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Non solo Raffaella Carrà. Da Modugno a Ranieri: eredità nascoste e figli segreti

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Dalle truffe contro Lollobrigida alla sorella di Sordi, dal caso Guttuso alla lite tra i fratelli Delon. Storie, amori e lotte dietro le luci della ribalta
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Da dove cominciare? Da quale angolatura segreta di vite altrimenti consegnate in tutto e per tutto alle luci della ribalta, del successo e della fama? Da Claudio Villa, Domenico Modugno, Gina Lollobrigida, Lucio Dalla, Luciano Pavarotti, Alberto Sordi, ma anche Alain Delon, o per tornare in Italia, Toto Cutugno, Stefano D’Orazio dei Pooh, Massimo Ranieri, Pippo Baudo? (O dal figlio adottivo di Raffaella Carrà, noto sicuramente al suo inner circle, ma del tutto ignoto al grande pubblico). Nomi così famosi da essere quasi leggende, ma le cui contese su eredità, paternità e testamenti hanno fatto la fortuna di avvocati, tribunali, i rotocalchi ieri e i social oggi, tra cause ante e post mortem, esami del Dna e magari ricongiungimenti in diretta Tv, con la vita che diventa spettacolo e viceversa.

Gian Luca Pelloni Bulzoni, erede di Raffaella Carrà 

Come fu ad esempio per Massimo Ranieri che dopo…

Da dove cominciare? Da quale angolatura segreta di vite altrimenti consegnate in tutto e per tutto alle luci della ribalta, del successo e della fama? Da Claudio Villa, Domenico Modugno, Gina Lollobrigida, Lucio Dalla, Luciano Pavarotti, Alberto Sordi, ma anche Alain Delon, o per tornare in Italia, Toto Cutugno, Stefano D’Orazio dei Pooh, Massimo Ranieri, Pippo Baudo? (O dal figlio adottivo di Raffaella Carrà, noto sicuramente al suo inner circle, ma del tutto ignoto al grande pubblico). Nomi così famosi da essere quasi leggende, ma le cui contese su eredità, paternità e testamenti hanno fatto la fortuna di avvocati, tribunali, i rotocalchi ieri e i social oggi, tra cause ante e post mortem, esami del Dna e magari ricongiungimenti in diretta Tv, con la vita che diventa spettacolo e viceversa.

Gian Luca Pelloni Bulzoni, erede di Raffaella Carrà 

Come fu ad esempio per Massimo Ranieri che dopo aver riconosciuto legalmente sua figlia Cristiana Calone quando lei aveva già 15 anni, la presentò in pubblico soltanto molti anni dopo, durante la trasmissione Tutte Donne Tranne Me . “Non volevo soldi – raccontò Cristiana – ma un padre”. Chissà.

Perché se non sono eredità contese, sono figli non riconosciuti che reclamano il cognome famoso da cui provengono. Se non sono parenti truffatori, o amanti furbi capaci di farsi intestare beni e ricchezze da star sulla via del tramonto, possono essere fratelli, sorelle, cugini che saltano fuori dall’ombra subito dopo i funerali. Storie tristissime – vedi Gina Lollobrigida o Alberto Sordi – storie di paternità negate, le più diffuse – vedi Manuela Villa, Fabio Camilli figlio di Domenico Modugno, Niko Cutugno che scoprì per caso a otto anni di essere figlio di Toto, troppo “tradizionale” per ammettere di aver avuto una relazione extraconiugale.

Oppure “adozioni segrete”, come nel caso Carrà, fatte per poter lasciare - in mancanza di eredi diretti - la propria eredità a “figli spirituali”, fedeli collaboratori e collaboratrici, con storie che vengono fuori alla lettura del testamento, creando shock, sorpresa, rabbia, pettegolezzi, finendo spesso impugnate da parenti anche lontanissimi che fanno valere la consanguineità.

È il caso – notissimo seppure in un altro ambito – del figlio adottivo di Renato Guttuso, Fabio Carapezza, adottato quasi in punto di morte e diventato dunque erede dell’enorme patrimonio del pittore. Contro quel testamento si schierarono i nipoti della moglie di Guttuso, Mimise. E anche Marta Marzotto, grande amore di Renato Guttuso, ma esclusa poi non soltanto dai suoi ultimi giorni di vita, ma anche dall’eredità. (Del resto nemmeno oggi gli amori di fatto, in mancanza di un testamento chiaro, vengono tutelati, come nel caso di Marco Alemanno, collaboratore e compagno di Lucio Dalla fino alla sua morte. I beni di Dalla però, che non aveva lasciato volontà scritte, sono andati soltanto ai suoi cugini).

E se Andrea Piazzolla, giovane “accompagnatore” di una Gina Lollobrigida assai fragile e non più lucida è stato condannato per truffa e circonvenzione di incapace dopo essere stato nominato dall’attrice suo erede per metà del patrimonio, ancor più malinconico è l’epilogo del clan Sordi. I domestici storici dell’attore erano stati accusati di aver raggirato Aurelia, l’anziana e inferma sorella di Alberto, unica erede di un patrimonio stimato intorno ai 50 milioni di euro, per impadronirsi del tesoro dell’attore. Una lunga e dolorosa causa che alla fine ha assolto governanti e camerieri, anche se parte dell’eredità, destinata alla Fondazione Alberto Sordi, è andata perduta.

Poi ci sono le paternità negate, come si diceva. E qui sì la lista potrebbe essere infinita. Anche se oggi con l’esame del Dna le prove sono inconfutabili. Manuela Villa riuscì ad aggiungere al suo cognome quello del “reuccio” soltanto vent’anni dopo la morte di Claudio Villa che aveva sempre rifiutato di riconoscerla. Soltanto la Cassazione nel 2004 dopo una causa decennale, ufficializzò quella paternità. Fabio Camilli, attore, ha raccontato in un bel libro “Fratellastri” come nel 1987 scoprì, per caso, di essere il figlio di Domenico Modugno, quel figlio segreto che il cantante aveva sempre tenuto nascosto. Dopo 18 anni di battaglie legali e la prova del Dna, Fabio Camilli è stato riconosciuto erede di “Mister Volare”.

Perché paternità in questi casi vuol dire anche eredità, anche se molti figli “ritrovati” affermano di aver intrapreso quelle battaglie legali per colmare i tanti i “buchi” di vite piene di non detti, dove magari erano loro gli unici a non sapere, più che per attingere ai patrimoni dei celeberrimi padri. E continuando nella lista dei ricongiungimenti tardivi: Alessandro Baudo, figlio di Pippo nato nel 1962 è stato riconosciuto soltanto nel 1997, dopo un iter legale, ma tra padre e figlio si creò un ottimo rapporto.

Molto diversa la vicenda di Stefano D’Orazio, storico batterista dei Pooh, morto nel 2020. Nel 2025, Francesca Michelon, figlia segreta di D’Orazio, dopo una causa lunga dieci anni contro la moglie del cantante e percussionista, conclusa con l’esame del Dna, è stata nominata sua erede universale.

Durissima, per andare oltreconfine, la battaglia per l’eredità tra i tre figli di Alain Delon, Anthony, Anouchka e Alain-Fabien. Com’è noto Delon avrebbe lasciato tutti i suoi (ingenti) beni alla figlia prediletta Anouchka, che gli sarebbe stata vicina fino alla morte. Ma Alain Fabien, il più giovane dei Delon, ha impugnato il testamento affermando che suo padre, nell’ultima fase, fosse incapace di intendere e di volere.

Più serena, per tornare in Italia, la conclusione della disputa sull’eredità di Luciano Pavarotti, che fu divisa, dopo non poche divergenze, tra le quattro figlie del tenore e la seconda moglie, Nicoletta Mantovani.

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