C’è una nuova verità su uno degli attentati più gravi della storia recente italiana: fu un commando ad attaccare la Sinagoga del 9 ottobre 1982, dentro un piano più ampio, europeo, di caccia agli ebrei. È una verità che arriva oggi, con la chiusura delle indagini della Procura di Roma, ma che riapre una ferita mai davvero rimarginata. E che riporta al centro il nome di Stefano Gaj Taché, il bambino di due anni ucciso in quell’attacco. Più volte il presidente della Repubblica Sergio Mattarella lo ha ricordato come simbolo di una stagione troppo spesso dimenticata.
La ricostruzione dell’inchiesta
Il fascicolo è stato riaperto negli ultimi anni sulla base di nuovi elementi investigativi e di una ricostruzione che nel tempo è stata alimentata anche dal lavoro giornalistico – tra cui le inchieste di Repubblica – e che oggi trova una formalizzazione giudiziaria. «Al termine di complesse attività», spiega il procuratore di Roma Francesco Lo Voi, i magistrati hanno individuato cinque persone …
C’è una nuova verità su uno degli attentati più gravi della storia recente italiana: fu un commando ad attaccare la Sinagoga del 9 ottobre 1982, dentro un piano più ampio, europeo, di caccia agli ebrei. È una verità che arriva oggi, con la chiusura delle indagini della Procura di Roma, ma che riapre una ferita mai davvero rimarginata. E che riporta al centro il nome di Stefano Gaj Taché, il bambino di due anni ucciso in quell’attacco. Più volte il presidente della Repubblica Sergio Mattarella lo ha ricordato come simbolo di una stagione troppo spesso dimenticata.
La ricostruzione dell’inchiesta
Il fascicolo è stato riaperto negli ultimi anni sulla base di nuovi elementi investigativi e di una ricostruzione che nel tempo è stata alimentata anche dal lavoro giornalistico – tra cui le inchieste di Repubblica – e che oggi trova una formalizzazione giudiziaria. «Al termine di complesse attività», spiega il procuratore di Roma Francesco Lo Voi, i magistrati hanno individuato cinque persone per le quali si ipotizza «la corresponsabilità nell’attentato con finalità terroristiche» che causò «la morte di Stefano Gaj Taché di appena due anni e il ferimento di 40 fedeli di religione ebraica».
Quel giorno un commando «composto da terroristi appartenenti all’organizzazione capeggiata da Abu Nidal» lanciò «bombe a mano, contemporaneamente esplodendo raffiche con pistole mitragliatrici» contro i fedeli in uscita dal Tempio Maggiore, prima di fuggire nelle vie attorno a via Catalana.
Il legame con Parigi
Il punto centrale della nuova indagine è il legame con Parigi. Le attività investigative sono state riattivate «sulla base di nuove notizie, potenzialmente idonee alla identificazione dei responsabili, emerse nelle indagini condotte a Parigi sull’attentato, riconducibile alla stessa organizzazione». E soprattutto: la Procura parla esplicitamente di «convergenze effettivamente emerse tra l’attentato perpetrato a Roma e quello del 9 agosto 1982 presso il ristorante “Jo Goldenberg”» nel quartiere ebraico della capitale francese. Un passaggio che segna una svolta: non episodi isolati, ma azioni inserite in una stessa strategia terroristica contro obiettivi ebraici in Europa.
I ruoli nel commando
L’avviso di chiusura delle indagini riguarda cinque persone: Abou Zayed Walid Abdulrahman, 68 anni, detenuto in Francia e già a giudizio per la strage del ristorante parigino di Rue des Rosiers; Aed Adra Mahmoud Khader, 71 anni, cittadino palestinese residente in Cisgiordania; Al Abassi Souheir Mohammad Hassan Khalil, 74 anni, di origine palestinese residente in Giordania; Hamada Nizar Tawfiq Mussa, 65 anni, anche lui di origine palestinese residente in Giordania; Abu Arkoub Omar Mahdi Abdel Rahman, 66 anni, palestinese residente in Giordania.
Secondo la Procura avrebbero avuto ruoli diversi – «decisione e supervisione, organizzazione e logistica, contributo operativo» – all’interno del commando. Gli inquirenti ipotizzano inoltre che abbiano agito insieme ad altri due soggetti oggi deceduti: Al Hamieda Rashid Mahmoud, alias Fouad Hijazy, e Maher Said, alias Al Awad Yousif, noto anche come Arabe el Arabi Tawfik Gamal.
Le indagini
L’indagine, condotta dalla Digos e dalla Direzione centrale della polizia di prevenzione, si è sviluppata in cooperazione con l’autorità giudiziaria francese, anche attraverso una squadra investigativa comune istituita nel 2023. Tra gli atti acquisiti anche una memoria depositata nel 2022 dalla Comunità ebraica di Roma.
Già negli anni Ottanta un processo aveva portato alla condanna all’ergastolo di Osama Abdel al Zomar, mai arrestato. Ma è solo oggi che la Procura prova a ricostruire un quadro più ampio, inserendo l’attentato del Tempio Maggiore dentro una stagione di violenza internazionale.
Una stagione che, come emerge dagli atti, colpiva «obiettivi ebraici e non solo» in Europa e in Medio Oriente tra la fine degli anni Settanta e gli anni Ottanta. E che oggi, a distanza di oltre quarant’anni, restituisce un disegno più chiaro: non un attentato isolato, ma un tassello di una strategia.