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Più giovani e più donne i medici preparano il cambio della guardia

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Nei prossimi cinque anni 82mila laureati entreranno al posto di 52mila che vanno in pensione. Merito anche dell’aumento dei posti all’università
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Arrivano i giovani, principalmente donne, e i colleghi più anziani si fanno da parte. Nella sanità italiana è iniziato un avvicendamento generazionale di portata storica, destinato a ribaltare tutto nel giro di qualche anno. Non si dirà più che mancano i medici, ma che ce ne sono troppi. Dopo gli allarmi per l’invecchiamento di una categoria professionale che negli anni scorsi si è retta grazie a persone nate a cavallo tra i Cinquanta e i Sessanta, cambia tutto e succede principalmente per due fattori.

Superata la gobba pensionistica

Intanto, proprio quest’anno è stata superata la cosiddetta “gobba pensionistica”. Il numero delle uscite dei medici andrà quindi a calare, dalle 14 mila del 2025 fino alle 8 mila del 2030. I dati della Federazione degli Ordini dei medici (Fnomceo), del resto sono eloquenti: gli iscritti più numerosi (60 mila) sono i camici bianchi che hanno tra i 70 e i 74 anni, quindi in gran parte sono già andati in pensione. A seguire ci sono quelli tra 65 e 69, (52 m…

Arrivano i giovani, principalmente donne, e i colleghi più anziani si fanno da parte. Nella sanità italiana è iniziato un avvicendamento generazionale di portata storica, destinato a ribaltare tutto nel giro di qualche anno. Non si dirà più che mancano i medici, ma che ce ne sono troppi. Dopo gli allarmi per l’invecchiamento di una categoria professionale che negli anni scorsi si è retta grazie a persone nate a cavallo tra i Cinquanta e i Sessanta, cambia tutto e succede principalmente per due fattori.

Superata la gobba pensionistica

Intanto, proprio quest’anno è stata superata la cosiddetta “gobba pensionistica”. Il numero delle uscite dei medici andrà quindi a calare, dalle 14 mila del 2025 fino alle 8 mila del 2030. I dati della Federazione degli Ordini dei medici (Fnomceo), del resto sono eloquenti: gli iscritti più numerosi (60 mila) sono i camici bianchi che hanno tra i 70 e i 74 anni, quindi in gran parte sono già andati in pensione. A seguire ci sono quelli tra 65 e 69, (52 mila) che lasceranno quasi tutti da qui a 5 anni.

L’aumento dei posti a Medicina

Proprio prendendo come orizzonte un quinquennio, si può analizzare il secondo fenomeno che sta spingendo il cambiamento. E cioè l’aumento dei posti alla facoltà di Medicina, che resta comunque a numero chiuso. Un tempo, fino al 2010, c’era spazio per 7-10 mila nuovi iscritti ogni anno. Nell’ultimo periodo i posti sono più che raddoppiati. Tenendo conto che per arrivare alla laurea ci vogliono, quando tutto va bene, sei anni, in totale da adesso al 2030 concluderanno gli studi in ben 81 mila. Nello stesso periodo, andranno in pensione in 51 mila (numero al quale ci sarebbero da aggiungere coloro che lasciano il sistema sanitario per altri motivi). Il saldo fa 30 mila medici in più e ribalta il paradigma visto fino ad ora.

Specializzazioni e tirocini

Certo, bisogna considerare che chi si laurea poi deve studiare ancora, quattro o cinque anni per diventare ospedaliero e tre per fare il medico di famiglia. Ma si possono svolgere alcuni lavori anche con il solo titolo universitario, e la legge ormai prevede che gli specializzandi possano in servizio negli ospedali già prima di concludere il loro percorso di studi. Regole simili riguardano chi fa il tirocinio per diventare medico di famiglia.

Due donne ogni tre iscritti all’università

Dai dati della Federazione degli Ordini si vede in modo chiaro come si siano ribaltate da tempo le proporzioni tra i sessi. Tra gli over 75 le donne sono un numero esiguo, appena il 18%, nelle generazioni più giovani raggiungono e superano invece il 60%. “Dai nostri calcoli le iscritte a Medicina in questo anno accademico arriverebbero addirittura al 66%, cioè il doppio dei maschi — spiega Massimo Minerva, di Als, associazione liberi specializzandi — Ma non è questo il tema centrale, bensì che tra cinque anni la carenza di medici sarà risolta, anche se per certe categorie di professionisti ci vorrà più tempo”.

"Sempre meno maestri”

L’abbassamento dell’età media dei professionisti è un processo ineluttabile, che secondo il presidente di Fnomceo Filippo Anelli, in questo caso ha alcune criticità: “Un tempo chi entrava nella professione era accompagnato da colleghi più esperti e anziani che in qualche modo lo formavano e lo facevano crescere. Con un ricambio di questo genere si rischia di perdere questa dinamica”. Inoltre, aggiunge, “i carichi di lavoro di ospedali e attività sul territorio sono sempre più alti, anche perché aumenta il bisogno delle persone. Quindi i giovani potrebbero trovarsi in difficoltà, con l’impatto di tanti pazienti da seguire da subito. Per affrontare questi problemi andrebbe aumentato l’uso dell’Intelligenza artificiale, in particolare per tenere sotto controllo la letteratura per fare le diagnosi”.

"Arriva la pletora medica”

Legge la situazione con sguardo sindacale Pierino Di Silverio, segretario della principale sigla degli ospedalieri, Anaao. Ed è critico: “Con l’aumento dei posti all’Università si rischia una pletora medica, che però non ridurrà le carenze in certe discipline che sono in crisi. C’è un effetto paradosso: avremo tanti medici ma non tanti posti nelle scuole di specializzazione. Quindi in tanti non troveranno lavoro e andranno a fare attività a cottimo dove non è richiesta la specializzazione, ad esempio nel settore privato. Il ricambio generazionale in sé non è un male, ma per renderlo efficace bisogna rendere più appetibili le professioni meno ambite, con incentivi anche economici. E magari pensare a un rapporto di lavoro più flessibile per i medici”.

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