Petroliera russa alla deriva, vertice a Palazzo Chigi. Meloni: “Monitoriamo con Malta”
di Giulia BoeroVertice a Palazzo Chigi per discutere della petroliera battente bandiera russa Arctic Metagaz, carica di 900 tonnellate di gasolio e due serbatoi di gas liquefatto che ieri è stata intercettata dopo giorni alla deriva vicino alle acque di Lampedusa e Linosa. Secondo quanto appreso in mattinata, la nave facente parte della “flotta fantasma di Mosca” si starebbe ora allontanando qualche miglio dalle Pelagie in direzione est, trasportata verso Malta dalle correnti.
Diffusa anche una nota al termine del vertice presieduto dalla premier Giorgia Meloni: "Premesso che l'imbarcazione si trova attualmente all'interno della zona SAR maltese, e che le autorità di Malta hanno stabilito una distanza di sicurezza minima di 5 miglia nautiche, il Governo italiano ha assicurato al Governo de La Valletta la condivisione del monitoraggio avviato fin dal primo momento". Confermata anche la disponibilità a svolgere attività di supporto, in attesa delle determinazioni delle autorità maltesi con le quali r…
Vertice a Palazzo Chigi per discutere della petroliera battente bandiera russa Arctic Metagaz, carica di 900 tonnellate di gasolio e due serbatoi di gas liquefatto che ieri è stata intercettata dopo giorni alla deriva vicino alle acque di Lampedusa e Linosa. Secondo quanto appreso in mattinata, la nave facente parte della “flotta fantasma di Mosca” si starebbe ora allontanando qualche miglio dalle Pelagie in direzione est, trasportata verso Malta dalle correnti.
Diffusa anche una nota al termine del vertice presieduto dalla premier Giorgia Meloni: "Premesso che l'imbarcazione si trova attualmente all'interno della zona SAR maltese, e che le autorità di Malta hanno stabilito una distanza di sicurezza minima di 5 miglia nautiche, il Governo italiano ha assicurato al Governo de La Valletta la condivisione del monitoraggio avviato fin dal primo momento". Confermata anche la disponibilità a svolgere attività di supporto, in attesa delle determinazioni delle autorità maltesi con le quali rimane in costante contatto.
Alla riunione, come si legge nel comunicato, hanno partecipato anche il ministro degli Affari esteri e della cooperazione internazionale Antonio Tajani, il ministro della Difesa Guido Crosetto, il ministro dell'Ambiente e della sicurezza energetica Gilberto Pichetto Fratin e il ministro per la Protezione civile e le politiche del mare Nello Musumeci, oltre al sottosegretario alla Presidenza del Consiglio Alfredo Mantovano e al capo del Dipartimento della Protezione civile Fabio Ciciliano.
Ad ogni modo, nonostante una serie di operazioni di soccorso soprattutto per evitare un disastro ambientale, non sembrerebbe per ora esserci alcun rischio di inquinamento. Un rimorchiatore e, se dovesse servire, un mezzo antinquinamento della Marina militare italiana resteranno comunque vicini al relitto alla deriva pronti a intervenire in caso d'emergenza.
La Arctic Metagaz, lunga 277 metri, era stata gravemente danneggiata da una serie di esplosioni avvenute tra il 3 e il 4 marzo 2026 nelle acque tra Libia e Malta. Una volta evacuati i 30 membri dell’equipaggio, la metaniera e il suo carico erano state abbandonate in balia delle onde. L’imbarcazione, che disporrebbe di circa 3mila unità di petrolio, era soggetta a sanzioni occidentali e sospettata di far parte della flotta ombra russa di petroliere che cercano di aggirare le sanzioni imposte a Mosca per la guerra in Ucraina. Secondo quanto riferito dall’Autorità marittima libica, inoltre, la Metagaz era salpata dalla città nord-occidentale russa di Murmansk sul Mare di Barents ed era diretta a Port Said in Egitto, nel Mediterraneo. Il colosso d’acciaio era stato attaccato da alcuni droni, probabilmente provenienti da un’operazione condotta da unità ucraine o da un attacco partito dalle coste libiche.
Nel frattempo Mosca ha immediatamente denunciato l'attacco alla sua petroliera come un “atto di terrorismo” e incolpato Kiev. Allo stesso tempo si è scoperto che la Arctic Metagaz era una nave inclusa nella black list della flotta fantasma, cioè sotto sanzioni da parte degli Stati Uniti e della Gran Bretagna. A rimanere alta ora, ad ogni modo, è l’attenzione soprattutto alla fuoriuscita di eventuali idrocarburi.