Malta chiama Italia per scongiurare il disastro ecologico sul Mediterraneo. Il primo ministro Robert Abela ha contattato Giorgia Meloni per cercare una “soluzione permanente” alla minaccia derivante dalla presenza nelle acque internazionali - di competenza maltese ma a poche miglia da Lampedusa – della nave russa Arctic Metagaz. Anche perché – e questo è il timore a La Valletta – la metaniera potrebbe continuare il suo percorso verso il largo libico dove sono presenti le piattaforme petrolifere dell’Eni e un eventuale impatto lì rappresenterebbe un ulteriore pericolo di dimensioni superiori.
La nave, che porta con sé 700 tonnellate di gas naturale liquefatto, è stata bombardata, si presume, da droni ucraini e al momento non ha nessuno a bordo. E’ quindi completamente fuori controllo, una mina vagante nel canale di Sicilia e, se esplodesse o avesse perdite, inquinerebbe una vasta area marina. Per questo il primo ministro maltese Robert Abela si è rivolto alla presidente del consiglio …
Malta chiama Italia per scongiurare il disastro ecologico sul Mediterraneo. Il primo ministro Robert Abela ha contattato Giorgia Meloni per cercare una “soluzione permanente” alla minaccia derivante dalla presenza nelle acque internazionali - di competenza maltese ma a poche miglia da Lampedusa – della nave russa Arctic Metagaz. Anche perché – e questo è il timore a La Valletta – la metaniera potrebbe continuare il suo percorso verso il largo libico dove sono presenti le piattaforme petrolifere dell’Eni e un eventuale impatto lì rappresenterebbe un ulteriore pericolo di dimensioni superiori.
La nave, che porta con sé 700 tonnellate di gas naturale liquefatto, è stata bombardata, si presume, da droni ucraini e al momento non ha nessuno a bordo. E’ quindi completamente fuori controllo, una mina vagante nel canale di Sicilia e, se esplodesse o avesse perdite, inquinerebbe una vasta area marina. Per questo il primo ministro maltese Robert Abela si è rivolto alla presidente del consiglio italiana. “Abbiamo un piano di intervento riservato che forse non sarà necessario attivare. Ma io vado oltre e cerco una soluzione permanente. Poi dipende da dove la corrente trascina il mezzo. Queste mie valutazioni le ho condivise con Meloni”, ha detto Abela parlando con i giornalisti.
Il sottosegretario alla presidenza del Consiglio Alfredo Mantovano ha assicurato comunque che “l’Italia ha messo a disposizione delle autorità maltesi i propri tecnici, imbarcazioni di vario tipo, anche quelle per il contenimento del danno ambientali. E se le autorità maltesi o europee ce lo chiedessero, siamo pronti a intervenire nel giro di pochissimo”. La Arctic si trova ora a 54 miglia nautiche da Malta, una decina dalle acque territoriali dell’arcipelago, ma nell’area Sar di sua competenza.
Le previsioni tuttavia fanno pensare che le correnti nei prossimi due giorni possano portarla verso la Libia. Le autorità maltesi hanno imposto ai pescatori un divieto di avvicinamento alla nave di sette chilometri. “La nave può esplodere da un momento all’altro”, è preoccupato Mantovano. Malta sta cercando sostegno internazionale. Lo chiede il ministro degli esteri Ian Borg nella riunione di oggi con i colleghi del Consiglio Ue. E lo chiede a Med9, il gruppo degli stati membri affacciati sul Mediterraneo, che oltre a Malta comprende Italia, Francia, Spagna, Grecia, Croazia, Cipro, Slovenia e Portogallo. Abela ha affermato di aver contattato il Presidente del Consiglio europeo, Antonio Costa, e la Presidente della Commissione europea, Ursula von der Leyen mentre i paesi del Med9 starebbero lavorando «collettivamente» per trovare una soluzione, ha aggiunto. C’è riserbo sui contenuti del piano, ma tre rimorchiatori maltesi sarebbero già vicini alla nave russa, pronti a intervenire. E si ipotizza che la nave possa essere affondata oppure svuotata, se tecnicamente possibile, del suo contenuto infiammabile.
Ma se la petroliera proseguirà il suo cammino verso la Libia, tutte le operazioni di salvataggio potrebbero complicarsi ulteriormente in quanto non più sotto la competenza burocratica europea. Sia in Sicilia che a Malta c’è molta paura che lo sversamento in mare possa creare un ecocidio. “L’incendio della Arctic Metagaz al largo delle nostre coste è l'ennesimo schiaffo alla Sicilia – attacca Fabio Giambrone, portavoce regionale di Europa Verde – è inaccettabile che inaffidabili navi della flotta russa possano transitare indisturbate . Non possiamo permettere che i pescatori siciliani paghino il prezzo dei profitti di guerra e della negligenza nei controlli internazionali”. Arnold Cassola, leader del partito maltese, Momentum, teme anche “i risvolti relativi alla sicurezza. Già a maggio un drone di provenienza sconosciuta ha colpito una nave della Freedom Flotilla Coalition propri a ridosso delle acque territoriali maltesi. Adesso, l'attacco sulla Arctic Metagaz mette ancora più a nudo i sistemi di sicurezza nel mare vicino a noi. Ma poi c'è anche il risvolto ecologico e di sicurezza alimentare. Malta, in quanto piccola e piuttosto arida, dipende per il 70% sull'importazione dall'estero di prodotti agricoli, in primis la Sicilia. Un mare bersagliato da droni metterebbe a repentaglio tutto questo”.
Abela, dal canto suo, ha specificato cosa intende per “soluzione permanente”: «Da settimane, ogni giorno, tutti i governi interessati stanno seguendo l’evoluzione della vicenda, si stanno esplorando soluzioni tecniche ma nello stesso tempo il bastimento con tonnellate di gas è ancora lì. Non possiamo continuare a osservare il tanker galleggiare per giorni, non possiamo continuare ad aspettare di capire dove le correnti portino il natante. A livello europeo ci dev’essere una soluzione permanente per casi come questo”.