in realtà è nata in Italia. Il ministero non mette a disposizione questo dato per il 2024/2025, ma secondo una pubblicazione del Mim, già nell’anno scolastico 2022/2023 gli “alunni con cittadinanza non italiana nati in Italia” rappresentavano il grosso della loro presenza: il 65,4%. Praticamente, due su tre. Ed è molto probabile che questa percentuale sia ancora cresciuta. Un dato che riporta all’attenzione la questione dello ius soli o dello ius scholae.

La presenza extra Ue

La presenza straniera nelle scuole statali del Belpaese si connota per la provenienza. Nel corso degli anni, aumenta quella proveniente dai paesi extra Ue: nel 2024/2025, quasi 82 alunni non italiani su cento provengono da Paesi africani, asiatici o comunque non aderenti all’Unione europea. Due anni prima, il dato era dell’81%. E cinque anni prima era inferiore al 79%. Il 78,6%, per l’esattezza. Le ondate di migranti che scappano da Paesi poveri e dove si consumano sanguinosi conflitti, interni e non, trovano in Italia un luogo che li accoglie e consente loro di ripartire da zero: dalla scuola dei propri figli.

La presenza al nord

Gli stranieri vanno dove trovano lavoro e dove pensano di trovare migliori condizioni di vita: nei paesi del nord Italia, quindi. Ed è proprio nelle regioni settentrionali che la presenza di alunni non italiani è più consistente. Nelle regioni del nord, si supera il 17% della presenza complessiva. Nelle regioni dell’Italia centrale, la percentuale cala al 13%. Mentre al sud e nelle isole la presenza straniera tra i banchi crolla al 4,6%. Cinque anni prima, nel 2019/2020, al nord si viaggiava al di sotto del 15% e al centro sotto il 12%. Nel meridione la percentuale era di un punto inferiore a quella attuale: il 3,6%.

Lo ius scholae

I numeri in questione tirano nuovamente in ballo le norme italiane per il rilascio della cittadinanza. Tra le due possibilità presenti nelle legislazioni dei Paesi europei e extra europei, l’Italia ha trovato una via di mezzo: lo ius scholae. Negli Stati Uniti d’America e nel Canada, così come in diversi paesi del sud America, vige lo ius soli: la cittadinanza è automatica per coloro che nascono in queste nazioni. A prescindere dalle origini. In diversi Paesi europei, Italia e Germania incluse, la cittadinanza si trasmette dai genitori ai figli, lo ius sanguinis, indipendentemente dal luogo di nascita. Stesso discorso in Giappone e in Cina. La formula italiana, in discussione ma per il momento accantonata, come detto, è lo ius scholae: la possibilità di ottenere la cittadinanza, a domanda, dopo avere frequentato un certo numero di anni scolastici (10 per la proposta di legge più restrittiva) accompagnata da un’età d’ingresso in Italia inferiore ai 5 anni e residenza stabile nel nostro Paese.

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