A Palermo, negli anni Settanta, quando la città imparava a riconoscere l’odore della dinamite prima ancora di sentire l’esplosione, c’era un uomo che attraversava tutti i corridoi del potere investigativo. Non faceva rumore. Non lasciava impronte evidenti. Ma era sempre lì: negli uffici della questura, ai tavoli delle indagini più delicate, nelle stanze dove circolavano i rapporti riservati e le …