Una messa domenica, ovviamente in latino, una cena su inviti, martedì, e un seminario di tre giorni, da lunedì a mercoledì, rigorosamente a porte chiuse, dedicate all’Anticristo. Peter Thiel sbarca a Roma e il suo soggiorno è circondato da riservatezza carbonara e imbarazzo su entrambe le sponde del Tevere. Genio dell’informatica e del business, 58 anni, nato in Germania, un pezzo d’infanzia in Sudafrica, cittadinanza statunitense e neozelandese, Thiel è uno dei volti eminenti della Silicon Valley, nonché uno degli uomini più ricchi del mondo. Ma a differenza dagli altri tech bros è saldamente ancorato a destra dai primordi.
Business e filosofia
Ha accumulato la sua prima fortuna fondando PayPal, ha investito in Facebook, OpenAI e SpaceX di Elon Musk, del quale è stato amico, da ultimo ha creato il gigante dei big data Palantir Technologies. Vicino al vicepresidente J.D.Vance, ha accompagnato la sua attività imprenditoriale con la speculazione filosofica. Un po’ profeta millenaristico…
Una messa domenica, ovviamente in latino, una cena su inviti, martedì, e un seminario di tre giorni, da lunedì a mercoledì, rigorosamente a porte chiuse, dedicate all’Anticristo. Peter Thiel sbarca a Roma e il suo soggiorno è circondato da riservatezza carbonara e imbarazzo su entrambe le sponde del Tevere. Genio dell’informatica e del business, 58 anni, nato in Germania, un pezzo d’infanzia in Sudafrica, cittadinanza statunitense e neozelandese, Thiel è uno dei volti eminenti della Silicon Valley, nonché uno degli uomini più ricchi del mondo. Ma a differenza dagli altri tech bros è saldamente ancorato a destra dai primordi.
Business e filosofia
Ha accumulato la sua prima fortuna fondando PayPal, ha investito in Facebook, OpenAI e SpaceX di Elon Musk, del quale è stato amico, da ultimo ha creato il gigante dei big data Palantir Technologies. Vicino al vicepresidente J.D.Vance, ha accompagnato la sua attività imprenditoriale con la speculazione filosofica. Un po’ profeta millenaristico un po’ apprendista stregone, ha iniziato a tenere negli Usa workshop sull’Anticristo che ora porta a Roma.
Chi frena la tecnologia
La sua idea, da quanto filtrato Oltreatlantico, è che l’Anticristo, oggi, è chi sfrutta la paura dell’apocalisse per imporre una governance globale, chi drammatizza i «rischi esistenziali» rappresentati dal nucleare, dalle armi biologiche o dall’intelligenza artificiale per rallentare il progresso tecnologico di cui l’umanità ha bisogno per sopravvivere.
Messa in latino
L’antipasto, domenica sera, è una messa a San Giovanni Battista dei Fiorentini, chiesa tradizionalista frequentata dal presidente della Camera Lorenzo Fontana. Messa «celebrata secondo quel rito che, negli ultimi decenni, è stato osteggiato e vilipeso, anche nelle più alte sfere», ossia in latino, scrive, con chiaro riferimento polemico a papa Francesco, una delle due associazioni che organizza la trasferta romana di Thiel (l’altro è il Cluny Institute), la semisconosciuta fondazione Gioberti di Brescia, presieduta da un giovane storico che ha bazzicato negli anni sia la Lega sia il generale Vannacci.
Circospezione meloniana
Nonostante la fascinazione della destra di governo per Trump, l’arrivo di Thiel a Roma sta però suscitando circospezione. «È una notizia interessante ma proporre la tecnodestra americana come modello per il conservatorismo italiano e il cattolicesimo è tutt’altra cosa», ha scritto su X Francesco Giubilei, intellettuale di area meloniana. Tra gli inviti, riservatissimi, ci sarebbero accademici, qualche politico vicino alla Lega, ma non sono previsti incontri con Meloni o il suo entourage. Il principale timore è entrare in rotta di collisione con Leone XIV.
Contro il “woke Pope”
Che Peter Thiel ha bollato come «woke Pope», il Papa politically correct. La scelta di Roma come proscenio contiene una evidente provocazione nei confronti del primo Pontefice nato negli Usa. Non a caso l’Angelicum, la pontificia università dei domenicani dove Prevost ha studiato, contattata per ospitare l’evento ha dovuto smentire pubblicamente il proprio coinvolgimento. Lo stesso hanno fatto la sede romana della Catholic University of America e il North American College. Si è vociferato che fosse intervenuto il Vaticano, la realtà è che non ce n’è stato bisogno. Perché pur con modi garbati, Leone ha però mostrato in questi mesi una netta distanza dalla Casa Bianca e un chiaro fastidio per la ricchezza spropositata di Elon Musk. E, soprattutto, ha deciso di dedicare la sua prima enciclica, che dovrebbe uscire dopo Pasqua, ai rischi che l’intelligenza artificiale fa correre all’umanità, dalla perdita di posti di lavoro alla disumanizzazione delle relazioni. Il testo — titolo di lavoro, Magnifica Humanitas — riprende gli appelli più volti fatti in questi mesi da Leone alla necessità di regolamentare la rivoluzione tecnologica. Questa sì, per Peter Thiel, un’apocalisse