✕

Aborto, stabili i numeri. Sei donne su dieci scelgono la via farmacologica

(agf)

Ascolta l'audio

Con enorme ritardo il ministero della Salute ha ultimato la relazione al Parlamento ma i dati sono del 2023. Le interruzioni di gravidanza con la Ru486 superano quelle chirurgiche, i consultori restano off limits. Cresce la contraccezione di emergenza
3 minuti di lettura

Con un enorme ritardo il ministero della Sanità ha ultimato, ma non ancora presentato al Parlamento, la relazione sullo stato di applicazione della legge 194 relativa all’anno 2023. I dati dunque, è importante sottolinearlo, vengono diffusi due anni dopo rispetto ai tempi previsti dalla normativa che prevede una cadenza annuale.

I numeri del 2023 confermano però la tendenza ormai radicata in Italia: gli aborti, al di là di variazioni minimali, restano stabili dopo una drastica e costante diminuzione anno dopo anno. Nel 2023 infatti le Ivg (interruzioni volontarie di gravidanza) sono state 65.746 (0,1% più del 2022) rispetto alle 84.926 del 2016 e alle 115.372 del 2010. Una evidente e radicale cambiamento di prospettiva. Non solo. Oggi oltre il 59% degli aborti avviene per via farmacologica, a testimonianza di quanto la Ru486 stia diventando la via primaria scelta dalle donne rispetto all’Ivg chirurgica. Continua nel 2023 l’aumento – ma assai contenuto - del ricorso all’aborto da part…

Con un enorme ritardo il ministero della Sanità ha ultimato, ma non ancora presentato al Parlamento, la relazione sullo stato di applicazione della legge 194 relativa all’anno 2023. I dati dunque, è importante sottolinearlo, vengono diffusi due anni dopo rispetto ai tempi previsti dalla normativa che prevede una cadenza annuale.

I numeri del 2023 confermano però la tendenza ormai radicata in Italia: gli aborti, al di là di variazioni minimali, restano stabili dopo una drastica e costante diminuzione anno dopo anno. Nel 2023 infatti le Ivg (interruzioni volontarie di gravidanza) sono state 65.746 (0,1% più del 2022) rispetto alle 84.926 del 2016 e alle 115.372 del 2010. Una evidente e radicale cambiamento di prospettiva. Non solo. Oggi oltre il 59% degli aborti avviene per via farmacologica, a testimonianza di quanto la Ru486 stia diventando la via primaria scelta dalle donne rispetto all’Ivg chirurgica. Continua nel 2023 l’aumento – ma assai contenuto - del ricorso all’aborto da parte delle minorenni (pari a un tasso di 2,3 per 1.000), registrato già nel 2022 (2,2 per 1.000) rispetto al 2021 (2,1 per 1000) e al 2020 (1,9 per 1.000). Il tasso di abortività delle minorenni resta comunque inferiore a quello dei paesi europei con analoghi sistemi sanitari. Al di là dei numeri ufficiali resta però alto l’attacco alla legge da parte dei movimento pro-life, i cui volontari sono ormai stabilmente presenti in diversi consultori italiani.

Contraccezione di emergenza

La distribuzione della contraccezione di emergenza è complessivamente aumentata. Cresce del 5,5% la cosiddetta “pillola dei cinque giorni dopo” (EllaOne) rispetto al 2021 e del 76,1% dal 2020, quando con la decisione dell’Aifa dell’8 ottobre è stato eliminato l’obbligo di prescrizione anche per le minorenni. Per il Levonorgestrel (Norlevo), cioè la “pillola del giorno dopo” si è registrata invece una riduzione del 4,2% rispetto al 2022. La distribuzione dei due prodotti nel 2023 è stata di 760.076 confezioni, di cui 469.384 di Ellaone e 290.692 di Norlevo. Da specificare che non si tratta di pillole abortive, ma – appunto – di contraccezione di emergenza che sicuramente ha contribuito al calo delle interruzioni volontarie di gravidanza.

Tempi di attesa

I tempi di attesa per eseguire l’intervento – afferma il ministero - continuano a diminuire, pur persistendo una variabilità fra le regioni. Si registra un aumento delle Ivg entro le prime 8 settimane di gestazione, a seguito, come dicevamo, della scelta sempre più diffusa dell’aborto farmacologico con la Ru486. In particolare, la percentuale di Ivg effettuate entro 14 giorni ha subito un aumento continuo nel tempo, passando dal 59,6% del 2011 all’80,4% del 2023.

La mobilità fra le regioni continua ad essere contenuta: il 92,5% delle Ivg è stato effettuato nella regione di residenza. In realtà associazioni indipendenti come la “Laiga” che da sempre monitora l’applicazione della legge 194, segnalano invece ancora una notevole migrazione delle donne, a causa di una obiezione di coscienza più alta di quella rilevata dai dati ministeriali.

Sempre più aborti farmacologici

Continua l’aumento delle Ivg effettuate con la pillola Ru486, ossia con il Mifepristone associato alle prostaglandine (il 59,4% delle Ivg, contro il 52 % nel 2022) che ormai superano quelle chirurgiche effettuate con isterosuzione o raschiamento, oggi il 39,9% dei casi, contro il 46,6% nel 2022). Ma restano ampiamente disattese le linee di indirizzo promulgate nel 2020 dal Ministero della salute per favorire la de-ospedalizzazione dell’aborto tramite il metodo farmacologico, con la possibilità di effettuare tutto l’iter nei consultori e non in ospedale. Anzi con l’assunzione del primo farmaco in consultorio o ambulatorio e il secondo a domicilio. Sono ancora poche infatti (5.191) le procedure eseguite negli ambulatori pubblici come invece raccomandato dalla circolare ministeriale dell’agosto 2020.

Consultori off limits

In base ai dati l’Istat, nel 2023 Toscana, Emilia-Romagna e Lazio erano le uniche tre regioni ad aver attivato l’offerta dell’Ivg farmacologica in regime ambulatoriale o nei consultori. La Toscana ha effettuato il 61% del totale delle Ivg in regime ambulatoriale mentre soltanto il Lazio e l’Emilia-Romagna hanno attivato la possibilità di Ivg farmacologica nei consultori.

Nel 2023 tre regioni (Valle D’Aosta, Marche e Molise) non hanno effettuato alcuna Ivg in regime ambulatoriale mentre le altre regioni hanno riportato numeri molto contenuti con percentuali comprese tra lo 0,1% e il 7,4%. Dunque nella gran parte d’Italia restano disattese le linee guida ministeriali per arrivare a una graduale de-ospedalizzazione dell’aborto.

Obiezione di coscienza

Nel 2023, la quota di ginecologi obiettori di coscienza risulta pari al 57,1%, inferiore rispetto al 60,5% del 2022, con notevoli differenze tra le regioni. Tra gli anestesisti la percentuale di obiettori è più bassa, con un valore nazionale pari al 35,1%, in diminuzione rispetto al 37,2% rilevato nel 2022. La percentuale di personale non medico che ha presentato obiezione nel 2023 è ancora inferiore, pari al 30,9% (32,1% nel 2022). Esiste poi un numero di ginecologi, pari al 10,6% del totale che pur essendo non obiettori, non effettuano interruzioni volontarie di gravidanza, pari al 10,6% del totale. Dati comunque spesso ritenuti da altre indagini sottostimati.

Il ritardo del ministero

Questo dunque il quadro che certifica appunto la tendenza costante in Italia di diminuzione degli aborti. Ma il ritardo nella presentazione della relazione (non ancora presentata al Parlamento) sottolinea, così precisa Gilda Sportiello, deputata M5s, un vero disinteresse del Governo per questo delicatissimo ambito della vita delle donne. “Il Governo – dice Sportiello - ha appena inviato la Relazione sull’attuazione della 194. Una relazione che è obbligato a presentare ma che puntualmente, da quando si è insediato, pubblica con ritardo, come se fosse una sua gentile concessione farlo. ​Mai si era registrato un ritardo del genere. Mai. ​Oggi ci ritroveremo a commentare e a leggere dati risalenti al 2023, dati vecchi che niente raccontano degli ostacoli, che niente ci dicono rispetto alle gravi mancanze che oggi dovremmo colmare. Come possiamo sapere cosa accade nelle strutture se a malapena oggi possiamo intuire cosa accadeva tre anni fa? Noi però non siamo marginali, non lo sono le nostre storie e i nostri vissuti, né la nostra salute”.

Leggi i commenti